La decisione

Serie: Una promessa è una promessa


La stanza di Kathrin si inonda di luce quando tira le tende. È una bellissima giornata di sole e il vento scuote con forza le fronde degli alberi, mentre gli uccelli rimangono ad ali spiegate sospesi nel cielo, facendosi trasportare dalle correnti d’aria. Tutto questo Kathrin lo osserva con sguardo spento. Non ha più a disposizione gli anni. Non può più pensare a un domani con sicurezza. Era questo ciò che aveva provato Christian, suo fratello? Si era reso conto di tutto quel che stava per perdere? Kathrin ha vaghi ricordi di lui, steso sul suo letto, ammalato. Era troppo piccola per capire bene cosa stesse succedendo e di quel periodo ha solamente tanti ricordi di lei e suo padre. Stavano sempre insieme, mentre la madre passava quasi tutte le giornate ad entrare e uscire dalla stanza di Christian, coprendosi bocca e naso con un fazzoletto. Dopo tutto questo tempo, è la prima volta che risente la sua mancanza. Dopo la morte di Christian, ogni attenzione è stata rivolta a lei, si è ritrovata a ricevere l’affetto che una volta era per suo fratello. Non ricorda un momento particolarmente triste della sua infanzia dopo quell’evento. Solo qualche mese fa ha riassaggiato il gusto amaro della tristezza, quando suo padre è partito per la guerra. Una tristezza che però viene addolcita dalle lettere che le arrivano puntualmente all’inizio del mese. Kathrin sgrana gli occhi dopo aver fatto il conto dei giorni. Si sta avvicinando la fine di gennaio e della lettera di suo padre non c’è nemmeno l’ombra. Sta per andare da Ben, quando si ferma a riflettere. Non ha più scritto a suo padre del trasferimento. Il signor Wilson è convinto che lei viva ancora a New York. Ciò significa che la lettera potrebbe avercela sua madre, ma allora perché non l’ha allegata all’ultima che ha spedito? Come ha fatto con quella di Philip. Forse proprio per la scelta di non volerla vedere e né sentire più, ha deciso di non inviargliela. Ma almeno ha informato suo padre? Non importa se non riceve risposta, Kathrin si mette subito a scrivere una nuova lettera alla madre. La sostituirà con quella che ha già scritto. Non scrive niente su sé stessa, né perde tempo in suppliche perché lei e Philip cambino idea. Chiede solo se la lettera di suo padre è arrivata e che le venga inviata. La imbusta e sigilla. Va ad aprire l’armadio per cambiarsi e poi si sistema davanti allo specchio, pronta per scendere a fare colazione. Puntuale, Ben bussa alla porta.

«Buongiorno, Ben», saluta, uscendo.

«Buongiorno a lei, signorina. Dormito bene?».

«Sì», risponde asciutta, abbassando lo sguardo sulla lettera tenuta in mano. No, non ha affatto dormito, ma è impossibile che Ben lo noti guardandola in viso. Si è truccata abbastanza bene da riuscire a coprire le ombre sotto gli occhi. Quanto agli sbadigli, dovrà fare attenzione.

«Potresti farmi un favore, oggi?».

«Certo. Cosa devo fare?».

«Ecco». Gli porge la lettera. «Potresti spedirla entro questa sera?». Scendono le scale velocemente.

«Sì. A chi la devo inviare?».

«A mia madre».

«Va bene. Andrò in città subito dopo colazione».

«Grazie, Ben». Si sorridono e poi lui le fa cenno di precederlo nell’entrare nella sala da pranzo. Fanno un’abbondante colazione e come promesso, una volta finito, Ben si prepara per uscire. Prima di partire, Kathrin gli rivolge un’ultima domanda:

«Ben, non è arrivata nessuna lettera da parte di mio padre, vero? Potresti controllare in città, nel caso sia arrivata questa mattina?».

«Con piacere, signorina. A più tardi».

«Grazie ancora», aggiunge, restando seduta al tavolo mentre Ben se ne va. Altri ospiti scendono per mangiare, salutando quelli già presenti con dei sorrisi o cenni del capo. Però non tutti i tavoli verranno occupati, nonostante le stanze lo siano. Ci sono almeno quattro ospiti che Kathrin non ha mai visto. Sospira al pensiero che anche lei sarà costretta a rimanere in camera tutto il giorno. Quanto dovrà soffrire prima di riposare in pace? Allunga una mano sopra le posate, distratta dai suoi pensieri. Quando si punge con la forchetta, le osserva con una strana curiosità. Il dito indice lo fa correre lievemente sopra la lama liscia del coltello, come se lo stesse accarezzando.

«Mi scusi, signorina, posso sparecchiare il suo tavolo?». Il cameriere rimane in attesa di una risposta, ma Kathrin non l’ha sentito. Si schiarisce la gola, ottenendo finalmente la sua attenzione.

«Sì?», chiede svelta, nascondendo la mano sotto il tavolo.

«Dovrei sparecchiare il suo tavolo. Se vuole può tornare tra un quarto d’ora», le risponde mantenendo un tono gentile.

«Oh, mi scusi… non l’avevo proprio sentita», farfuglia, abbozzando un sorriso. Si alza da tavola rischiando di far cadere all’indietro la sedia. Ride agitata e subito fila fuori dalla sala, passandosi una mano sopra la fronte. Ha il cuore che le va a mille, il respiro corto. Vicino alle scale analizza con attenzione quei pensieri che l’hanno sfiorata a tavola. All’inizio li ha trovati spaventosi, ma ripensandoci, non crede che siano qualcosa da cui scappare. Certo, sono orribili, ma rappresentano anche l’unico aiuto. Rievoca la sensazione della lama del coltello che striscia sul suo indice, e rabbrividisce. Dopo aver vagato un po’ per la casa ritorna al suo tavolo, sparecchiato, e rimane lì tutta la mattinata a leggere un libro. È quasi ora di pranzo quando Ben le sfiora la spalla e lei sobbalza.

«Scusi, non volevo spaventarla». L’espressione di Ben è buia.

«Ci sono novità?», chiede, con un nodo in gola.

Ben fa un grosso respiro e poi scuote la testa. 

Kathrin lo fissa dritto negli occhi, spiazzata. «La lettera non è ancora arrivata?». La voce le si rompe, come se fosse sul punto di piangere. Scappa via e salendo le scale rischia di andare addosso a una signora robusta, accompagnata da una ragazza, la sua domestica. È Mrs Dunn insieme a Bertha. Si limita a scusarsi e a passare oltre. Entrambe la guardano, palesemente preoccupate. Dopo aver scorto Ben si affrettano a scendere per chiedere informazioni. Mrs Dunn è un’anziana di 70 anni, rimasta vedova e anche senza figlio. La sua famiglia l’ha persa quando viveva ancora in Inghilterra, durante la Prima Guerra. Entrambi i suoi uomini sono partiti senza fare più ritorno. Con lei era rimasta Bertha, una ragazza tedesca emigrata per trovare lavoro. Lavorava per lei da più di un anno quando la signora perse la sua famiglia. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra, Mrs Dunn decise di lasciare l’Inghilterra, portando con sé Bertha. Partì soprattutto per la ragazza, sapendo di trovare in America una protezione che in Europa non era garantita. La ragazza è di religione ebraica e quando venne a sapere da degli amici che la sua famiglia era stata portata via, la signora Dunn non perse altro tempo. Prelevò tutto il suo denaro e i suoi averi, partendo con la giovane. Girarono per gli Stati Uniti per più di un anno, dopodiché trovarono la casa di cura, un piccolo pezzo di paradiso per i loro occhi. Era il posto perfetto per trascorrere il resto della vecchiaia della signora, che nei confronti della ragazza si comportava come una madre. Dopo la sua scomparsa tutti i suoi beni sarebbero andati a Bertha, per poterle permettere di ricominciare una nuova vita lì.

«Ben! La ragazza sta male?», gli domanda a bassa voce Mrs Dunn. La maggior parte delle signore presenti in casa sono delle pettegole, quindi bisogna fare attenzione parlando di certe cose.

«No, sono solo… brutte notizie».

L’anziana sospira triste. «Per queste, solo il tempo potrà aiutarla a stare meglio».

Dopo un saluto, Ben va in camera, al secondo piano. Mentre si sfila la giacca ripensa alle parole di Mrs. Dunn. In generale sono giuste, ma se c’è una cosa che la ragazza non può più permettersi, questa è proprio il tempo.

Ormai Kathrin è a faccia ingiù da più di due ore. Il cuscino è zuppo, ma non trova la forza di alzarsi: rimane ferma lì, sdraiata sul letto. Si sente del trambusto per i corridoi e le scale, ospiti che passano davanti la sua porta conversando del più e del meno. Vanno a pranzare. Ci pensa per qualche secondo. No, non ha fame. Forse dovrebbe rimanere senza cibo per sempre, così tutta questa agonia troverebbe una fine più veloce. Cosa le è restato? Niente. Ha perso tutto, anche la speranza. Inutile prendersi in giro, la realtà deve essere accettata. C’è un solo motivo se suo padre non le scrive da un mese. Gli ha fatto promettere di scriverle puntualmente all’inizio di ogni mese con un solo scopo: se la lettera arriva, il padre è salvo. Naturalmente, la possibilità che sia accaduto un imprevisto l’ha presa in considerazione per qualche attimo, ma ormai i fatti sono evidenti. È rimasta sola. Lontana da casa. Senza un futuro. Senza speranza. E all’improvviso tutto è chiaro, perché se non ha nulla per cui vivere, perché continuare a farlo? I suoi strani comportamenti hanno finalmente un significato. 

Serie: Una promessa è una promessa


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Amore, Young Adult

Discussioni

  1. Vuoi tenerci ancora sulle spine con i problemi di Kat? Mi è dispiaciuto non aver incontrato John in questo episodio, vedremo come procederà…

    1. È stato molto bello potersi concentrare a volte solo su un determinato personaggio, ma non preoccuparti, John rimarrà al centro di tutto e lo troverai in quasi tutti gli episodi!

  2. Ciao Linda. Un episodio triste che racconta della solitudine di Kat, alla quale sembra essere stata strappata ogni cosa. Confido nella sua forza, perché nonostante il desiderio recondito di anticipare la morte credo sia un personaggio positivo. A volte bisogna partire da zero per capire cosa conta davvero nella vita. Ricordo una frase letta da giovane, forse trovata in un libro di Hesse (Narciso e Boccadoro?), in cui si afferma che l’amore non è che l’incontro di due solitudini. Lo spero per i tuoi due giovani protagonisti.

    1. Ciao Micol! È una bella frase, in alcuni casi molto veritiera, ma qui non mi sbilancerò per non fare spoiler 🙂 Credo sia uno dei vari temi del racconto quello di rendersi conto di cosa conta davvero nella vita, solo ci vuole tempo per svilupparlo. Molto interessante e profondo! Ti ringrazio per essere passata, alla prossima 😀

  3. Ciao Linda, la seconda guerra mondiale purtroppo ha sconvolto davvero tantissime famiglie, distruggendone altrettanto e tu, attraverso questo racconto, esponi sempre col tuo incedere avvolgente i riverberi di quel conflitto grazie al coinvolgimento emotivo dei tuoi protagonisti. Richiami la distanza da persone partite in Europa per combattere e chissà se torneranno, ma anche il trauma di chi ha già perso, e richiami anche l’attenzione sulla fuga degli ebrei dalla Germania nazista. Il profumo di storia si mischia, in questo episodio come in tutta la serie del resto, con i pensieri di Kat, con le sue sofferenze e le speranze infrante in una lettera che non arriva. Insomma, anche se distante, il conflitto allunga la sua mano invisibile e annichilisce le vite di chi attende. Ma forse, la lettera arriverà… siamo alla fine? Io spero che ci sia anche una seconda stagione! Un saluto, alla prossima!

    1. Ciao Tonino! È un periodo storico che mi affascina per i tanti insegnamenti che ci lascia, anche se derivano da eventi che sarebbe meglio non fossero mai successi… È stato interessante rialacciarsi a determinati traumi, problemi e certe preoccupazioni. Per tua felicità (credo ?) la fine è ancora lontana perché alla fine si tratta di un romanzo scomposto in episodi ? però è diviso in 3 grandi parti che quindi possono esser viste come delle stagioni ? … Ad ogni modo manca ancora un po’ alla fine della prima perché ci sono molte cose decisive che devono ancora accadere. Non vedo l’ora di condividerle!
      A presto! ?