LA FINE DEL MONDO SOTTERRANEO 

Serie: REALTÀ NASCOSTE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Arkon viene attaccato da una pianta-demone che per poco non lo prosciuga da ogni linfa vitale, ma grazie a Luvart ne esce vivo anche questa volta

   «Ebbene, dove siamo diretti ora?» Luvart era impaziente di giungere al termine di quel viaggio e di ritornare nel suo mondo, dove alla fine era certo che sarebbe riuscito a farsi consegnare dall’uomo il Cerchio del Guardiano. Così il suo Padrone avrebbe una volta per tutte riconosciuto il suo valore, ricompensandolo generosamente, e allora forse…

   «Non posso più continuare» iniziò però a parlare l’uomo, rimasto seduto con la testa tra le mani. «Sono stufo di stare al gioco di questi miei demoni, di essere prigioniero di questa realtà. Forse è proprio così: loro lo sanno, sanno già che non ho e non avrò mai alcuna possibilità di sopravvivere a me stesso, qui. Ma mi illudono comunque a proseguire con la mia ricerca.»

  Alzò lo sguardo verso il demone. Erano due occhi velati dalla rassegnazione. «Non troverò mai la risposta che cerco nel mio passato. Per fare sparire quei mostri devo ritornare a vivere il presente e accettare quello che sono oggi.»

   «La tua decisione è quindi di tornare indietro?» domandò il demone senza battere ciglio. Sia che avessero proseguito o che fossero tornati indietro, per lui faceva lo stesso. L’importante era andarsene da quel posto.

   «Dobbiamo risalire in superficie» sentenziò allora Arkon alzandosi in piedi.

   Mentre percorrevano il sentiero di ritorno, tra radici aggrovigliate e liane da scansare, nessuno dei due prestò all’inizio attenzione a ciò che stava accadendo attorno a loro. Il bosco, prima rigoglioso e luccicante, si stava lentamente rendendo opaco, inaridendo al loro passaggio. Iniziarono a cadere ad uno ad uno i primi rami secchi. Anche le lucciole azzurre avevano preso a fuggire in nugoli lampeggianti, e quelle che non riuscivano a volare oltre le lunghe dita secche degli alberi si spegnevano una dopo l’altra.

   «Cosa sta accadendo?» domandò sorpreso Arkon, arrestandosi di colpo.

   Luvart, che ora camminava al suo fianco, aveva intuito che quella manifestazione era probabilmente connessa alla magia del suo Signore. Ma decise di non dire nulla all’uomo. Quindi rispose: «Non mi è dato sapere. In ogni modo penso che la cosa più saggia da fare sia procedere più speditamente.»

   Arkon rimase per un attimo a fissarlo. Aveva percepito dal breve lasso di tempo che il demone si era preso prima di rispondergli che stava nascondendo qualcosa. Decise pertanto di proseguire, ma con maggiore cautela.

   Intanto la terra sopra di loro aveva iniziato a sgretolarsi, piovendo addosso ai loro corpi in rivoli sottili. I due, scrollandosi il terriccio, accelerarono il passo. Avevano fretta di uscire il prima possibile da quel luogo che, ormai morente, si stava richiudendo su di loro.

   Dopo un tempo che sembrava interminabile giunsero alla fine della foresta, esattamente nel punto dove erano entrati e dove prima, dietro di loro, si affacciava una pianura erbosa. Adesso, al posto di quella spianata, si estendeva invece un immenso deserto sabbioso.

   Arkon si arrestò e guardò Luvart, che però continuava ad osservare davanti a sé in silenzio. Il demone sembrava troppo sicuro di sé. Ora ne era certo: quell’essere sapeva a cosa stavano andando incontro e taceva di proposito. Che cosa avrebbero trovato, o chi avrebbero incontrato, andando avanti? Poteva ancora fidarsi di lui?

   Luvart interruppe i pensieri di Arkon. «Umano, la tua indecisione potrebbe costarci la sopravvivenza. Dovremmo muoverci velocemente per raggiungere l’uscita. Adesso!» Quindi indicò l’apertura che si poteva scorgere, anche se non con poca difficoltà a causa della pioggia di terra che stava aumentando, in lontananza.

   L’uomo allora si gettò senza esitazione tra le dune di sabbia, seguito a ruota dal demone. Aveva deciso che qualunque cosa fosse successa, l’avrebbe affrontata a testa alta. E poi, d’altronde, non aveva questa gran scelta: tornare indietro era ormai impossibile e l’unica via d’uscita sembrava effettivamente quella che aveva mostrato Luvart.

   Avanzavano lenti, rallentati dall’arena bianchissima che gli arrivava fino alle ginocchia. La terra che pioveva dall’alto non cessava di ricoprire i loro corpi e, una volta scivolta giù, andava a mischiarsi con la sabbia, aumentandone il volume. Che ormai stava crescendo fino ad arrivare alle cosce dei due. Se non si fossero sbrigati, sarebbero rimasti sotterrati vivi, paradossalmente lì sotto, sottoterra.

   «Ancora poche decine di metri» gridò a sé stesso Arkon, tutto teso dallo sforzo. Per poter avanzare il più celermente possibile stava impiegando ogni risorsa di energia che aveva a disposizione. Il demone insisteva a rimanere dietro di lui, anche se si muoveva più agilmente. Perché voleva restare alle sue spalle? L’uomo tornò a domandarsi se quello spirito maligno avesse in serbo un’imboscata o se invece avesse timore di qualcosa e preferiva che fosse un altro ad andare avanti per primo.

   Con un ultimo sforzo raggiunsero finalmente l’apertura che conduceva all’uscita. Presso la scala, ormai al sicuro, si voltarono indietro. Appena in tempo. Tutto quel mondo sotterraneo stava implodendo su sé stesso, con un rombo profondo e terrificante. La valanga di terra e sabbia che si era creata aveva ormai eretto un muro che stava sigillando ogni cosa dietro di loro. Erano giunti ad un punto di non ritorno: potevano solo che risalire in superficie.

Serie: REALTÀ NASCOSTE


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. “Intanto la terra sopra di loro aveva iniziato a sgretolarsi, piovendo addosso ai loro corpi in rivoli sottili. I due, scrollandosi il terriccio, accelerarono il passo.”
    Ho apprezzato molto questo passaggio, rende molto bene l’idea della scena sai. Tutto il resto anch’esso molto bello. Bravo!!👏 👏