La seconda parte

Serie: Freaks


Caligola e compagni sono fuggiti dalle grinfie del C.I.R.C.O.

Venghino signori, venghino. Sta per iniziare la seconda parte.

Fosse stato per me ci saremmo fermati alla prima, ne ho avuto più che abbastanza. Non sarebbe stato nemmeno troppo difficile convincere il mio socio.

Purtroppo, non siamo più solamente io e Merlin. Il nostro dinamico duo si è tramutato in una squadra. Abbiamo anche un nome: i Freaks.

È stata una mia idea, era da un po’ di tempo che mi ronzava in testa. Mi sconfinfera. Ha il fascino dei reietti, ma suona tosto. Come dire: siamo degli scarti della società, ma possiamo prendervi a calci nel sedere.

Solo che non è un nome adatto per una coppia di eroi, mentre per un gruppo di quattro elementi è perfetto.

E qui si fermano i lati positivi. Il resto si può riassumere in: maggiore difficoltà negli spostamenti, minor capacità di passare inosservati, maggior consumo di cibo e decisamente troppe opinioni.

Il più problematico è Stan.

Dopo che si è unito a noi nella fuga dalla sede centrale della corporazione, ha intrapreso la sua personale crociata contro il C.I.R.C.O., che gli ha “scassinato il cervello per rubargli i ricordi”. Parole sue.

Lo capisco. Sono sempre stato un fan di chi combatte per un obiettivo. Comincio ad avere delle obiezioni se queste battaglie coinvolgono anche me.

Devo ammetterlo, dopo l’incontro con Zampanò, la mia sete di conoscenza si è un po’ sopita.

Se mi avete seguito fin qua, sapete già che qualcosina su quello che ho scoperto. Se invece siete nuovi vi faccio un piccolo riassunto.

Il C.I.R.C.O. è una masnada di gentaglia che studia lo sviluppo di poteri psichici sugli umani. All’inizio ha avuto scarsi risultati, fino a che non hanno scoperto che i veri poteri si sviluppavano nei figli delle persone sottoposte al loro trattamento. Da lì si sono dedicati a raccogliere e far crescere bambini con grandi capacità come se fossero dei chihuahua qualunque. Tutto questo con lo scopo di mettere in atto il “Gran Finale”. Non siamo riusciti a sapere di cosa si trattasse nello specifico, ma sono sicuro che l’hanno chiamato così perché conquista globale suonava un tantino inflazionato.

Non è tutto. Ho anche scoperto che, sorpresa da finale del primo atto, io e Merlin siamo i figli dei due fondatori della Corporazione.

Potete pensare che la mia reticenza ad andare più a fondo sia dovuta alla paura di sapere la verità, al rifiuto di un confronto generazionale. Non è così. È che ‘sta cosa mi sa troppo di cliché. E io li odio i cliché.

Quindi preferirei lasciarmi tutto alle spalle, magari trovarmi un posto tranquillo dove cominciare una nuova vita.

Non mi sembra una richiesta così difficile, no?

E invece lo è. Con i compagni di viaggio che mi ritrovo, tutto è sempre difficile.

“Niente di niente” sbuffa Stan accartocciando la pagina della cronaca locale. “Non riesco a credere che non ci sia un giornale che riporti la notizia. Abbiamo incendiato un parcheggio pieno di auto e non una persona che abbia notato un solo filo di fumo.”

Il C.I.R.C.O. ha amicizie molto in alto dico coi segni, Stan mi guarda perplesso.

Sbuffo, mi volto verso Merlin e ripeto. Potrei parlare nella sua testa, ma non voglio che i due nuovi arrivati sappiano di questa nostra capacità. Non mi fido del tutto.

Il mio socio sta in un angolo della baracca intento a far sparire un mazzo di carte francesi. Nei quattro giorni in cui siamo rimasti nascosti qua ne avrà fatte scomparire e riapparire a migliaia.

“Gli amici del C.I.R.C.O. sono molto alti” traduce senza smettere di fissare l’asso di picche che fluttua attorno alla mano destra. “Anche se a me, quando ci siamo stati, parevano di altezza normale.”

Poi schiocca le dita e la carta sparisce. Non perdo tempo a correggerlo, Stan ha capito il concetto.

“Non sapere come si sta muovendo il C.I.R.C.O. mi fa impazzire” sbuffa Steel.

Ci stanno cercando. Segno nell’aria.

Stavolta Stan mi comprende. “Si, vero. Ma non si aspettano certo che siamo così vicini.”

In effetti è probabile che il C.I.R.C.O. immagini che, con un esercito di Domatori alle calcagna, quattro ragazzi soli si nascondano a pochi metri di distanza. Sarebbe da veri idioti.

“E noi lo siamo al 100%, vero?” dice allegro Merlin. “Gliel’abbiamo fatta sotto il naso” Cavolo, l’ho pensato troppo forte.

“Lo siamo cosa?” dice Stan.

Lancio uno sguardo a Merlin che brucia più del mio fuoco. Il mio socio se ne accorge perché le carte cadono a terra e il sorriso soddisfatto gli muore sul volto.

Stan si alza di scatto. “Voi due non me la raccontate giusta”

È arrabbiato, lo capisco. Anche se non è ancora mezzogiorno, il caldo si sta facendo insopportabile. Siamo rinchiusi in una baracca in mezzo a una discarica abbandonata, usciamo solo la notte o per necessità urgenti. È un buon nascondiglio, se non fosse per la puzza continua e per una colonia di ratti abbastanza grossi da potersi fare un giro sulle montagne russe senza accompagnatore.

Merlin è un po’ tocco, lo sai. Per semplificare la comprensione di Stan indico il mio socio e poi batto l’indice sulle tempie.

“Non mi prendere in giro, Caligola” Stan si avvicina minaccioso. L’immagine delle sue lame che mi inchiodano al muro si fa largo nei miei ricordi. Resisto a stento dall’evocare le fiamme.

“Te ne stai lì a guardarci dall’alto in basso. Sicuro di avere la verità in tasca. Ma tu non sei meglio di noi. Devo ricordarti che è stato tuo padre a creare tutto questo?”

Fa un altro passo. Rimango seduto, se mi alzo non sono sicuro di riuscire a controllarmi. Il fuoco mi ribolle nello stomaco, le orecchie mi fischiano come una pentola a pressione.

Per fortuna la porta si spalanca con uno schianto. Nemmeno il tempo di girarsi che Stan ha già le mani piene di lame.

“Metti giù l’artiglieria, Chef Tony. Sono io”

Zelinda entra con le braccia cariche di buste della spesa. “Missione vettovaglie completata.”

Appoggia sei sacchetti colmi di cibo e bevande sul pavimento. Si stira le braccia grosse e corte come ciocchi.

“Un vero uomo fa sempre un viaggio solo” dice stirando le pieghe del vestitino fucsia.

Merlin è il primo ad avventarsi. “Cibo spazzatura. Finalmente.”

Sorrido guardandolo sbranare un pacchetto di patatine al formaggio e paprika. Cerco di ignorare il fatto che lui potrebbe far apparire qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

“Come hai fatto a procurarti tutta questa roba?” Stan cerca di fare il duro, ma ho sentito il suo stomaco borbottare alla vista di tutto quel ben di Dio.

“Ho i miei metodi” risponde facendogli l’occhiolino. Il kajal rende il suo sguardo intenso e malizioso, nonostante la barba ispida. Non so come faccia a mantenere il trucco sempre perfetto. Avrà i suoi metodi anche per quello.

“Comunque ho anche avuto il tempo per prendere informazioni.”

Zelinda tira fuori dalla scollatura un foglietto spiegazzato e me lo passa. È sudaticcio e con peletti neri e arricciati, ma lo noto appena.

Nel volantino ci sno le nostre quattro facce sorridenti con sopra una scritta in massicci caratteri neri: SCOMPARSI.

Sotto le foto, una didascalia più piccola recita così: Due giorni fa questi quattro ragazzi sono fuggiti dalla casa-famiglia che li ospitava. Sono in stato confusionale e potrebbero risultare aggressivi!!! Se li avvistate chiamate al nostro numero. È prevista una ricompensa!!!

Il volantino sembra abbastanza artigianale, le foto sfocate ma riconoscibili, il comic sans, l’abuso di punti esclamativi. Il C.I.R.C.O. ha fatto la sua mossa.

“Ti hanno seguito?”

“No, Stan. Sono stata attenta. Non fare il paranoico.”

“Sappiamo che siete lì dentro. Uscite con calma e con le mani ben in vista.”

Non credevo che Zelinda potesse arrossire, ma la voce gracchiante all’esterno riesce in questo miracolo. “Forse non sono stata così attenta, dopotutto.”

“Che facciamo?” chiede Stan guardandomi.

Merlin ha sollevato la faccia unta da sacchetto, ha gli occhi spaventati di un procione beccato a frugare nei bidoni della spazzatura.

Le cose vanno così, tutti vogliono dire la loro ma quando c’è da togliere le castagne dal fuoco deve pensarci Caligola.

Faccio segno di star zitti, magari se ne vanno.

“Stare in silenzio è inutile” continua la voce col megafono. “Non ce ne andremo.”

Appunto.

Stan fa un cenno a Zelinda verso la porta chiusa e alza sopra la testa la mano destra, carica di coltelli.

Gli metto una mano sulla spalla, scuotendo la testa. Non è il C.I.R.C.O. loro non avrebbero mai avvertito, sono semplici agenti, magari con bambini che li aspettano a casa. Bambini che non meritano di fare la nostra vita.

Stan mi capisce dallo sguardo perché abbassa le armi rassegnato.

Faccio un passo avanti e spalanco la porta, il sole mi inonda rendendomi temporaneamente cieco. La puzza è insopportabile.

Alzo le mani verso il cielo ed esco allo scoperto.

Serie: Freaks


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. Sono tornati i Freak e non lo sapevo!!! (Questa non te la perdono). Sono contentissima di ritrovare i nostri eroi, anche se affamati e senza condizionatore. Sono davvero gasata all’idea che alla squadra si siano aggiunti questi due membri, Zelinda mi ha sempre incuriosita. Ora non vedo l’ora di scoprire chi li attende all’esterno: una sezione ancora tutta da scoprire del TEATRO?

    1. Non me lo domandare non lo so nemmeno io :-p
      Speriamo che riescano a trovare un po’ di pace, ma non credo che Caligola voglia unirsi al TEATRO.
      Grazie per aver letto il racconto e per il bel commento alla prossima

  2. Ciao Ale, non vedevo l’ora di questa seconda stagione. L’atteggiamento di Caligola (ovvero il tuo stile) è azzeccatissimo, tu fai con le parole quello che Merlin fa con..beh, con tutto, insomma, è un mago! 🙂

    1. GRazie infinite Sergio, sono felice che la serie ti piaccia e per l’affetto che mostri verso i FREAKS, anche loro ti vogliono bene.
      Alla prossima

  3. ““Gli amici del C.I.R.C.O. sono molto alti” traduce senza smettere di fissare l’asso di picche che fluttua attrno alla mano destra. “
    😂 amo Merlin.. mi ricorda un po’ Pippo, uno dei personaggi più puri che conosca 🙂

  4. Ciao Ale, che bello ritrovare i nostri Freaks! Episodio introduttivo, come è giusto che sia, per ricalibrare il focus sulla storia e sugli epici personaggi (viva Merlino, sempre!). L’incedere della narrazione come sempre è parecchio coinvolgente, merito anche alle parti più leggere, votate all’ironia. Che l’avventura ri-inizi! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, che piacere trovarti tra i commenti.
      Grazie per aver letto e commentato.
      Siamo pronti per ripartire!

  5. Bene bene, riecco Caligola! Considero questo episodio come una sorta di introduzione alle nuove avventure che lo aspettano. C’è dell’oscurita in lui, anche se in questa puntata non traspare (diciamo che questo è un episodio in classico stile “Ricci narratore di fiabe). Ma l’animo di Caligola brucia, e presto dovrà esplodere…
    Sempre bravo, Alessandro.

    1. Ciao Dario, di questo è un episodio introduttivo. Giusto per rientrare nel Mood. Sono d’accordo, Caligola prima o poi dovrà incendiarsi.
      Grazie per aver letto e commentato.
      Alla prossima

    1. Ciao David,
      Grazie per aver letto la mia storia e per il bel paragone. Sono un fan del gruppo TNT l, forse in qualche modo mi ha ispirato chi lo sa.
      Alla prossima

  6. Si riparte alla grande davvero! Questo primo capitolo della seconda serie di legge tutto d’un fiato grazie alla scrittura fresca e alle battute esilaranti. Meno male che alla fine Caligola ha deciso di proseguire portandosi dietro un manipolo di personaggi vari e interessanti. Ben tornati ragazzi, voglio proprio vedere come vi toglierete dall’impiccio (e dalla puzza!) Bravo Ale!