L’arruolamento

Serie: Una promessa è una promessa

PARTE 1.

Buio. Freddo. Pioggia. Fango. Lacrime. È un ricordo che si è trasformato in incubo col passare degli anni. La pioggia batte violenta sulle piccole braccia, sui capelli lunghi e mori, spazzando via dalle guance pallide le lacrime. Il vento freddo frusta il suo corpo, i fradici e logori vestiti, facendogli venire la pelle d’oca. Si trova su una collina, di fronte a un enorme buco dalla forma regolare e inconfondibile. È profondo, non riesce a vedere la fine. Si sporge in avanti, calpestandosi ansiosamente le scarpe infangate. Il mento rotondo trema. È quasi attirato a cadere dentro l’oscurità davanti sé quando dall’alto viene calata una cassa di un marrone scuro, da cui l’acqua gocciola rapida. Delle funi l’accompagnano, facendola inghiottire dall’oscurità insieme alla croce incisa sulla superficie. La piccola mano prova a fermarla, ma un’altra interviene, più grande e brusca. Uno strattone e si trova di fronte al viso che odierà a vita.

CAPITOLO 1

Un tuono interrompe l’incubo, svegliando John di soprassalto. Si alza di scatto e va ad aprire la finestra della stanza spoglia. Il vento che infuria fuori trasporta dentro la pioggia e gli fa capire di essere sudato. Puntualmente, nel mezzo della notte, si presenta sempre lo stesso incubo. Prima che le assi del pavimento impolverato si bagnino completamente, John chiude la finestra. Va a sedersi di fronte a un mobile che funge da scrivania. Apre uno dei primi cassetti, l’unico a essere usato, ed estrae un libro. A tentoni recupera la scatola con i fiammiferi e con uno accende la candela sopra al mobile. Il volume che tiene tra le mani lo conosce a memoria e forse è l’unica cosa che ha in comune con suo padre, visto che appartiene a lui. Ah no, vero. C’è anche il lavoro alla fattoria, ma la considerazione che suo padre ha di lui è davvero misera.

C’è qualcosa di diverso questa notte. Non riesce a riprendere sonno sulla sedia, ma la schiena si ammacca comunque aspettando la luce dell’alba. Oggi è il grande giorno.

Indossa gli abiti con cui di solito lavora nei campi di suo padre, Richard Thompson, e poi scende di corsa le scale. Mangia un frutto sotto il portico, appena fuori dalla porta di casa. Scruta il cielo, vedendo chiaramente che è ancora troppo presto. Eppure non ce la fa ad aspettare ancora. Si dirige alla stalla, dove sono rimasti soltanto due cavalli. Crono, un cavallo da tiro per i campi e poi Tyson, che al momento della vendita era ancora un puledro. È stato l’ultimo regalo che John ha ricevuto dai genitori, un cavallo tutto suo da ammaestrare.

Gli mette la sella e poi monta in groppa. Cavalca per le colline per un bel po’ di tempo, riconoscendo paesaggi familiari. È sempre uno spettacolo guardarsi intorno nella corsa sfrenata di Tyson: la valle circondata dai monti, i primi coi pendii dolci e poi gli altri dalle vette aguzze. Questa mattina arriva perfino in un luogo dove è da anni che non mette piede. È sulla continuazione della strada sterrata che attraversa le colline e porta alle fattorie della zona. Dove si è fermato, però, ha già tutte le fattorie alle spalle e l’unico posto a cui porta la strada è la casa di cura dove lavorava sua madre. Fa girare il cavallo bruscamente tirando le briglie e si allontana. Dando un’occhiata al cielo, John capisce che non scandalizzerà la signora Collins, la madre di Tom, presentandosi a quell’ora a casa sua. E comunque è convinto che anche Tom sia già sveglio.

Tom Collins è il suo amico d’infanzia, quasi un fratello. John stesso quando fa ingresso nella proprietà dei Collins viene accolto come un membro della famiglia. Ed è ciò che accade anche questa mattina. Dopotutto, è qui che ha passato la grande maggioranza del suo tempo libero.

La signora Collins sta facendo ingresso in casa con in mano un cesto dove ha messo le uova che ha raccolto quando vede arrivare John a cavallo. Si ferma ad aspettarlo, con un sorriso benevolo sul volto.

«E allora John? Anche tu già alzato a quest’ora?». Appena le è accanto, John smonta agilmente da cavallo, prendendo le briglie per condurlo alla stalla dei Collins prima di entrare in casa.

«Colpa dell’agitazione. Un buon bottino questa mattina?», chiede, allungando il collo per sbirciare il cesto.

«Hai voglia di una frittata?».

«Grazie, volentieri».

Una volta dentro la signora Collins si mette ai fornelli. Lei ricopre ormai da anni la figura materna che per John è scomparsa.

Quando entra, si fionda su Tom, seduto rigidamente sul divano. Lo spinge facendolo quasi cadere a terra. John e Tom sono abbastanza simili. Entrambi sono magri, un poco più bassi rispetto i loro coetanei e hanno gli occhi verdi. Se non fosse per il colore dei capelli, forse potrebbero passare per fratelli. Però Tom è biondo come sua madre, mentre John è moro, come lo era una volta suo padre.

«Dai, John!», si lamenta Tom, alzandosi in piedi.

«Ti farai mettere sotto da tutti così», lo prende in giro John, mollandogli un pugno sulla spalla, a cui naturalmente Tom ricambia.

«Ehi voi due, se volete fare a botte uscite da qui. Ma ricordatevi che così le frittate ve le sognate», gli ammonisce la signora Collins.

«Va bene, va bene, la smettiamo».

Quando la colazione è pronta, tutti e tre si siedono a tavola. Fa ingresso anche il nonno di Tom,  il padre della signora Collins, che si è appena svegliato. È lui l’uomo di casa, che assicura alla fattoria di andare avanti. Il padre di Tom è partito per la guerra già da tempo. John lo saluta con un cenno della testa.

«Allora, hai preparato le tue cose?», chiede Tom, ingoiando di fretta enormi pezzi di frittata.

«Sì, la mia sacca è pronta. Non è molto pesante, ma tanto non possiamo portare con noi molte cose».

«John, hai detto a tuo padre dell’arruolamento?», chiede la signora Collins, mentre si versa del latte.

«No», risponde con un sospiro pesante. «Non ancora». La donna non chiede nient’altro e per John va bene così, perché non gli piace mentire. Infatti a Richard non dirà proprio niente dell’arruolamento. Quando lo scoprirà, sarà troppo tardi, e comunque non si aspetta chissà quale reazione. Tom comincia a parlare di quel che faranno tra poche ore, ma John non lo ascolta affatto. Stringe con forza la forchetta. Suo padre nemmeno sa che lui non è in casa. Neppure si preoccupa. Non gli è mai importato di lui, non gli ha mai fatto capire di tenerci. Mai un sorriso, mai una pacca sulla spalla a fine giornata. Quale reazione può aspettarsi da un uomo così?

«Qualcosa non va, caro?», domanda preoccupata la signora Collins, adocchiando il modo in cui stringe la forchetta.

«No, niente. Stavo solo pensando». Fa un sorriso e ricomincia a mangiare. Quando Tom e John diventano troppo impazienti e agitati per fare conversazione, interviene il nonno iniziando a raccontare episodi che lui ha vissuto nelle guerre a cui ha preso parte. Loro rimangono ad ascoltare mentre la signora Collins lava e mette via le stoviglie.

«Credo sia ora di andare», dice a un certo punto Tom, interrompendo il nonno. Se non l’avesse fatto, avrebbe continuato all’infinito.

«Forza uomini», li incoraggia la madre, accompagnandoli entrambi alla porta, posando una mano sulla spalla di entrambi. Sorride calorosa, sforzandosi di tenere a bada la tristezza.

«Torneremo nel pomeriggio, quindi non aspettateci per pranzo».

«Comunque ottime frittate, Mrs. Collins», dice John, sorridendo.

«Grazie caro. Mi raccomando, state attenti, e se c’è una rissa …», comincia a raccomandare la donna, ma alla fine i ragazzi finiscono la sua frase, conoscendola ormai a memoria.

«… statene alla larga», ridacchiano e poi si dirigono alla stalla per prendere i cavalli e partire al galoppo verso la cittadina.

 

«E allora Tom? Emozionato?», chiede John, mentre continuano a cavalcare. In risposta, il ragazzo scrolla le spalle e guarda davanti a sé.

«Oggi come sta Tyson?», chiede, fingendosi distaccato.

«In gran forma, come sempre. Perché?».

«Perché secondo me oggi perde!», grida Tom, mentre con un colpo di speroni fa accelerare il cavallo, allontanandosi immediatamente da John, che parte un secondo dopo al suo inseguimento. Fanno un testa a testa per la maggior parte del tempo, ma alla fine è proprio Tyson a giungere in città per primo.

«Guarda, si sono messi lì», dice John, indicando il lato sinistro della piazza. Quest’ultima non è molto grande, e spesso è percorsa dalle carrozze e le poche auto che circolano per la cittadina. John non è mai andato in città spesso prima di frequentare la scuola. E da quando l’ha finita, non è più tornato. Perciò si guarda attorno mentre attraversa la piazza, dopo esser smontato da cavallo. Tom si mette in coda per arruolarsi, mentre John lo aspetta poco distante, tenendo i cavalli in attesa di avere il cambio.

È la seconda domenica di gennaio e solitamente degli ufficiali si presentano alla piazza per reclutare nuovi soldati. Arrivano dal centro di arruolamento più vicino. John continua a guardarsi intorno, osservando un gruppo di persone che attraversa la piazza. I suoi occhi sono persi tra la folla quando ad un tratto riconosce una grossa figura dirigersi veloce in sua direzione.

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Linda, questo racconto mi ha messo addosso un po’ di nostalgia. E’ caldo, comfort, e mi ricorda i bei romanzi che parlano di quell’epoca storica. Seguirò con interesse, il sogno è una leva potente e preannuncia tempesta 🙂

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Micol! Grazie mille, è molto bello vedere che suscita interesse e queste belle sensazioni che hai scritto. Grazie ancora! 🙂

    2. Linda Minati Post author

      Ciao Antonino! Avrei voluto risponderti prima ma ho dovuto apportare delle modifiche e il link non era momentaneamente attivo. Grazie mille, è bellissimo leggere questo tuo entusiasmo! Molto presto caricherò il secondo episodio. Un caro saluto!

    3. Antonino Trovato

      Ciao Linda, un incipit che ho trovato gradevole, dai forti richiami legati al primo novecento (americano immagino), un inizio che profuma di romanzo d’altri tempi, con una narrazione attenta e che trovo piacevole. Mi incuriosisce l’incubo di John, ma credo che per scoprire la verità dovrò aspettare la fine! Un buon inizio che ha acceso la mia curiosità! Un saluto, alla prossima!

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Antonino! Avrei voluto risponderti prima ma ho dovuto apportare delle modifiche e il link non era momentaneamente attivo. Grazie mille, è bellissimo leggere questo tuo entusiasmo! Molto presto caricherò il secondo episodio. Un caro saluto!