Le nove domande



“Venite ragazzi, venite accanto alla sedia ad ascoltate la mia storia. Portatemi un bicchiere di vino rosso e sarò pronto.”

Alcuni avventori dell’osteria si avvicinarono all’uomo avvolto dal mantello, che stava fumando una lunghissima pipa di ebano nero.

“Un tempo, quando io ero ancora giovane ed il mondo era pieno di meraviglie, decisi di uscire dal luogo che governavo e girare per la terra. Incontrai molte persone, non diverse dalle altre che già conoscevo, ma una notte mi trovai poco lontano da un villaggio, a passeggiare su un vecchio ponte di legno.

Vidi sotto la luna una sagoma che camminava e ne fui molto stupito, dato che a quell’ora neanche un criminale si sarebbe fatto trovare fuori, da solo, alle soglie di un bosco che si diceva frequentato dal Male in persona.

Mi avvicinai al pellegrino e mi accorsi che si trattava di una donna, una giovane vestita da menestrello e con degli occhiali scuri nonostante il buio. Tutto ciò mi incuriosì parecchio, ma dato che ero ancora indietro con il programma e mi restava un po’ di lavoro da fare, decisi di prendere due piccioni con una fava. Perché, beninteso, anche se non ero più seduto sul mio trono, non avrei mai potuto perdere un’occasione.

«Salute a voi bella vergine.», dissi, come si usava all’epoca.

«Salve, mio buon amico. Unitevi a me per camminare», rispose la giovane senza voltarsi. Dato che era cieca, pensai io a prendere la mano che mi stava offrendo, ma prima che potessi posarvi le labbra, lei strinse forte la mia e si presentò. Poi mi circondò il braccio e cominciammo a passeggiare.

«Temo di essere un po’ in ritardo, mia cara, e devo confessarvi che voi siete l’unica anima disponibile al mondo, in questa notte. Che ne dite di fare un gioco, mentre camminiamo sotto la luna?»

La ragazza, stranamente, non sembrò minimamente spaventata da me o dalla situazione, e continuò a camminare con il sorriso. Ogni tanto alzava la testa e sorrideva ancor di più, come se vedesse le stelle ed il cielo.

«Vi porrò nove domande. Voi dovrete rispondermi prima dell’alba, o verrete con me.»

«Ma certo, vecchio mio. E se risponderò allora sarete voi a venire con me alla prima osteria ed offrirmi una pinta della birra migliore che hanno.»

Dato che a quanto pare ero io quello perplesso, la guardai per un minuto buono, chiedendomi se non fosse qualche tipo di spirito o creatura non umana. «Non mi chiedete il mio nome?», le domandai.

Lei rise. Un suono così simpatico che anche a me venne voglia di sorridere, cosa che non facevo da lunghi anni.

«So bene chi siete. Ma cominciamo con il gioco, amico mio. L’alba sta per sorgere.»

«Bene. E ricordate i termini del patto. Dunque, cos’è più tagliente di una lama, e cos’è più soffice di una nube? A voi rispondere.»

«La morte è più tagliente di una lama, e l’aurora è più soffice delle nuvole. Ed eccone risolte due, amico mio.»

Erano risposte strane, ma non per questo meno giuste. Ma più di tutto mi interessava quella strana ragazza ed il fatto che dicesse di conoscermi. Sicuramente si sbagliava. Molti mi incontrano, lungo la vita, molti mi servono, senza neanche sapere chi sono e molti mi sfuggono. E così proseguii con le altre sette domande.

«Cos’è più alto del cielo, e cos’è più profondo dell’oceano?»

«La fantasia vola più in alto del Paradiso e il rimorso cade più a fondo dell’Inferno. Ed eccone risolte quattro, amico mio.»

A quel punto credetti davvero che quella ragazza mi avesse riconosciuto, ma ancora non osavo rivelarmi, perché la sua compagnia cominciava a piacermi e non avrei mai permesso che se ne andasse per lo spavento.

«Perché chiami amico proprio me? E cosa ci fai su questa strada?»

«Ti chiamo amico perché in fondo non sei malvagio, e sono su questa strada per il tuo stesso motivo. Ed eccone risolte sei, amico mio.»

Mi ero giocato due domande per una semplice curiosità, ma non volli fare altri errori. Ora più che mai volevo quella ragazza, come vittima o come anima viaggiatrice accanto a me.

«Cos’è più splendente del sole, e cosa è più allettante dell’oro?»

«Bè, in questo momento il tuo sorriso splende più del giorno, ed una birra, alla fine di questa lunga strada, sarebbe meglio dell’oro, non credi? Ed eccone risolte otto, amico mio.»

Mi fermai e la guardai ancora. Lei si fermò con me, dato che non aveva mai lasciato il mio braccio e mai aveva smesso di sorridere. Non sarebbe stata mia, ed io non volevo che lo fosse.

Ma restava la nona domanda. E tra i rami della foresta il cielo diventava chiaro.

«Ed ora dimmi, come ultima cosa: chi sono io?» “

Il vecchio narratore sbuffò dalla sua lunga pipa nera.

FINE



Pubblicato in LIBRICK SCELTI PER VOI, Narrativa

Commenti

  1. Pingback: Intervista a Sator, 3° classificato al concorso #123LibriCK – Edizioni Open

  2. Fabio Testaverde

    Ottimo racconto, ben scritto, intrigante al punto giusto e colmo di mistero. Si legge tutto d’un fiato, senza mai cadere per niente nella noia… Lo sbuffo finale del vecchio narratore sembra far presumere che la ragazza abbia risposto anche alla nona domanda… Oppure no?… Chissà!… Complimenti, lavoro davvero lodevole…

    1. Sator Post author

      Grazie! Ho sempre adorato le storie intorno al fuoco o raccontate al pub, ma col tempo si sta perdendo questa usanza. Si, la mia intenzione era di fare riferimento al diavolo, ma c’è chi l’ha interpretato anche come la Morte.

      1. Massimiliano Irenze

        Ricordo da ragazzini in estate lo facevamo spesso. Adesso capita ancora, quando, con amici, siamo nei bivacchi di montagna, di notte, di raccontarci storie di fantasmi 🙂 ha sempre il suo fascino.