LE SCAPPA CHE È UN AMORE (gas)

All’età di quarantadue anni Magda Sfizi Baletti è una donna inopportuna.

Stona nel contesto.

Infallibilmente sfocata nella foto di gruppo, Magda Sfizi Baletti si autocommisera per qualsiasi piccola disgrazia. Sdraiata sul divano, sorseggia Southern Comfort e si compiange.

Anche quella mattina.

Sono da poco passate le sei e venti, quando decide di fare qualcosa di buono, che possa salvarla da quell’ennesimo momento di vittimismo nocivo.

Prende coraggio.

Annoda per bene i lacci del sacchetto di plastica e scende a buttare la spazzatura sotto casa, una manciata di minuti prima che arrivi il camion a svuotare i bidoni.

È in quell’occasione che incontra per la prima volta nella sua vita un uomo che non le provochi disagio alcuno.

Mai visto prima.

Eppure, hanno abitato a distanza di pochi metri l’uno dall’altra per più di cinque anni.

Il signor Scuro D’ammenda è sceso proprio alle sei e diciannove per andare a sgranchirsi le gambe. Prende una boccata d’aria fresca, prima che il sole divampi in cielo.

È un’estate torbida e inusuale, in cui le stelle non si vedono mai.

Si è infilato un cappello da cowboy, la vestaglia rosa di sua madre, le ciabatte da piscina ed è uscito, dimenticando gli occhiali da sole sul tavolo del salotto.

Magda, davanti al bidone della raccolta indifferenziata, lo guarda di sbieco. Ne studia i movimenti sinceramente incuriosita. Addosso una tuta taglia xxl.

Nonostante espiri ancora alito mattutino, le scappa ingenuo un largo sorriso. Diciannove minuti dopo, alle sei e trentotto, i due fanno colazione insieme a casa di lui. Prestano attenzione a non svegliare la proprietaria della vestaglia e della casa, che dorme al piano di sopra. Magda si diverte ad essere servita e riverita.

Quel mattino si sente opportuna.

Scuro D’ammenda la chiama fanciulla e le versa latte scremato e caffè solubile.

Questo le piace così tanto che, rilassati i muscoli e distesi i nervi, le scivola fuori una sonora scoreggia mattiniale.

Scuro D’ammenda si paralizza all’istante.

A Magda sembra che anche il latte che le sta versando nella tazza si immobilizzi.

È tesa.

Con i nervi intirizziti, fa cadere il cucchiaino a terra e, nel chinarsi a raccoglierlo, ne lascia scappare un’altra. Più rumorosa della prima.

In quella posizione, la pressione dell’aria in uscita dallo sfintere è nettamente più alta.

Tutto tace.

Magda tira un sospiro di sollievo, finalmente sgonfia.

Scuro D’ammenda apre dolcemente la finestra della cucina.

“Solo uno spiffero”, dice.

Il boato del peto è così violento, che la proprietaria della vestaglia si sveglia di soprassalto. Chiama a squarciagola il nome del figlio, che la ignora.

Non c’è nulla di più assordante di un amore incontenibile.

 

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Commenti

  1. Riccardo Mini

    Senti, l’ho letto e poi subito dopo l’ho riletto.
    E’ un racconto perfetto.
    Solo le parole che servono, puntuali e precise e taglienti, nessuna fuori posto.
    Distratti dal peto, ci si mette quasi un po’ a capire che parla d’amore, anzi dell’amore, di quello ideale dei sogni, di cui il peto è un’assordante metafora, come non ne avevo mai viste prima.
    Difatti parla di un sogno.
    Difatti amore è la penultima parola.
    E’ tutto lì, nascosto davanti agli occhi di chi legge.

    1. Maria Vaccaro Post author

      Non posso che ringraziarti per l’attenzione ai dettagli che è davvero gratificante. Il tuo stesso commento è un breve componimento. Un gimmefive per la poesia nel commentare e un gimmefive per la sensibilità. Grazie.

  2. Pompeo Martino

    Bellissimo. Davvero bellissimo. Non trovo le parole. I personaggi mi hanno catturato nonostante il titolo richiamasse esattamente quello che attendevo anche con un certa ansia.
    Davvero brava.

    1. Maria Vaccaro Post author

      Scusami tanto se rispondo solo ora, sono stata via un po’…Grazie per tutti i complimenti, sono troppi e assolutamente esagerati e non avendoti promesso nemmeno un centesimo li reputo davvero preziosi!

  3. Tiziano Pitisci

    Mi sembra un piccolo capolavoro che ha trovato la forza e il coraggio di uscire fuori e di liberarsi al pubblico, proprio come hanno fatto gli ingredienti di questo librick, che ad una attenta analisi sono: l’imbarazzo dissimulato, l’accettazione delle imperfezioni, la fuga dalla banalità. A fare rumore, oltre all’incontenibile imprevisto nella trama, è la rottura di uno schema classico, che si è infranto come uno specchio su un pavimento, scuotendo il lettore dal suo torpore. Grazie Maria per questo librick, mi ha risolto la giornata.

    1. Maria Vaccaro Post author

      Ciao Tiziano

      il torpore del lettore è un’idea che mi ha colpito molto. E’ un concetto incredibile sul quale si potrebbe scrivere una storia! Ti ringrazio molto per l’analisi curata. E’ gratificante riuscire, a volte, a comunicare davvero ciò che si ha senza dover necessariamente esplicitare.

  4. Isabella Bignozzi

    Il tuo stile dissacrante che abbiamo imparato a conoscere nei librick precedenti si conferma vincente. A mio modestissimo parere, lo sfondo pennellato della volgare banalità o della stranezza che il quotidiano ci infligge, fa risaltare in primo piano bagliori istantanei di eccezionalità. Principalmente nei rapporti che nascono improbabili tra persone “inopportune”. Inaspettati, come un fioire nasce inatteso su un crinale di roccia. Al lettore attento regali arguti giochi di parole che lasciano con un sorriso sorpreso, come l’epilogo sugli amori assordanti perchè incontenibili. Grande personalità, complimenti.

    1. Maria Vaccaro Post author

      Cara Isabella, di cuore grazie di essere una lettrice così attenta, perché personaggi come Magda e Scuro hanno senza ombra di dubbio bisogno di persone come te!