
L’inevitabilità delle cose
Serie: Záhrada
- Episodio 1: Auruspici
- Episodio 2: Le case degli altri
- Episodio 3: L’inevitabilità delle cose
STAGIONE 1
Il piede mi rimase sospeso sulla profondità del buio, ingessato dal vuoto che mi invase il petto. Era l’una di notte. Non poteva esserci Mariuccia a suonare il campanello.
Mi avvicinai alla porta immaginando di essere un gatto ma non esitai ad aprire dopo aver spiato chi ci fosse al di là.
«Allora ce l’ho fatta ad arrivare in tempo. Non sei ancora partita.»
«No, devo ancora mettere in ordine.»
«Forse volevi dire “metterti in ordine”.»
«Forse.»
«Ho visto la luce accesa, ho capito che non stavi dormendo. Mi ricordo che ti addormenti solo col buio fitto.»
«Il sonno non si addice a notti come questa. E poi, non riusciresti neanche ad immaginare che cosa ho trovato per caso.»
«A te le cose non succedono mai per caso. Ti sei sempre circondata di un’aura di inevitabilità che, in passato, ha travolto anche me.» E, mentre lo diceva, mi piazzò davanti agli occhi un biglietto.
Ci vediamo nel bar che sai. Lì possono accadere, fra noi, cose che non esistono nella realtà.
Riconobbi la mia calligrafia. Era più dritta, un tempo. Era meno affaticata dal vivere.
«Mi dispiace di non essere arrivata, te l’ho già ripetuto tante volte. Ho avuto un contrattempo.»
«Un contrattempo inevitabile, immagino.»
«E comunque lo sai bene cosa io pensi del passato.»
«Sì, lo so: il passato non esiste. Ma io esisto, sono qui davanti a te.»
Rimanemmo così, sospesi sul limitare della soglia: al di là c’era lui, con l’impermeabile umido e la valigia piena di quel suo odore che era diventato passato e quindi non esisteva nella mia vita; al di qua io, nel mio presente ingarbugliato con in mano un pezzo sconosciuto del passato di mio padre.
«Allora, mi fai entrare o no? È l’una di notte e sto marcendo in questo impermeabile.»
«Non c’è nessuno in casa.»
«Questa è casa tua, mi pare.»
«È casa di mio padre.»
«Cioè casa tua, adesso. Lo devi accettare.»
«Già, è inevitabile. Credo.»
E mentre annuiva, mi scostò delicatamente per farsi spazio e oltrepassò la soglia che ci separava nel tempo e nello spazio.
Ricominciava ad esistere nel presente.
Buttò uno sguardo veloce al casino di là in salotto e con una luce serena in volto mi fece capire che in qualche minuto l’avrebbe fatto sparire. Face per darmi la valigia: «Che cos’hai in mano?»
«Quello che non potresti neanche immaginare.»
Lo feci immergere fra le bollicine e i cuoricini del foglio e poi lo condussi giù in cantina dove, nel frattempo, si vedeva meglio perché le luci del giardino vicino si erano accese e dalle finestrelle entrava un po’ di chiarore.
Lui prese un’altra lettera a caso e la lesse ad alta voce.
“A un certo punto ci si arrende. S’è lottato per anni per avere spazi, autonomia, la divisione equa del peso della casa. Il peso dei figli. Dai, sì ammettiamolo per benino. Che ‘sti benedetti figli molto spesso sono un peso. Noi donne, dicevo, alla fine ci si arrende. Un giorno o l’altro ci si vede allo specchio una ruga nello stesso punto della tu’ madre, che ci aveva sempre quell’espressione imbronciata che c’hai adesso tu. Gli angoli della bocca che quasi ti toccano il mento. Da dugento milioni di anni è così, dottore. Quella ruga è il segno della resa.
Anche io mi sono arresa, dottore. E dovrei avere un gocciolino in più di indulgenza la mi’ madre. Ma non ce l’ho, perché non mi ha messo in guardia che quella ruga poteva venire anche a me. La guardavo mentre lavava i piatti e si accontentava di un pacco di cioccolatini a San Valentino. Io volevo essere diversa da lei. Rimanere moglie agli occhi di mio marito. Ma sono diventata mamma di tre figliuoli e a questo punto s’è solo mamma per tutti. Forse s’è tutte destinate a questo.”
Lui piegò il foglio e lo rimise nella busta.
«A quanto pare non sei l’unica per cui la vita è inevitabile. Chi l’ha scritta? Non è firmata, non c’è data né indirizzo del mittente.»
«Non lo so. Ma sembra che siano tutte così.»
«Beh, il lavoro di archivio non ci ha mai spaventati, no?»
«Suppongo di no.»
«All’università eri la migliore a scovare anche i più minuscoli indizi in documenti antichi incomprensibili. Immagino che adesso ti limiti a dare un’occhiata veloce e per poi mandare qualche laureando a muffire in biblioteca.»
«Anche tu non eri male, dai ammettilo.»
«Solo per farti un dispetto. Mi sarei accontentato di essere un mediocre ma mi piaceva la tua caparbietà nel voler superare tutti, a tutti i costi.»
«C’è una differenza enorme che ti sfugge. Lì, in biblioteca, avevo fame di conoscenza. Qua, in questa cantina, capisco forse per la prima volta nella mia vita, che conoscere non è sempre un bene. Talvolta è meglio non sapere.»
«Hai speso una vita a studiare il passato e ancora ti fa paura. Il passato, come vedi, esiste.»
«Non è vero. Il passato non esiste nella realtà del presente. Ci basta semplicemente dimenticarlo e non esiste più.»
«Magari non a tutti fa piacere dimenticare. Io non ti ho dimenticata.»
Stava per abbracciarmi ma io mi chinai per inserire in uno degli scatoloni le buste cadute.
«Vado a levarmi l’impermeabile e togliere di mezzo le sedie che ci sono in salotto. Tu comincia a portare su gli scatoloni.»
«Cambiati anche, metti qualcosa di asciutto. Nell’armadio di mio padre ci sono ancora tutti i suoi vestiti.»
«Va bene.»
Serie: Záhrada
- Episodio 1: Auruspici
- Episodio 2: Le case degli altri
- Episodio 3: L’inevitabilità delle cose
Un dialogo gestito molto bene e una lettera dal contenuto molto profondo, che dà un incredibile valore all’episodio.
Mi piace molto il modo in cui fai parlare i personaggi, con uno stile pulito e scorrevole.
Attendo il prossimo. 👌
Ma grazie!!
“Rimanemmo così, sospesi sul limitare della soglia”
Bellissima scena Applauso
“Il passato non esiste nella realtà del presente. Ci basta semplicemente dimenticarlo e non esiste più.”
👏 👏 👏
❤️
“😃 ❤️ 😂 👏”
👏 👏 👏
Stamattina mi sono accorta che l’ordine degli episodi, la prima volta che ti ho letto, non era quello giusto. Non lo so il perché. In ogni caso è stata la molla e l’occasione per rileggere tutto e ne è valsa la pena. La storia mi piace veramente tanto, c’è una sorta di dolcezza che l’accompagna, come se tu accarezzassi i personaggi con benevolenza. Sento che si formerà uno stretto legame fra la protagonista e la donna nella lettera. Il tuo stile è scorrevole e delicato, mi piace come scrivi: come schizzare colore su una tela e noi ad aspettare che tu aggiunga qualche elemento in più. Bravissimo
Grazie mille per il tempo che hai dedicato a leggere le mie parole. ❤️
Ogni episodio me lo raffiguro come un monile che va aggiungersi agli altri e conferisce ulteriore valore a qualcosa che lo possiede già di suo. Sono impaziente di poter osservare dalla giusta distanza, come si fa con un quadro, il lavoro finito.
Grazie!
“Riconobbi la mia calligrafia. Era più dritta, un tempo. Era meno affaticata dal vivere”
👏
Mi è piaciuto molto, dal titolo,il modo in cui la parola inevitabile ci accompagna per tutto il racconto, come un filo invisibile che lega tutti, i personaggi reali e la donna che ha scritto la lettera. Bellissime anche le riflessioni sul passato. Che non torna, pero’, forse mi sbaglio, ha appena bussato alla porta. (Ma per saperlo credo dovrò aspettare i prossimi episodi!).
Il contenuto della lettera, come il precedente episodio, lascia senza fiato da tanto è lucido e preciso.
Complimenti Cesare.
Osservazione molto arguta 🙂 Grazie mille per il tuo feedback prezioso ❤️