
LO STRANO INCONTRO
Le sere di agosto non erano mai state così fredde ed Evelyne si chiedeva a che ora sarebbe arrivato il suo taxi.
Quella precisa sera, per giunta, pioveva.
La pioggia le sfiorava il corpo, già scosso dalla pelle d’oca, e le bagnava i capelli rovinando i suoi ricci sempre ordinati.
La sensazione, per lei, era troppo fastidiosa e il nervosismo, per il ritardo del taxi, non aiutava il suo umore precario.
Decise di rifugiarsi nel bar della stazione, sempre aperto.
Un uomo anziano le si sedette di fronte.
“Buonasera, signorina!”
Aveva un sorriso amichevole e teneva in mano il suo cappello bagnato dalla pioggia che grondava all’esterno.
“Che strane queste giornate, ultimamente. Sembra che l’estate si sia stancata di far splendere il suo sole sulla vita di noi poveri irriconoscenti. Non trova?”
Evelyne nascose la sua espressione interrogativa con un sorriso, a sua volta.
“Faccio fatica ad apprezzare le brutte giornate” rispose.
“Oh non la biasimo, la vita è già abbastanza triste senza che la pioggia peggiori gli umori.”
Il vecchio uomo fece cenno alla cameriera del bar e ordinò una cioccolata calda.
“Vuole qualcosa anche lei, signorina?”
Le chiese lui senza distogliere lo sguardo dal menù che aveva in mano.
Evelyne, che fino ad allora aveva cercato di risultare il più educata possibile, si lasciò andare ad un verso di imbarazzo e sottile nervosismo.
“Ci conosciamo?” chiese lei, infine.
Aveva calibrato male la sua intonazione che fece trapelare tutta la frustrazione di quella sera.
L’anziano signore la guardò comprensivo.
“Ritengo che la compagnia sia sempre una buona cosa, soprattutto se il tuo vecchio corpo non regge più gli acciacchi dell’età” le rispose sorridente.
Evelyne sospirò.
“Mi deve scusare, è una sera tempestosa anche per il mio umore.”
Le sue parole erano sincere e piene di rammarico.
Aveva abbandonato una vita meravigliosa, in una città altrettanto meravigliosa, per tornare nel posto che più odiava: casa sua.
“Immagino che non siano affari miei ma se le domandassi perché ce l’ha tanto con questo piccolo paese, mi risponderebbe?”
Evelyne lo guardò stupita e questo fece sorridere l’uomo, divertito.
Si chiedeva come avesse fatto a captare quell’informazione, è sempre stata molto brava a nascondere le sue emozioni.
“La vecchiaia è una virtù da non sottovalutare” aggiunse con tono pacato e solenne, quasi stesse leggendo la sua mente.
“Cosa intende?” chiese lei.
“Intendo dire che, noi vecchie anime, sappiamo più di ciò che la voce non osa nemmeno sussurrare.”
Lo stupore della ragazza si trasformò in confusione ma cercò di nasconderlo, ancora una volta.
“Mi scuserà, ma non la seguo.”
Ed era vero, quella conversazione era la cosa più strana che le fosse mai capitata in tutta la sua vita.
Forse ancora più strana di quella volta in cui una delle sue care amiche, Rose, le regalò un coniglio che ormai era già praticamente morto.
“Cara signorina, conosco i malumori che possono affliggere una giovane ragazza come lei. È un piccolo paese, ci conosciamo tutti.”
“Io non l’ho mai incontrata prima, signore” rispose Evelyne sempre più confusa.
L’anziano ridacchiò.
Si aggiustò il cappello sulla testa come a preannunciare che quella strana conversazione stesse giungendo al termine.
Poi, aggiunse: “Non sprechi i suoi anni migliori a preoccuparsi di un avvenire che non può controllare.
La vita è fugace, in un battito di ciglia sei seduto sulla tua poltrona preferita a gustare l’ultimo respiro di un’esistenza che hai passato a combattere”.
“Faccio del mio meglio per affrontare e onorare questa esistenza ma sembra che lei non voglia affrontare e onorare me” rispose Evelyne, scrollando di poco le spalle.
L’uomo annuì pensieroso.
Aveva un qualcosa di familiare che la colpiva nel profondo.
Sentiva di conoscerlo, eppure non l’aveva mai visto prima.
“Le posso chiedere qual è il suo nome, signore?” gli chiese.
Lo sguardo saggio di lui incontrò quello incuriosito di lei.
Aspettò un attimo prima di rispondere, quasi non volesse svelare un segreto nascosto per anni.
Ma poi: “Mi chiamo Stephan” rispose cautamente.
Evelyne sorrise.
“Anche il mio bisnonno si chiamava Stephan, mia madre mi parla spesso di lui e dei racconti di guerra che le ha tramandato.”
Stephan la guardò intensamente, serio.
“Lo so bene” rispose per poi alzarsi dalla sua sedia e, non prima di averla salutata, avviarsi verso la porta di entrata del bar.
Evelyne non ebbe nemmeno il tempo di realizzare, che l’uomo scomparve tra la pioggia e il buio di quella sera portando via con sé tutte le risposte alle domande irrazionali della ragazza.
Uscì dal bar anche lei ma non vide nessuno; solo il taxi che aspettava da un’ora, fermo in lontananza.
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Ho letto con vero piacere questo piccolo scritto di Wilma Maria. Ho potuto, nuovamente, ammirarne la bella scrittura, tutto fuorché esercizio di stile poiché, come rilevato da molti, in tanta brevità si scorge più di qualche contenuto di spessore.
Trovo con l’autrice, o almeno credo, una notevole affinità nell’approccio alle trame, ai personaggi, anche a un certo genere che spazia “oltre”. Il racconto breve è un grande alleato in questo, poiché l’intensità che si riesce a infondervi (sempreché ci si riesca) può essere mantenuta ad alti livelli. E la nostra Wilma Maria non ha bisogno di aiuto in questo: anzi, sembra sguazzare nel suo elemento naturale.
Nell’evidenziare che, generalmente parlando, sono un grande fan della saggezza matura, della guida spirituale in genere, ebbene nel piccolo racconto ho scorte un “paletto” che mi è piaciuto particolarmente. Forse mi sbaglio, ma una frase come:
“Faccio del mio meglio per affrontare e onorare questa esistenza ma sembra che lei non voglia affrontare e onorare me”
sembra volerci suggerire più di qualcosa. Un messaggio che si regge in equilibrio, precario ma di certo equilibrio, sul filo che separa una risposta stizzita dalla considerazione franca, sincera. Onesta. A parer mio, il vero bandolo della matassa.
Nella grande giostra dei modi di dire, dei consigli facili o di parole scontate dovremmo fermare di colpo tutto il meccanismo per far scendere chi vuole dirci qualcosa E ascoltarla: se c’è tutto un mondo intorno, non è meno grande di quello che possiamo scorgere nei nostri occhi e in quelli del prossimo. A volte la molla scatta, e i due pianeti si fondono in uno solo rilasciando, come in certi eventi astronomici di immane violenza, un’energia incomparabile.
Un’ultima considerazione: perfettamente centrata nel ritmo e nella posizione l’incursione del coniglio quasi morto. Spezza la corsa e costringe a rialzarsi con più voglia di giungere al traguardo.
Profonda, pungente. Di nuovo complimenti.
‘È sempre stata molto brava a nascondere le sue emozioni’. Mi piace molto questo cambio temporaneo all’interno della narrazione che aggancia il racconto alla realtà e ci svela tanto dell’animo della protagonista. Mi pare quasi essere il cuore della storia. Un dialogo ben condotto che diventa Monologo interiore. Un confronto con sé. Molto brava
Grazie mille! In effetti, cerco sempre di “dar vita” il più possibile ai personaggi delle mie storie affinché possano raccontare emozioni e pezzi di vita che facciano immedesimare il lettore e gli facciano ritrovare una piccola parte di sé.
Sono contenta che ti sia piaciuto!
La cosa che decisamente ho trovato più particolare in questo tuo bel testo, è che racconti il 90% delle emozioni di Evelyne attraverso la voce di colui che si comprende essere suo bisnonno, che sembra avere il potere di leggerle la mente, come se potesse carpire i sentimenti della sua discendenza come un libro aperto. Tutto questo consiste in una lieve spolverata di soprannaturale che si unisce a una vicenda che parla di emozioni: personalmente ho sempre amato questo tipo di “ricetta narrativa”, tanto nella letteratura quanto nel cinema. Un saluto 🙂
Grazie per il tuo bel commento, Gabriele! Sono contenta che la storia ti sia piaciuta. L’aspetto “psicologico” e soprannaturale sono ciò che piace molto anche a me.
Un saluto anche a te!
Racconto a mio avviso coinvolgente ed estremamente condivisibile.
Riesco a percepire come si sente Evelyne in questa sera d’agosto.
Il messaggio che si può trarre alla fine del racconto è molto profondo, senza aggiungere altro.
Penso che dovremmo godere del dialogo tra Evelyne e Stephan provando ad immedesimarci nella ragazza e viverlo come lo ha vissuto lei, tra stupore e disorientamento.
Grazie mille!
Ho fatto del mio meglio per rendere il dialogo profondo ma capibile al tempo stesso, con una punta di mistero/fantastico verso la fine (essendo amante di questo genere).
Sono contenta che sia stato apprezzato.
Molto bello e coinvolgente.
Parrebbe quasi il punto d’inizio di un racconto dal respiro più ampio e non nego che mi piacerebbe saperne di più su Evelyn e Stephan.
Però, nel frattempo, mi godo questo bel racconto.
Brava!
Ciao Giuseppe, grazie mille!
Mi è piaciuto molto! Conciso nel suo fugace momento di mistero. Forse l’intervento spiritico del nonno che con due riflessioni riporta la nipote a non drammatizzare su cose di poco conto comparate al vissuto di guerra del nonno. La vita passa veloce ed è un peccato non accettarne le sue varie sfaccettature sia belle che brutte. La pioggia poi passa e lascia posto al sole. Piaciuto brava.
Ciao Giulio, grazie!
Sono contenta che tu abbia compreso a pieno ciò che volevo trasmettere.