Arcane Mixologìe

Serie: i Tre Portali


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Alef-Beth prese ciò che gli servì, e sceso dal Tempio Dorato si beò della moltitudine di quelle diverse razze primordiali finalmente giunte ad Elisir Terra e dar così Vitanuova, attraverso il Rito Unico.

Ghiacciolawnor e Aragnokir vestivano i loro cerimoniali mantelli di un rosso acceso, brillante.

Con dorati bordi e sfarzosi ricami qua e là cuciti con il prezioso e famoso Bissòceanico Nordico.

Squamosi, con quattro indipendenti e lunghissimi baffoni simili a quelli dei pesce gatto che conosciamo oggi ma lunghi diversi metri in più. Portavano dei particolari copricapi in corallo a mo’ di corona, completamente intarsiati di lucide perle e quarzi variopinti, con mani rettiliane dalle unghie affilatissime e braccia possenti.

Queste, adornate da grossi tatuaggi, brandivano massicce alabarde in ossidiana.

Scintillanti come la più sorridente alba ed al contempo nere, oscure come ribollente pece.

Temibili armi, che conferivano un non so che di sinistro a chiunque vi posasse gli occhi per la prima volta. 


Al loro seguito ci furono una ventina di sgargianti purpurei esseri calamarosi, dalla grossa testa a cupola e con dei possenti tentacoli con il quale reggevano alcuni strumenti musicali: i Tambureef, le Chitarriccespinose e solamente alcuni i Flautochenotes, appesi al collo e sorretti da una piccola corda.

Questi ultimi, ancora appositamente silenziosi, avrebbero cantato diverso tempo dopo rispetto ai loro colleghi. 


Allorchè, su quella plana di Monte Lario le maestose percussioni dei Dragopesce iniziarono a sovrapporsi alle altre, creando così una nuova e particolare melodia, costante, accompagnata dalle Idroarpe che aumentarono il loro ritmo in maniera direttamente proporzionale all’avanzata del gruppo appena presentatosi.

 

In questa grande vallata al di sotto dei templi, furono presenti diverse zone, circoscritte.

Ognuna dal proprio preciso e selettivo scopo.

Alcune rocce spuntando dal terreno ne delimitavano la loro area, formando appunto delle precise figure geometriche percepibili benissimo dall’alto, quanto nulla o quasi da terra. Peoniamarantide, una delle più nobili sacerdotesse iniziò a riunire le sue compagne proprio in una di queste aree dalla forma circolare, quasi ellittica, e si sedettero sulla nuda pietra, a gambe incrociate. Palmi giunti ad altezza del viso.


Serrarono i loro occhi ed iniziarono dunque a produrre una vibrazione con la bocca. Man mano che tale vibrazione andò a svilupparsi, sfociò in suono viscerale piuttosto che un qualcosa emesso verso l’esterno, un suono…a ricordare quello stesso di un Pianeta che muovendosi, assestava il suo baricentro nel Grande Equilibrinfinito. 

Tale vibrazione prodotta da tutti quei loro corpi insieme, iniziò a crear qualcosa, rivelando così la formazione di un fortissimo campo magnetico inizialmente astratto, poi totalmente palpabile. 

Pian piano iniziarono a levitare una ad una, sollevandosi quindi una decina di centimetri dal suolo girando poi lentamente, su sé stesse, in senso orario.

 

Fu quello il momento in cui le altre dieci magnifiche donne precedentemente volate via durante la salita di Alef, ritornarono, planando dolcemente al suolo. Circondarono presto il gruppo di sacerdotesse e tutte loro, allungando una mano all’interno del campo appena creatosi, ne presero come una qualche energia per poi poggiarsela sul petto. Questo, emanò fulmineo un bagliore, il quale una volta lentamente scemato rilasciò stazionario nell’aria come del pulviscolo dorato a rimaner lì sospeso per chissà quanto tempo.


Vi si allontanarono, dirigendosi ai piedi del Tempio Errante dove tutt’intorno ai primi gradoni della scalinata si trovò una specie di fossato, come una grande vasca. Enorme, vuota. Scalze, misero i piedi all’interno di quest’ultima che pian piano, iniziò a riempirsi con l’acqua che sapiente sgorgava da piccole fessure tutt’intorno.

Acqua che, una volta raggiunta l’altezza di una decina di centimetri si interruppe, dando come il permesso alle donne per levarsi i loro fluttuanti e lunghi abiti. Furono così, per la prima volta ad Elisir Terra, completamente nude.

Le loro schiene, ricoperte da grandi tatuaggi, raffiguranti altrettanti alberi con diverse ramificazioni visibilmente mancanti in ognuno, seppur in punti differenti, sembravano quasi costituire una qualche mappa.


Ma di questo spettacolo ne parleremo meglio più avanti visto che un altro, stava ormai cominciando visto che le donne, tutte ad occhi chiusi, iniziarono masturbarsi con le loro stesse mani.

Sedute a gambe larghe, chi con le schiene inarcate all’indietro o chi con il busto proteso più in avanti, accarezzandosi vertiginosamente l’un l’altra. I loro visi iniziarono a mutare, dipingendo enormi smorfie di pudico piacere.


Finalmente, in un momento un po’ inaspettato, si fecero presenti anche loro:

gli esponenti dei Psilocibinalberifungo, proprio gli ultimi ad arrivare nell’Elisir Terra.


Questa volta i loro soliti preparativi richiesero più tempo del solito, la realizzazione degli speciali sidrofluidri che (fra le tante cose) li contraddistinguevano  dalle altre razze, non era avvenuta con la maggior facilità delle ere passate.

Grazie comunque alla loro innata, sconfinata ed arcana saggezza che trascendeva ogni cosa, estrassero correttamente la Molecola Spirito dalla linfa vitale presente in ogni pianta, che veniva poi miscelata.

Mischiata, ed amalgamata con la cenere d’ossa di alcuni protoleotauri adulti, ricavata da esemplari morti naturalmente e poi, portati e decomposti in maniera altrettanta nei bacini lavici alle pendici del vulcanonirico Mahatmashaki insieme alle migliori piume di Rocciavelluto, particolare formazione montuosa che si trovava nella sola remota regione dei Minerali Quantici. Nasceva così un nettare dal color verdastro, in apparenza spento, opaco, ma che con la giusta luce rifletteva ed amplificava tantissimo i raggi che attraversandolo risplendevano dunque di una luce propria quasi accecante. Luce, in grado di emanare ogni imponente singolo fascio cilindrico dalla lunghezza di chilometri, dando vita a temporanei Zenith persino nelle più lunghe notti dove nessuno dei tre Soli, Khan, Mwoe e Hiull sorgeva, coprendo ogni distesa del Tuttoquantum.

 

 

Serie: i Tre Portali


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Vastità di visioni….fecondità d’immaginazione, potere ritmico dello stile….erotismo, complessità e studio del dettaglio estremamente impressionante, curato a un livello quasi maniacale da risultare quasi realistico….una trama ricca di contenuti e avvenimenti…misteri e simbolismi e messaggi….

    Un viaggio da godersi con calma……

  2. Un racconto molto caratteristico e originale, nel quale stai esplorando un tema particolare e non molto gettonato.
    Molto belle le immagini che evochi, che aumentano il coinvolgimento del lettore grazie ai dettagli descrittivi che inserisci.

    1. Grazie, caro! Mi fa molto piacere tu abbia letto anche questo capitolo e posso ben dire di essere felice nell’esser riuscito a comunicarti qualcosa di bello. Per quanto riguarda il tema si, direi che forse avrei potuto catalogarlo come Sci-Fi o Fantasy ma sono uno a cui non piacciono molto le etichette specie quando sono come in questo caso più di circostanza che altro. Personalmente tengo molto a questi temi e forse scriverei solo al riguardo, ma mi accorgo che spaziare in altri generi è tanto importante quanto per me divertente ed istruttivo.