Natale in Famiglia

Serie: Il Frenocomio del Terrore


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Dopo dieci anni, riprese inspiegabilmente a parlare, dicendo cose tutt’altro che banali.

«Quanto vi ho appena detto rappresenta, per me, il significato del Natale». Il ragazzo concluse così il suo lungo discorso, poi ruotò leggermente la testa verso destra e sorrise al bambino seduto al tavolo insieme a lui.

«Quest’anno Babbo Natale mi porterà il trenino elettrico!» commentò il ragazzino, mentre faceva dondolare le gambe sotto la sedia, prima in avanti e poi indietro. «Ho scritto una bella letterina che gli ho inviato qualche settimana fa. Oltre ad avergli spiegato quanto sono stato bravo a scuola e a casa, con la mamma, ho fatto un elenco dei regali che vorrei. La parola “trenino” l’ho scritta con la penna rossa, così sono sicuro che non si sbaglierà. Però, vorrei anche una macchinina telecomandata, delle costruzioni e dei giochi per il computer».

«Nient’altro?» domandò, sorridendo, un anziano seduto dall’altro lato del tavolo, proprio davanti al marmocchio che, per tutta risposta, scosse la testa, ridendo. Gli erano appena caduti due dentini da latte e mostrava fiero a tutti le sue finestrelle.

«Ma il Natale non è solo ricevere regali» borbottò il vecchio. «È ricco di significati e dovreste saperlo. Quando avevo la vostra età, non erano solo dolciumi e balocchi».

Il ragazzo corrugò la fronte e sbadigliò assente.

«Il Natale è il simbolo della rinascita, del rinnovamento e del cambiamento. È un punto di rottura con il passato, un nuovo inizio» riprese l’anziano. «Ma anche di speranza e fiducia verso il prossimo. Il Natale è nel nostro cuore; se durante l’anno riuscissimo a mantenere buoni rapporti con gli amici, se fossimo accoglienti con i parenti e se ci curassimo del prossimo, proprio il 25 dicembre potremmo coglierne i frutti. Per rinascere, non bisogna fuggire da se stessi, basta vedersi sotto un nuovo aspetto: dobbiamo aprirci agli altri e accettare i nostri fallimenti, superare le tensioni, i conflitti e perdonare chi ci ha fatto del male».

«Sei pronto, Alex? È l’ora del trattamento» sussurrò un uomo all’orecchio del ragazzo. Lo afferrò per i manici della carrozzella e, lentamente, lo spinse fuori dalla stanza, un locale con le pareti blu e verdi e il soffitto viola. Al suo interno c’erano altre persone sedute intorno ad altrettanti tavoli, ma nessuno fece caso a loro.

Alex si guardò intorno, smarrito. Cercò di muovere le braccia, ma erano saldamente legate ai braccioli della sedia così come le caviglie. Aveva riconosciuto quella voce, era Frank.

«Non ti agitare… La medicina sta esaurendo il suo effetto?» sghignazzò l’uomo. «Tieni, prendine un altro po’». L’uomo pugnalò Alex al collo con una grossa siringa dal contenuto vermiglio, iniettandola direttamente nelle vene. Il ragazzo ebbe come un sussulto, poi fu di nuovo preda delle allucinazioni. «Stai tranquillo: quando uscirai da questo posto, dovrai sicuramente portare il pannolone per il resto dei tuoi giorni e ti resterà difficile anche capire la differenza tra il giorno e la notte». Una risata maligna risuonò nel corridoio. «Guarda, lì dentro fanno l’elettroshock agli schizzati come te». Frank si fermò davanti a una porta bianca. «Oggi, però, ho qualcosa di meglio per te. Sono sicuro che ti divertirai un mondo». Riprese a spingere la carrozzella, fischiettando. «Eccoci, siamo arrivati».

L’uomo si voltò a guardare se ci fosse qualcuno lungo il corridoio, poi aprì una porta azzurra e ci spinse dentro la carrozzella. La luce si accese automaticamente e illuminò due macchinari al centro della stanza. Avvicinò Alex a quelle apparecchiature mediche, prese un kit per l’intubazione e gli cacciò con forza il tubo nella gola.

«Fa male, vero?» ringhiò. «Con questo respiratore sarò sicuro che l’aria continuerà a entrarti nei polmoni».

L’uomo scoprì il petto del ragazzo e vi applicò due piastre metalliche adesive collegate a dei fili elettrici.

«Vedi questo defibrillatore automatico?» spiegò Frank. «Si preoccuperà di far continuare a battere il tuo cuore». Accese il respiratore e poi il defibrillatore. Si mise una mano nella tasca del camice e ne estrasse una siringa con del liquido trasparente. «Questi sono barbiturici, una dose abbondante che ti renderà difficile respirare. Quella macchina deciderà per te quando ricevere ossigeno e quando soffocare». Gli iniettò l’intero contenuto nella coscia destra e lo lasciò solo per qualche minuto.

Quando Frank fece ritorno, il ragazzo stava sbavando; era in un visibile stato confusionale.

«Ricordi l’incidente che hai provocato e nel quale sono rimasti uccisi tua madre e tuo padre? Beh, sono morti anche mia moglie e mia figlia, in quell’incidente! Te lo ricordi?!» gli urlò l’uomo. «Lo so, lo so, te lo ripeto tutti i giorni… Voglio solo essere sicuro che tu sappia il perché di tutto questo. Non è stato facile riuscire a farsi assumere in questo ospedale psichiatrico e tanto meno in così poco tempo. Non avrai davvero pensato di uscire da qui incolume?».

Frank avvicinò un carrello chirurgico con degli strani arnesi, lacci e boccette colorate.

«Sei pronto?» domandò l’uomo, guardandolo in cagnesco. «Immagino di sì» ghignò.

Il ragazzo avrebbe voluto dire o fare qualcosa, ma l’oscurità iniziò a inghiottirlo e pian piano smise anche di sentire l’enorme dolore che gli attanagliava l’addome. Stava quasi per sprofondare in quel baratro nero come la pece e denso come il petrolio, quando un’ultima frase riuscì a raggiungere la parte cosciente del suo cervello: «Buon Natale, fratellino…».

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Serie: Il Frenocomio del Terrore


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa, Young Adult

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Discussioni

  1. Eccomi qui. Ora ho compreso, pensavo che i due racconti fossero in qualche modo consequenziali e invece le tue sono “storie dell’horrore a tema”: sinceramente, non so quale dei due provochi più turbamento. L’impotenza indotta nell’immaginario dagli ospedali psichiatrici è fonte di incubi per tutti.

    1. Il primo racconto è nato sotto l’ombrellone al mare, il secondo in macchina mentre tornavo dal lavoro. Dovevo scrivere un racconto sul Natale, ma poi ha preso una vena troppo horror e non l’ho più spedito. XD
      Sono contento che ti siano piaciuti! 🙂
      Ciao.

    1. Ciao Alessandro 🙂
      Visto che questo bel periodo è a tema “ricoveri”, meglio restare a casa! XD
      Sono contento che ti sia piaciuto e grazie per aver messo un commento.
      Un abbraccio! 😉

  2. Cavoli. Questo posto non è per niente rassicurante, e questa vicenda è ancora più inquietante della precedente. Complimenti davvero, la storia regge bene, ed altrettanto bene è scritta, un altro mattone per questo spaventoso istituto psichiatrico!

    1. Ciao Sergio!
      Sono contento che ti sia piaciuto 🙂
      Ho partecipato a un concorso per racconti sul Natale e questo, dopo averlo scritto, non mi sembrava il caso di mandarlo XD
      Sta venendo fuori un manicomio nel manicomio… XD
      Grazier per aver letto anche questo LibriCK, un abbraccio virtuale! 😉