PAGINA DI DIARIO – VENERDI’ TRE SETTEMBRE 2021

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


Ciao diario,

oggi sono a casa da sola. Benedetta è al lavoro e io mi sono presa un giorno di centoquattro anche se non devo fare alcun esame o vista. Avevo voglia di un giorno di tranquillità per mettere in ordine il caos delle ferie ancora irrisolto, nel mio guardaroba e nella mia mente.

Ti faccio una domanda caro diario. Ma sinceramente tu pensi di servire a qualche cosa?

Io ti racconto le cose e tu stai zitto. Zitto come lo psicanalista che ascolta e scrive sulla sua risma di fogli A-quattro, delle cose incomprensibili, forse anche completamente estranee a quello che il paziente sta raccontando. Figure scarabocchi o suoi promemoria. Tu diario sei lì e non commenti. Forse è per questo che parlo con te. Mi sono stancata dei strausati commenti banali. “Che coraggio poverina. Da ammirare” “Ha una forza di volontà invidiabile. Dovremmo imparare da lei” “Nonostante la sua sfortuna guarda dove è arrivata!”

Tutto questo mi fa tremendamente incazzare. Come se il coraggio ce l’hanno solo chi si conquista la vita da una carrozzina. Cazzate!

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In un periodo della mia vita in cui, per il ripetuto ingurgitare di particolari farmaci che avrebbero dovuto curare i miei muscoli, perdevo abbondantemente le urine e quindi avevo il pannolone, a volte anche fastidiosamente inzuppato, un compagno di liceo più vecchio di me e neanche tanto bello, apparentemente anche molto imbranato, aveva cominciato a farmi il filo.

Almeno così sembrava a me. In realtà coltivava un progetto, costruendo la sua azione con strategia per alcune settimane. Nel mio corpo, data l’età, si era progressivamente sviluppato un subbuglio di un migliaio di ormoni agitati, e anche se il tipo non mi piaceva granchè, dopo molte resistenze ho assecondato la sua richiesta di toccarmi.

Sorreggendomi con estrema grazia e sensibilità, per la verità rara nei miei compagni di classe, mi ha condotta nel corridoio dei bagni delle ragazze. Con una lenta progressione di gesti delicati e caldi, dopo avermi baciata, ha cominciato ad accarezzarmi i seni (una delle poche cose decenti che ho). La mano destra, che in genere quando mi eccito masturbandomi si irrigidisce, al contrario con le sue carezze si era ammorbidita. Io non capivo già più niente quando sempre con delicatezza scendendo sul fianco ha infilato una mano nelle mie mutande.

A quel punto con rapidità e precisione da esperto, poiché nella sua famiglia un po’ complicata, doveva accudire nel cambio dell’intimo un fratellino già grandicello ma alquanto ritardato, mi ha strappato il pannolone, con una manovra oltretutto non semplice visto che avevo i pantaloni.

Abbandonandomi instabile in piedi contro il muro, si è fiondato fuori con il trofeo da esibire agli altri idioti che lo aspettavano in cortile per applaudirlo e acclamarlo.

Mi ha trovato il bidello, che per fortuna era una bidella, a terra che piangevo con i pantaloni ormai inzuppati di fresca urina. Aveva dato l’allarme una compagna che aperta la porta del bagno si era spaventata ed era corsa urlando a chiedere aiuto.

Non ricordo il nome della bidella, ricordo però che era decisamente grassa e decisamente mascolina, anche per l’abbondante peluria sotto il naso a mò di baffi e sui lati delle guance a mò di basette. Un senone e delle coscione, con le caviglie piccole. Ricordo che metteva delle calze di un particolare materiale sintetico e camminando lo sfregamento fra le cosce produceva dei ritmici sibili che si sentivano fino dal fondo del corridoio delle aule.

Mi aveva sollevata di peso raggomitolata come ero e mi aveva adagiata su una poltrona della sala insegnanti. Dopo poco si erano accorti che tremavo per la febbre che mi saliva rapidamente.

L’evento era stato interpretato come un malore, un mancamento. Forse ero andata in bagno, mi ero sentita male per la febbre, ero caduta a terra ed avevo perso le urine. Le menti illustri del corpo insegnanti avevano pensato anche a qualche altra anomalia del mio corpo, visto che era un corpo già non normale.

Nessuno, neanche la stessa bidella che a volte mi aiutava a cambiarlo, si era chiesto perchè ero stata trovata priva di pannolone.

Mamma non ha mai saputo cosa era successo.

Sono rimasta a letto 3 giorni. E forse ho cominciato proprio in quella occasione e in quei giorni a masturbarmi sudando e impuzzandomi sotto le coperte in quello strano rituale che ancora oggi, negli eccessi depressivi, mi aiuta a superare il momento.

E anche allora dopo cinque giorni avevo superato quel momento. Mi sono presentata raggiante al liceo, come se nulla fosse successo, con un pacchetto infiocchettato, contente una scatola che conteneva un grosso pannolone, rubato dalla fornitura che il vicino di casa di centoventi chili, conservava nello scatolone sul pianerottolo delle scale.

L’ho posato sul banco del mio stupratore, con un biglietto che diceva ‘Come premio della tua vittoria, tieni questo che è bello e pulito, perché quello dell’altro giorno era tutto pisciato’.

Da quel momento lui mi ha chiamato Pampers. La cosa mi è sempre risultata indifferente

Il mio era stato forse coraggio?

Era forza di volontà ammirevole?

Era forse atto di eroismo come sarebbe poi stato per LUI?

Esattamente un anno dopo arrestarono suo papà sorpreso in ripetuta flagranza di reato di pedofilia.

Era sparito per cinque giorni come me. Poi come me era ricomparso, sottoponendosi con apparente indifferenza al cannoneggiante fuoco di molestie verbali e scritte di tutti i compagni ed anche di alcuni insegnanti. Ma per lui tutto quello che c’era attorno non esisteva, o meglio non esisteva quello che era contro di lui. Lui ha continuato ad essere gentilissimo e disponibile con tutti, amici (pochi) e nemici.

Diplomato con il massimo dei voti, ora, alla giovane età di quaranta anni, è un pediatra di fama mondiale.

Ha avuto più coraggio, forza d’animo e impegno lui o uno di quegli atleti celebrati in questi giorni alle paralimpiadi che vincono con un solo arto?

E che cacchio! Smettiamola.

Il coraggio la forza l’impegno è nel vivere la vita di tutti i giorni. Qualsiasi vita. Non è necessario essere disabile per essere coraggioso.

Ci sono greggi di conigli disabili che io odio, e folle di coraggiosi con i quattro arti ben funzionanti. Quindi non rompetemi più con la solita cazzata banale che il disabile è buono, bello e forte.

Ciao Diario

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


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Discussioni

    1. Pare che serva anche lo psicanalista …..se no perchè si farebbe pagare così profumatamente per star lì a scrivere la lista della SUA spesa!!

  1. Ciao Cosi, la tua è sempre una narrazione colma di energia, vivida, che a mio avviso non può passare inosservata. Ricca di episodi di vita e questo però non significa saperli raccontare in maniera efficace, invece tu lo sai fare benissimo, secondo il mio parere. Trovo interessante ciò che dici e come lo dici. Con un alto potenziale. Condivido il tuo pensiero scritto in questo pezzo. Buon proseguimento di vita e di scrittura. Per essere felici ci vuole coraggio, scardinando spesso quello che altri ci hanno costruito intorno e dentro.