Salvagente

Serie: Una promessa è una promessa

Il cielo sta diventando buio, le stelle e la luna fanno ritorno. È ora di tornare a casa per John. Sta prendendo in considerazione l’idea di fermarsi un po’ dai Collins. Forse riuscirà a svolgere qualche lavoretto nella stalla.

Sbuca fuori dal piccolo bosco dietro la casa di cura, tenendo Tyson per le briglie. Tra gli alberi ha trovato una piccola radura, dove l’erba è già quasi tutta verdeggiante.

«Thompson!», lo chiama la signora Brown, uscendo di casa. John si ferma, gli occhi spalancati.

«Potrebbe portare dentro un po’ di legna?». La voce dell’infermiera si affievolisce appena nota l’animale dietro il ragazzo. È tutta bianca ora. È davvero difficile non notarla, come se fosse in grado di riflettere la luce.

«Cos’è quello?!», strilla, restando a debita distanza.

John inspira, voltandosi a guardare Tyson, più alto di lui. «È il mio cavallo».

«E da dove arriva?».

«Questa mattina l’ho tenuto nel bosco. Deve ammettere che non si è accorta della sua presenza». Maschera un sorriso.

«Non voglio animali nella proprietà… soprattutto se cavalli!». Continua ad urlare, il tono di voce duro. 

«Ma non è mai entrato nella proprietà. Anche ora, siamo fuori». Con un gesto della mano indica il limite dell’erba tagliata. «Non lo lascerò avvicinarsi». Osserva il tentennamento insinuarsi nell’espressione furiosa della signora Brown, così aggiunge: «Non disturberà gli ospiti».

La signora Brown abbassa il capo finché riflette. Quando torna a fissare John negli occhi, i suoi sono glaciali, le labbra una linea dritta.

«La prima volta che quella bestia proverà ad entrare nella proprietà, sarà finita».

«Non succederà».

«Le conviene». Lo fulmina con lo sguardo.

«Comunque la legna l’ho già portata dentro».

«Bene. Buona serata».

«Altrettanto». John china leggermente il capo e poi continua a camminare seguito da Tyson.

Con dolcezza, John accarezza il muso del cavallo con la mano, concentrandosi sui suoi occhi grandi.

«L’abbiamo scampata bella, eh?», mormora. Sorride apertamente ripensando alla reazione della vecchia. Se Tyson le andasse incontro, lei scapperebbe a gambe levate? Sì, ovviamente strillando. John sta ridendo tra sé quando sente l’inconfondibile suono della porta che sbatte. Affila lo sguardo, fermandosi. Una figura magra in un vestito vaporoso e stretto in vita, scappa come se fosse inseguita da una mandria di tori.

Questa volta John non ha dubbi su chi sia. Agilmente monta a cavallo e con un colpo di speroni fa partire Tyson. In poco tempo raggiunge la ragazza, affiancandola finché lei continua a correre tenendo lo sguardo puntato avanti a sé.

«Kat! Si fermi!».

Contro ogni sua aspettativa, Kathrin si ferma di colpo. John tira le briglie, facendo impennare Tyson, che si blocca. Smonta svelto per raggiungere la ragazza a testa china, ma appena fa un passo, intravede qualcosa scintillare nella mano alzata di lei.

John si pietrifica, la bocca gli si secca all’istante. Kathrin solleva di scatto il viso con gli occhi arrossati e traboccanti di lacrime. Sta tremando, come se fosse percossa da scosse. La colpa non è solo del vento freddo.

«Mi lasci stare. Se ne vada via, John», dice con voce spezzata, scandendo con attenzione le parole.

«Non andrò da nessuna parte», obbietta lui, senza muovere alcun muscolo. Il fiato gli si incastra in gola quando la ragazza sposta velocemente il coltello, sfiorandosi la candida pelle del collo. La mano di Kathrin continua a tremare. Questo fa impazzire John. Le basta un piccolo movimento più pronunciato per ferirsi.

«Lo faccio», mormora Kathrin, battendo i denti.

«No. Non muoverti», sussurra John, muovendo lentamente le mani. Lancia uno sguardo alla casa di cura. Sono abbastanza distanti ma se urla potrebbero sentirlo. Poi si ricorda che alla sera sono tutti nella sala da pranzo, con dei musicisti che non smettono un attimo di suonare. No, nessuno lo sentirà.

Kathrin si accorge dello sguardo di John. Un lieve suono metallico risuona nell’aria.

«No!», urla John, facendo un passo avanti. È troppo tardi, fissa con occhi sconcertati il sangue che scivola denso e acceso lungo la spalla della ragazza, gocciolando sul vestito chiaro. La mano che stringe il coltello trema così tanto che perde la presa, facendolo cadere tra l’erba folta. Kathrin non fa a tempo ad abbassare lo sguardo per cercarlo che John si è già fiondato a terra per raccoglierlo. Appena lo prende, lo infila in una tasca della sella del cavallo. Si avvicina lentamente a Kathrin, trattenendo il fiato. Lei sta guardando con uno strano sguardo la ferita che sanguina. È qualcosa di orribile: c’è delusione nei suoi occhi. John la sta per prendere quando lei se ne accorge e si allontana con un breve scatto.

«C’è un fiume qui», dice con voce rotta. «Dimmi dov’è». Presto tutto finirà. Sarà libera.

«No». La voce di John è dura. Non vuole lasciarle pensare di averlo in pugno.

«No?». È confusa.

«Non c’è alcun fiume qui».

«Non è vero!», sbarra gli occhi, terrorizzata. Deve recuperare il coltello.

«Fidati. Io abito qui e ti giuro che non c’è alcun fiume». La fissa dritto negli occhi, con fermezza. A questo punto, mentire è la sua unica possibilità.

«Non è … vero», farfuglia debole Kathrin, alla ricerca di qualche dettaglio che possa confermare il contrario. Niente. La sua mente è un incubo, non c’è nulla di chiaro. Il suo sguardo cala nuovamente sulla sua ferita. Non è molto profonda, ma continua a sanguinare parecchio. I suoi occhi diventano vitrei.

John la osserva cauto, cercando di capire in che modo affrontarla. Un solo passo falso e lei potrebbe macchinare qualcos’altro per farsi del male. La sua preoccupazione si concentra tutta sulla sua ferita: non è bene che continui a sanguinare in quel modo.

«Ti posso aiutare, Kat», sussurra con tono gentile, continuando a tenere i suoi occhi dentro quelli di lei. I modi con cui deve rivolgersi a lei li dimentica del tutto. Davanti a sé vede solo una persona da salvare.

«No, non … puoi». Esita, ritornando a mettere a fuoco il ragazzo.

«Sono sicuro di sì. Devi solo lasciarmi fare». Si azzarda a fare un passo in avanti, con il respiro trattenuto. Kathrin non reagisce, si limita a fissarlo con un’espressione simile a quella di chi è disperso in un mare in tempesta. «Non ti farò del male, fidati di me». Fa un altro passo, con lentezza.

«No?», domanda tremolante e insicura. Il sangue gocciola caldo e veloce lungo il braccio. In viso si fa più pallida, le sue labbra sono ormai esangui.

«No, promesso». John parla lentamente, senza mai perdere gli occhi di lei.

«Io sì». Un singhiozzo la fa sobbalzare. «Mi farò del male».

«Non deve essere per forza così. Se mi permetterai di aiutarti, ti proteggerò da te stessa». Con la mano del braccio sano, Kathrin si sfiora la spalla ferita. Poi osserva la sua mano sporca. Il terrore la assale.

«Ho paura», sussurra.

John avanza ancora. È distante da lei solo di qualche passo. Una lunga falcata potrebbe coprire la distanza.

«Lo sai? Insieme si è più forti, c’è meno paura». Le parole che era solita dirgli sua madre salgono improvvisamente a galla, facendosi strada per trovare le sue labbra.

«In … insieme?».

«Sì. Tu ed io, insieme. Promesso». Kathrin chiude lievemente le palpebre, il respiro sfiora velocemente le sue labbra dischiuse. John non aspetta occasione più favorevole: riempie la distanza. All’inizio esita, non sapendo di preciso cosa fare. Mantenendo sempre i suoi occhi sul volto della ragazza, raggiunge la mano che lei ha lasciato cadere lungo il fianco. Al contatto, Kathrin apre gli occhi, trovandoli persi dentro quelli di John. E la sua espressione comincia a mutare lentamente: ha trovato un salvagente con cui rimanere in superficie.

Non passano molti secondi e John si sta già strappando una manica della sua camicia. Con immenso sollievo, riesce a fasciare la spalla di Kathrin senza incontrare alcuna resistenza da parte di lei. Stringe il più possibile, per assicurarsi che la bendatura non scivoli giù.

«Fatto. Ora torniamo a casa, va bene?». 

Lei annuisce debolmente. Muove un passo in avanti, poi un altro. Inconsciamente, si lascia cadere a terra, fiacca. John l’afferra prima che le sue ginocchia sfiorino l’erba. Con un braccio le circonda la vita, riuscendo con facilità a sollevarla. È molto leggera per l’età che dimostra. Sta pensando di farla montare in groppa a Tyson, ma come farà a tenersi salda alle briglie?

La fa sedere a terra con attenzione per poterla prendere in braccio con più facilità. Fa in modo che la spalla ferita sia appoggiata al suo petto, cosicché anche la sua camicia possa fungere da benda. Senza forze, Kathrin abbandona la sua testa contro John, continuando a tremare. Lui si sforza il più possibile per non farla ondeggiare troppo e magari provocarle nausea. La casa dista abbastanza dovendo raggiungerla a piedi, ma John non si fa intimorire da questo. Mentre cammina saldo con Tyson al seguito, John prova un moto di rabbia nei confronti della signora Brown e anche del maggiordomo della ragazza. Come hanno potuto lasciarla scappare così? Non si sono accorti che c’è qualcosa di strano in lei? Questa notte lei avrebbe potuto uccidersi. Sente un vuoto nello stomaco quando realizza che se fosse partito cinque minuti prima, non avrebbe potuto fermarla. Gli sembra d’aver camminato in eterno quando finalmente ha davanti a sé la casa . Dalle finestre della sala da pranzo giunge una musica allegra. John si riempie i polmoni d’aria e poi comincia a chiamare a squarcia gola Mrs Brown. Poco dopo dalla porta escono di corsa l’infermiera, due camerieri e anche Ben. Appena tutti lo intravedono nei buio, iniziano a correre disperatamente tra le grida.

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
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    Discussioni

    1. Prima o poi, i due dovevano cominciare a darsi del tu… Vuoi vedere che adesso arriverà la signora Brown a rompere le uova nel paniere? Aspetto sempre notizie di Tom, perché mi raccomando, non può essere dimenticato… come per esempio una data per intendere meglio in quale anno ci troviamo. Alla prossima!

      1. Ciao Ivan! Eh, magari ci hai visto giusto… o magari no! Vedrai! Per Tom dovrai pazientare ancora un po’ 🙂 Una data arriverà sicuramente, molto importante, ma molto più avanti, quasi 3/4 della storia. Cercherò di inserirne un’altra se può aiutare a collocare meglio gli eventi. Grazie!

    2. Ciao Linda, non so perché ma immaginavo che prima o poi ci fosse una svolta sentimentale tra John e Kat, e lo trovo magnifico ?! Finalmente Kat forse ha compreso che non è proprio sola, e lo stesso John potrebbe trovare in lei un motivo per trovare la giusta serenità. Forse, da questo momento in poi, la vita di entrambi potrebbe svoltare, ma ovviamente, la strada è ancora lunga??, e presumo che ci sia ancora tanta sofferenza da affrontare! Un saluto, alla prossima ?!

      1. Ciao Tonino! Mi fa molto piacere che te lo aspettassi e che ti piaccia questa svolta, sebbene fosse un pochino scontata ? Non vedo l’ora di mostrarti i prossimi sviluppi della storia 🙂
        Al prossimo episodio 😀

    3. Ciao Linda, a volte la vita si snoda in una serie di coincidenze. Il concetto di “salvagente” è bellissimo: un ideale romantico cui tutti, in una forma o nell’altra, aspiriamo. Percepisco che nel tuo racconto subentrerà il dolore, forse altra perdita, ma preferisco concentrarmi sul presente e sulla sua dolcezza.

      1. Ciao Micol! La vita è così: composta di alti e bassi e bisogna che ci siano entrambi per poterne apprezzare davvero il valore. Questa storia vuole essere il più realistica possibile. Grazie per il commento, alla prossima!