
Soltanto paura
Stanotte ho sognato che mio figlio Francesco stava in campagna. Giocava con un altro ragazzino della sua età, attorno a un’enorme ruota. Tipo il Grande Disco di Arnaldo Pomodoro, quello che c’è in piazza Meda a Milano. Che è anche detto il Sole, però più lineare, con meno fronzoli. Perché noi siamo poveri anche nei sogni.
Cercavo di gridargli di venire via, che era pericoloso. Ma il vento disperdeva la mia voce, oppure ero io, semplicemente bloccata. Che poi, dov’ero? In mezzo al nulla?
Loro continuavano a giocare, a fare avanti e indietro serafici attorno alla scultura. Beata incoscienza! Poteva cascargli tutto in testa, e addio.
Quando mi sono svegliata, ho pensato che così sia perdere la ragione. Passo tutto il tempo a preoccuparmi per Francesco, come se un’ombra ferale si allungasse ogni giorno sempre più sulla sua vita. Devo smetterla, o finirò per soffocarlo, quel ragazzo.
Non parlo mai dei sogni che faccio. Neanche con mio marito Arnaldo, che tra l’altro si chiama proprio come quello scultore, Pomodoro, che tanto mi ha ossessionata. Lui crede che io sia pazza, comunque non mi darebbe retta. È che la maledetta pandemia ha acuito le mie paure, le ha amplificate. Ho paura che Francesco si ammali; ho paura che muoia a causa degli effetti collaterali del vaccino. Sono confusa, non so nemmeno cosa voglio.
Verso mattina, per esempio, ho fatto un altro terribile sogno. Mancava, questo! C’era dell’acqua e c’era mia madre, con una parente che nella realtà è morta già da qualche anno. Sembravano camminare in una risaia. Poi però qualcuno è andato sotto, all’improvviso. Sprofondato, accanto a loro. Dalla mia postazione, che non so mai bene quale sia, mi sono accorta che doveva esserci una buca profonda. Prima che potessi gridare, anche mia mamma e la parente sono scomparse. Sommerse. E io so che mia mamma non sa nuotare. Ho sentito qualcuno che diceva di chiamare i soccorsi. Una voce fuori campo. Io sono rimasta su una specie di parapetto. L’acqua pareva bassa, ma non mi sono buttata. Perché? Paura, paura, soltanto paura. Di tutto.
Forse ha ragione mio marito, sono pazza. Forse il mondo non è ancora finito e risorgeremo. Forse quell’enorme scultura non si abbatterà sulla testa del mio bambino e la prossima notte lo sognerò col mantello da supereroe che, con un pugno d’acciaio, sgretolerà la sua superficie imponente. Immensa. Terrifica.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Cristina. Questo virus ha messo in difficoltà tutti noi, quella che descrivi è una realtà che si annida in molte famiglie. Siamo in guerra, quanto sta accadendo sta causando dei pesanti traumi emotivi: ognuno reagisca diversamente, ma la morte, e ancor più la paura della morte, sono difficili da affrontare
“Perché noi siamo poveri anche nei sogni.”
è vero, a volte non si ha nemmeno il coraggio di sognare
Ciao Cristina, positività a mille in questo racconto! Ahahah, vabbè io dovrei stare zitto.
Ottimo stile e ottima scrittura. Come sempre.😊
Fossimo positivi, Dario, faremmo probabilmente un altro mestiere! 😆 Grazie, per essere passato. Ciao.
Ciao Cristina, molto realistici questi sogni, carichi dell’ansia del momento. E poi cuore di madre… brava!
Grazie, Virginia! Sono contenta di essere risultata credibile. Un saluto.
Paura, follia e oscure premonizioni… Un racconto un po’ inquietante che però esprime perfettamente i giorni tragici che stiamo vivendo. Mi è piaciuto molto, complimenti!
Sergio, grazie! Sì, credo che questa pandemia ci abbia messo più di qualche timore. Un saluto, alla prossima.
Simone, scusami tanto. Ho sbagliato nome. È l’età 😁
Ciao Cristina,
grazie per aver partecipat al Lab con il tuo racconto.
Un racconto di ansia e raziocinio, una situazione che ci riguarda molto da vicino, ben scritto e piacevole.
Brava
Ale, grazie! 😘
” Perché noi siamo poveri anche nei sogn”
Questo passaggio mi è piaciuto
“È che la maledetta pandemia ha acuito le mie paure, le ha amplificate. “
È vero. A volte ci sono notti lunghissime, zeppe di pensieri. Mi è piaciuto molto questo racconto, Cristina👏
Martina, grazie! Purtroppo è così. La pandemia ci ha reso diffidenti e paurosi. Tristezza infinita. Un saluto 😘
Molto suggestivo questo racconto!
Grazie, Kenji. Sempre preziosa la tua lettura. Alla prossima!