Steel Eagle, anno Domini 2058

Serie: Futurguerra aerea


Amava il suo lavoro? Se lo era chiesto spesso. D’accordo, aveva preso buoni voti in accademia ed eccelleva in fisica. Senza contare i test al simulatore. Lì aveva preso voti alti a bizzeffe.

Eppure… non che gli mancasse qualcosa, ma semmai aveva troppo. Non la cloche fra le mani, né la potenza del postbruciatore, ma solo che non gli andava di uccidere. Eliminare, ammazzare… potevano esserci molti sinonimi, ma era sempre quello: uccidere.

Era capitano, Federico. Capitano dell’Aeronautica Militare Italiana. I primi mesi era stato fiero di essere un tenente, ma adesso gli faceva schifo. Per questo era rimasto di stucco quando era stato promosso a capitano. Gli era parso strano. Ma perché proprio lui, che lo disgustava uccidere? I superiori non lo avevano capito?

Poco tempo dopo aveva ottenuto la risposta. Dopo la Guerra Baltica c’era stato uno spiegamento di forze ben maggiore in nord Africa, così Federico era salito su una nave e si era ritrovato in Libia.

Nel giro di pochi giorni dalla Libia era stato scagliato un attacco all’Egitto. Non che fosse importante l’Egitto, bensì lo era quel che si trovava accanto, oltre il Sinai.

L’Egitto era filoisraeliano e per colpire Israele era doveroso passare per il paese delle piramidi. Non ci volevano grandi conoscenze strategiche. Già Napoleone era passato di lì, ma semmai per interrompere le comunicazioni fra India e Gran Bretagna. Non che c’entrasse molto, ma faceva capire quanto fosse fondamentale quel paese nordafricano.

Federico non era mai stato in Egitto. Neppure in Libia, se era per quello. Aveva visto le dune e oltre ancora dune. Trovò entusiasmante che ci fosse una distesa tanto ampia di sabbia e basta. Era come il cielo.

No, invece, si era risposto. Il cielo è molto più grande, più infinito.

Lo sapeva bene, lui. Adesso più che mai, dato che stava procedendo a un paio di Mach con lo Steel Eagle. Una velocità che lo rallegrava. Forse avrebbe fatto meglio a lavorare per una compagnia di aerei passeggeri.

Il piacere del volo fu interrotto dal crepitare della radio. «Canaris, Canaris, siete in avvicinamento.»

«Quanto all’obiettivo?» rispose Canaris.

«Cinquanta chilometri.»

«Ragazzi, date forza al postbruciatore» raccomandò Canaris.

Federico detestava quella voce, ma obbedì senza discutere.

Canaris, infatti. Canaris era il comandante della formazione.

Federico, sulle prime, non aveva capito se fosse il suo vero nome o se si trattasse di un nickname.

Il colonnello Canaris faceva di nome veramente Canaris, non era uno scherzo stupido. Diceva che avrebbe dovuto arruolarsi in Marina e poi nei servizi segreti, ma aveva preferito l’Aeronautica.

Federico aveva letto del fu Canaris. Un ammiraglio tedesco che diventò capo di un servizio di intelligence della Germania nazista. Per Federico fu una sorpresa e aveva iniziato a guardare il colonnello con curiosità. Ma non bastò per fargli amare quel mestiere.

Adesso, comunque, ormai gli Steel Eagle erano in Egitto e di sotto non c’era nessuna differenza. In aria ruggirono degli F50 con l’Aquila delle piramidi.

«Scartare e schivare» ordinò Canaris.

La formazione obbedì. Neanche Canaris fosse un mastino a cui bisognava l’estrema obbedienza. O meglio, per caso la pretendeva?

«Distruggere» aggiunse Canaris.

Federico aveva davanti a sé un F50. Armò un Death-hawk e lo bersagliò. Non servì molto, perché l’F50 si ridusse in un fiore di fuoco.

Federico cabrò e fece un giro della morte, per poi realizzare che due F50 lo stavano tallonando.

Dunque, gli F50 passarono alle FF. FF21 o FF22? Non era importante. Erano mitragliatrici, in poche parole.

Andò in picchiata, Federico.

Un F50 lo superò, il secondo continuò a stargli dietro.

Cabrò di nuovo, Federico. Era un bene che lo Steel Eagle fosse così maneggevole, ma dovette stare attento a non collidere contro altri aviogetti. Giudicò che quell’egiziano fosse sorpreso e subito Federico se lo ritrovò davanti.

Non rise, Federico. Doveva farlo e basta. Sennò sarebbe morto. Attivò le mitragliatrici alari e diede loro voce.

Ci furono scintille, magari avvennero pure altre schifezze, quindi l’F50 fu sostituito da un fiore di fuoco.

«Bravissimo, Federico» ruggì Canaris.

«Grazie, signore.»

«Prendetelo ad esempio, voi altri. Lui sì che è un bravo guerriero.»

Via radio, molti gli fecero i complimenti e per Federico fu sgradevole. Avrebbe preferito avere i polsi inchiodati più che essere lodato per aver ucciso degli uomini.

Il circo volante proseguì per altri minuti. Furono pochi ma lentissimi, quei minuti.

Quel gruppo di F50 si disfece e gli Steel Eagle poterono passare oltre. Ci volle poco e i caccia italiani furono sopra l’obiettivo.

«Si inizia» annunciò Canaris.

Federico lo trovò insopportabile. Quella voce… era come se godesse dell’uccidere. Federico aveva saputo che Canaris non era un nazista convinto. Forse quel Canaris che lo comandava lo sarebbe stato con gioia.

Gli Steel Eagle incominciarono a tirare contro il suolo. Death-hawk su Death-hawk.

La terra ancora un po’ e sarebbe stata sostituita da tutto quel fuoco.

«Dagli agli ebrei!» sbraitò un altro pilota.

«Ah, fossimo vissuti un secolo fa, li avremmo potuti uccidere meglio.»

«Avete ragione, ragazzi. Questi ebrei…»

Federico non volle ascoltare Canaris. Era troppo. Non ci pensò più e si eiettò fuori dall’abitacolo. Meglio disertare che combattere per un tipaccio del genere.

Ma il fu Canaris non era un nazista convinto! Invece il Canaris del presente lo era.

Serie: Futurguerra aerea


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Discussioni

  1. Ciao Kenji, hai saputo dare a questa ennesima battaglia uno sfondo in cui viene esaltato il confronto tra due visioni differenti: il disprezzo verso la guerra e la morte ingiusta per mano delle armi e il fanatismo più sfrenato, più razzista. Probabilmente Federico è il personaggio più sano, ma certamente il fanatismo intrinseco di Canaris lo rende il “peggiore”! Un saluto, alla prossima!

  2. @micol_fusca, bello il riferimento a “La guerra di Piero”. Non ascolto De André ma su Rai Storia c’è una trasmissione intitolata “Mille papaveri rossi” (citazione della canzone) e oltretutto la sigla è proprio la detta canzone.

  3. Ciao Kenji, leggendo questo episodio mi è tornata alla mente una canzone. “La guerra di Piero”. Le guerre sono terribili, la sopravvivenza di uno implica la morte dell’altro e non c’è posto per l’indecisione o la pena. Tutto sommato trovo che Federico sia il protagonista più “sano” dell’intera serie.