Storm Basilisk, anno Domini 2056

Serie: Futurguerra aerea


La guerra era scoppiata.

Era arrabbiato. Ma come si permettevano? La Francia e altri paesi erano intervenuti in quell’affare interno. La Turchia aveva invaso la Grecia, sì, e allora? Se gli israeliani avevano inviato consulenti militari in quel paese, non poteva che essere una minaccia per la Turchia. Era chiaro. Ma solo che in Europa avevano voluto vedere il fatto che i turchi avevano invaso la Grecia e solo questo, nient’altro.

Troppo comodo, ragazzi.

Così, la guerra era scoppiata.

Murad era decollato da quella base nell’Anatolia perché era suonato l’allarme. Un grappolo di apparecchi europei stava inoltrandosi un po’ troppo nello spazio aereo e meritavano un benvenuto, un benvenuto decente.

Era un capitano, Murad, aveva alle spalle oltre mille ore di volo. Presto o tardi, sarebbe stato promosso a maggiore. Era una cosa positiva, anche se poi ogni missione di guerra poteva significare la sua morte.

Prima aveva combattuto in una oscura guerra della quale i media occidentali non si erano interessati più di tanto: la liberazione della Repubblica Panrussa del Caucaso dato che il Caucaso è di competenza dei turchi e i russi ne devono stare fuori. Oltretutto, Murad aveva bombardato e mitragliato i curdi e sostenuto i britannici in delle operazioni antidroga.

Murad era fiero del suo paese, del suo grado, della sua esperienza, del suo Storm Basilisk.

Al momento, Murad badava soltanto al radar di rilevamento aereo.

L’almanacco delle previsioni del tempo aveva previsto brutto tempo per quella notte.

Infatti era stato così. C’era scarsa visibilità, raffiche di vento cozzavano contro la velocità ipersonica dello Storm Basilisk e Murad doveva in continuazione tenere ferma la cloche. Se solo si fosse distratto o avesse diminuito l’energia, il vento l’avrebbe spazzato via come un fuscello e allora sarebbe stata dura riacquistare il controllo dell’aerogetto. Si immaginò lo Storm Basilisk precipitare a vite e lui essere costretto a eiettarsi. Il jet si sarebbe schiantato a terra – se malauguratamente contro un’abitazione, i superiori avrebbero voluto la sua testa. In un conflitto in cui già gli occidentali bombardano e uccidono civili, ci si metteva lui senza contare che, invece di un missile, a provocare morte e distruzione era stato uno Storm Basilisk, un giocattolo del valore di un miliardo di lire turche.

Ma Murad bandì tutti questi pensieri catastrofici. Era ottimista, non sarebbe successo nulla di tutto ciò. Oltre che per le previsioni del tempo, l’almanacco serviva per gli oroscopi.

“Vediamo un po’” aveva detto. Lui era scorpione ascendente ariete e il testo aveva recitato che avrebbe avuto fortuna se solo fosse stato attento.

Bene, lui era sempre attentissimo. Era diventato ufficiale pilota non solo perché aveva un cuore sano e un’ottima vista oltre che riflessi perfetti, ma aveva l’adeguato senso di responsabilità. Lo Stato turco era stato lieto di affidargli uno Storm Basilisk data la sua perizia e, non ultima cosa, l’attenzione. Sarebbe stato impossibile perdere l’apparecchio.

Sul radar comparve prima un intruso, poi ne comparvero due, dopo ancora cinque… Murad schioccò la lingua intimorito. Adesso c’erano almeno dodici aerei che si erano inoltrati sullo spazio aereo turco e lui doveva ricacciarli indietro.

Solo lui?

Avrebbe fatto da avanguardia, poi gli sarebbero seguiti altri Storm Basilisk.

Murad fu a una manciata di chilometri dalla punta sinistra della formazione. Poté distinguere, nel buio, le luci dei postbruciatori che crepitavano. Altre fonti di illuminazione non ce n’erano.

In quel momento da terra si staccarono delle collane di perle di luce.

La contraerea turca si era attivata.

Erano francesi, quei piloti. Turchia e Francia avevano già combattuto l’una contro l’altra. Napoleone, poi la Grande Guerra… Murad avrebbe cacciato via quegli imperialisti e neocolonialisti.

«Base, sono in vista.»

«Dagli un po’ di fastidio, capitano.»

«Mi piace come idea. Ma la contraerea non ci pensa già a loro?»

«Tu servirai a distrarre i francesi dai nostri giù a terra.»

I francesi lo stavano ignorando. Erano sì troppo impegnati a evitare le perle di luce.

Murad sarebbe stato un diversivo.

Calcolò bene. Puntò sull’apparecchio più esterno. Si trattava di un F50. Gli diresse contro il muso e armò un Lucifer, il quale poi volò nel cielo. Come gli aviogetti, rilasciò una scia di fiamma.

«No!»

Il vento era troppo forte. Murad aveva mirato bene, ma non era stato attento. Il tragitto dallo Storm Basilisk all’F50 era troppo esteso e il Lucifer era stato sbalzato via dalla corrente d’aria prima ancora di raggiungere la velocità necessaria per filare via sicuro di sé. Se uno Storm Basilisk resisteva, un Lucifer appena lanciato no.

Murad imprecò, mentre il Lucifer scivolava distante, trascinato dalle raffiche. Per impedire che potesse uccidere qualche civile turco lo disarmò in remoto, poi comunicò alla base il brutto evento nella speranza che il vettore fosse recuperato.

«Ma sta’ attento!»

«Come?»

L’F50 si era diretto verso di lui e adesso gli stava crepitando contro una raffica di mitragliatrice.

Quelle pallottole furono più veloci, tutto più vicino, troppo vicino, e le vespe arrabbiate bucherellarono l’ala destra.

Murad sentì attraverso la cloche che lo Storm Basilisk non era più sotto controllo. Fu come se l’intero aereo fosse stato preso a schiaffi.

Il vento non fu di aiuto. La velocità diminuì e, come il Lucifer, lo Storm Basilisk fu in preda del vento. La discesa a vite era inevitabile e infatti successe.

A Murad venne da piangere.

Si eiettò fuori pregando Allah che la schiena reggesse.

Lo Storm Basilisk era perso, Murad aveva perso.

L’almanacco aveva parlato chiaro e lui non era stato abbastanza cauto.

Serie: Futurguerra aerea


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Discussioni

  1. Ciao Kenji, a me appassionano tanto i dettagli di carattere storico, e riesci ben a combinare le informazioni geopolitiche del momento che descrivi con le reali rivalità esistite storicamente. Il senso di umanità espresso da Murad sta proprio nella vicenda dell’almanacco: è una cosa normale, in situazioni di pericolo soprattutto, confidare in qualcosa di superiore, anche se si tratti solo delle stelle, per poter avere il destino dalla nostra parte, ma purtroppo l’errore umano è sempre lì, mentre la fortuna, purtroppo, non ci assiste sempre. Egregio lavoro nel descrivere le evoluzioni e le crude emozioni dei tuoi personaggi. Un saluto, alla prossima!

    1. Ciao Antonino e, come sempre, grazie per avermi letto! Sì, diciamo che voglio raccontare di guerre dal punto di vista umano e sì, mi piace molto la geopolitica.
      Alla prossima eccome 🙂

  2. Ciao Kenji. Come ti ho già detto non ho alcuna competenza di aeronautica militare (nemmeno civile), ma quello che sono arrivata ad apprezzare dei tuoi racconti è la parte umana. Di qualsiasi fazione siano, i tuoi piloti sono esseri umani (non supereroi) che hanno in comune il desiderio di sopravvivere e qualche vezzo che non stona (tipo l’almanacco) ?

    1. Ciao Micol, e grazie per avermi letto! Sì, in effetti i miei protagonisti non sono gelide macchine, ma uomini che hanno anche i loro difetti e lati umani. Riguardo l’almanacco ci tenevo a scrivere un racconto in cui si menzionasse questo oggetto e la scelta è caduta sullo Storm Basilisk di Futurguerra aerea.
      Ah, è un po’ che non leggo EO perché ho un sacco da revisionare. Questo weekend cercherò di recuperare.