Ripper Bug 99, anno Domini 2059

Serie: Futurguerra aerea


Era tutto per una giusta causa.

Valerio era di stanza in Thailandia. Volare da lì al Vietnam era un gioco da ragazzi, soprattutto con un aquilone di quel tipo.

L’aquilone andava a uranio liquido e Valerio era uscito dal paese del Sud-est asiatico, aveva aggirato la Cambogia e poi era entrato nello spazio aereo vietnamita. Non era un’invasione, era un aiuto.

La Repubblica Popolare Cinese aveva scagliato quell’assalto e l’Italia era intervenuta e Valerio era lì, in prima linea, con il suo aquilone.

Valerio: maggiore dell’Aeronautica.

L’aquilone: un Ripper Bug 99.

Valerio risalì tutto il Vietnam fino a quella strettoia, il punto in cui il Laos era più vicino al mar Cinese Meridionale. Dopo, Valerio fu sul fronte.

Non doveva fare molto. Poteva scatenare i Death-hawk o adoperare la FF21. Invece attivò gli intercettatori.

Intercettatori o ricettori, era lo stesso.

Un flusso di informazioni elettromagnetiche arrivò dal cono di cui Valerio era il vertice. Si inoltrò ancora di più nella parte di Vietnam occupata dai cinesi, e poi cabrò per aumentare la grandezza del cono. Impossibile che creasse una forma che potesse raccogliere tutte le comunicazioni dell’immenso paese nemico… gli bastava una grossa parte del Vietnam occupato.

Quella era la parte del lavoro più tranquilla, ma c’erano anche i lati peggiori. Per esempio… dal basso arrivarono dei MiG X cinesi. Cabrarono verso di lui, attivando le mitragliatrici alari.

Perle di luce si sollevarono e cercarono la preda.

Non azzannarono la preda, ma la rissa l’avevano ottenuta.

«Spiacente» disse alla base. «Vogliono che li meni un po’. Li accontento.»

«Non ti preoccupare, Valerio» disse via radio un altro maggiore. «Falli neri.»

Valerio rise, poi scartò e fu come se si stesse abbandonando a uno schianto. Ma quel giocattolo di centinaia di miliardi di Euro non poteva essere distrutto in maniera tanto banale, Valerio si sarebbe difeso.

Si trattava di un aquilone stealth contro altri aquiloni, solo che questi non erano stealth. L’avevano sorpreso per caso, ne era certo.

Il Ripper Bug 99 inchiodò la fase di discesa. Valerio manovrò e puntò verso quelle sagome scure. I MiG X erano caratteristici per le loro forme. Anche se, più che delle x, sembravano degli asterischi schiacciati fra il basso e l’alto.

Basso e alto, sì.

Valerio arrivò dal basso mitragliando. L’alito della FF21 incrinò una figura e questa non perse tempo a precipitare. Ottimo così.

Gli altri MiG X reagirono. Non avevano molta voglia di farsi abbattere, ma al contrario molto desiderio di vendicare il collega appena precipitato.

Valerio si insinuò in quel circo volante. Lui era la fiera che aveva tutti gli onori, tutti gli occhi addosso. Una fiera esotica come la Cina, selvatica come potrebbe essere un fantomatico “insetto squartatore”, e magari pure ricoperta di piume e impiastricciata di creme che ne esaltavano i colori.

Niente di tutto questo. Valerio avrebbe dimostrato di essere molto di più che un animale degno di essere domato.

Li avrebbe messi in riga a ogni costo.

Armò un Death-hawk, poi un altro e un terzo. Furono in tutto quattro.

Armati, attivati, pronti.

Li sganciò e furono piccoli gli schiocchi che risuonarono nell’abitacolo. Gli sbalzi dell’aeroplano invece furono scarsi.

I Death-hawk sfrigolarono gioia e parve che i MiG X stessero andando nel panico.

Per aumentare la confusione, Valerio eruttò brevi raffiche con la FF21. Più per amore del caos a proprio beneficio che con la speranza di colpire qualcuno di quegli stupidi aquiloni cinesi.

Due MiG X si ritrovarono con le carlinghe sventrate.

Era proprio un Ripper Bug 99.

Due Death-hawk si persero nel cielo. Magari sarebbero arrivati fino in Cina.

Le perle della FF21 non causarono nessun danno.

I MiG X circondarono il Ripper Bug 99. Valerio si chiese cosa volessero fare. Era stata una manovra collettiva molto interessante, fatta bene. Dopo che aveva inferto tre abbattimenti, non se la sarebbe aspettata. Prima li aveva giudicati tutti come dei piloti appena usciti dall’accademia – qualunque accademia ci fosse in Cina – ma ora capì di averli sottovalutati.

O meglio, avevano voluto farsi sottovalutare.

Sul serio? Avevano subito tre perdite e… tutto per fargli credere che fossero dei beoti?

Cinesi, un altro popolo, un’altra mentalità

Avevano sacrificato quei tre aerei, e magari le vite dei colleghi, per… Valerio non ci voleva credere, però adesso si stava ricredendo.

Ma fatto stava che i MiG X l’avevano circondato e perciò lo bersagliarono con degli aria-aria.

Valerio lo dovette fare. Non farsi abbandonare a corpo morto, ma semmai fece un’improvvisa cabrata verso il sole e gli aria-aria lo tallonarono.

Valerio rilasciò i flares e bastarono, furono abbastanza, per distruggere metà dei vettori che lo stavano inseguendo come segugi.

Non era possibile, non aveva altri flares.

L’unica scelta era continuare a sfuggire a quei dardi tecnologici in direzione del sole. Continuare, continuare così. Prima o poi, i missili sarebbero stati agganciati da una fonte di calore più potente dei motori del Ripper Bug 99 e allora Valerio se ne sarebbe liberato. Volò e proseguì con la navigazione verso il sole.

La luce era fortissima, ma ancora più lo era la paura di essere abbattuto e perdere quel “giocattolo” il quale era sotto la sua responsabilità.

La luce era ancora più forte, adesso.

Valerio indossava occhialini scuri, fatti apposta per l’occasione.

Era una guerra di nervi.

Ormai i MiG X l’avevano lasciato perdere, suppose. Non lo seguivano più come mute di cani da caccia.

Ma perché adesso la luce del sole era ancora più forte? Era insopportabile e Valerio si stancò.

Solo, a dirlo agli aria-aria che continuavano a perseguitarlo… così Valerio chiuse gli occhi. Non ce la fece più. Troppa luce, troppo calore. Per lui fu tutto buio.

Le spie stavano lamentandosi.

Valerio si risvegliò e aspirò una boccata d’ossigeno dalla maschera come se fosse reduce da un’apnea.

Il Ripper Bug 99 non era precipitato, non del tutto, ma stava precipitando mentre la radio strillava.

Valerio riprese il comando. Da che lo stealth stava cadendo come un sasso, dopo pochi secondi tornò a volare senza problemi.

Era arrivato ai novecento metri sul livello del mare.

Fece una cabrata, si diresse verso il punto più alto dei cieli, ma stavolta senza esagerare, e riattivò gli intercettatori. Stavolta non si sarebbe più distratto, si ripromise.

Serie: Futurguerra aerea


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao Micol e grazie per avermi letto! In genere preferisco le frasi brevi, ma a quanto pare stavolta sono stato un po’ più breve del solito. Comunque questi racconti sono tratti da una serie di romanzi (Futurguerra il titolo) che vorrei proporre a una casa editrice un po’ più grossa di quella con cui ho iniziato a pubblicare l’anno scorso.

  2. Ciao Kenji, sbaglio o in questo racconto hai sperimentato una tecnica diversa? Frasi brevi e incisive. Rimane comunque la curiosità di sapere da dov’è nato tutto questo delirio apocalittico (la Terza Guerra mondiale?) 😀