MiG X, anno Domini 2055

Serie: Futurguerra aerea


Non che fosse appassionato di videogame, ma quello gli sembrava un videogame.

Era maggiore pilota sì, da molti anni. Manovrava la cloche, guardava attraverso il vetro rinforzato dell’abitacolo in avanti, a destra, a sinistra e di sopra.

Era abituato a tutto, ma non che a comandare fosse Gheddafi.

Il Colonnello era tornato dall’esilio segreto e la Libia aveva iniziato la guerra strappando all’Italia le isole italiane nel canale di Sicilia, però gli italiani non erano stati d’accordo e, come già detto, era iniziata la guerra.

Libia contro Italia. Chi l’avrebbe spuntata?

Nader era convinto che solo facendo il proprio mestiere, facendo il poco che gli era chiesto, sarebbe stato possibile vincere. Come un granello di sabbia del Sahara che, uno dopo l’altro, avrebbe costituito una simile estensione.

C’era deserto e deserto.

Se il MiG X di Nader era decollato da Misurata, alle porte del Sahara, adesso sorvolava un altro deserto.

Il mare era lì, luminoso, azzurro e vasto.

Aveva già volato sopra il mar Mediterraneo, ma non con Gheddafi al governo del paese. Quando lui era nato, Gheddafi era già morto da qualche anno.

In teoria.

Nader si sentiva sempre più come il personaggio di un videogame. Un maggiore da videogame? No, un maggiore della realtà. Ma ancora tutto gli urlava che era come un videogame.

Arrivò sopra Lampedusa e come mastini spuntarono degli Steel Eagle italiani i quali cabrarono e lo raggiunsero in altezza.

Nader scartò il primo assalto di aria-aria. Andò in discesa a vite.

Le spie avvertirono che gli aria-aria lo tallonavano.

Fece una brusca manovra. Cabrò all’improvviso e mise a dura prova la carlinga. Avrebbe potuto spezzarla, ma non successe. Gli aria-aria si inabissarono e uno Steel Eagle era lì, il resto della muta più a destra.

Nader era assetato di sangue. Attivò un Jambia, poi un altro e un terzo. Fu un rapido movimento di dita, come se stesse suonando un pianoforte. Distolse il pensiero dall’idea di suonare una tastiera e tirò in rapida successione i tre Jambia.

Gli aria-aria, orgoglio dell’industria aerospaziale libica, partirono dal basso in alto in perfetta ascensione verticale.

Lo Steel Eagle ne scansò uno, ma il secondo Jambia esplose trafiggendo il cuore della carlinga.

Il terzo Jambia, invece di perdersi, impattò su un altro Steel Eagle.

Nader imprecò. Quella sì che era stata fortuna. Aveva mirato a un aviogetto italiano con tre Jambia e ne aveva distrutti due.

I due aeroreattori si persero in tanti barbigli di fuoco e precipitarono.

Nader era già lontano. Rise passando a trecento metri dal mare, quindi cabrò.

Il resto degli Steel Eagle appariva stupido e inerte. Dopo l’iniziativa di tirare gli aria-aria su di lui, al momento sembravano apatici.

Da sud, arrivarono altri MiG X. Erano inconfondibili con le caratteristiche doppie ali per fiancata che erano così oblique che creavano delle x. Anzi, dal basso, a vedere quelle sagome, sembravano più degli asterischi schiacciati sui lati superiore e inferiore.

Dettagli estetici a parte, la battaglia si infiammò di violenza.

I MiG X appena arrivati si inserirono e sfuriarono con le Raìs. I venti millimetri sciabolarono nell’aria creando tante belle scintille sulle carlinghe degli Steel Eagle.

A quel contrattacco, di cui Nader era stato l’apripista, i caccia italiani ebbero una reazione più veloce.

Magari i piloti colonialisti erano rimasti stupiti all’osservare quella manovra spezza-aereo di Nader, mentre adesso, all’essere inondati da nuovi MiG X con i simboli verdi, si erano riscossi.

La battaglia si infittì. Era un vero e proprio circo volante.

Gli Steel Eagle passarono all’uso delle mitragliatrici alari che sputacchiarono pallottole, le quali tranciarono il metallo dei MiG X.

Adesso Nader era lì in mezzo.

Un istante solo e poi fu sopra tutto ciò.

Non sfuggì alla vista di due piloti nemici. Due Steel Eagle iniziarono a tallonarlo.

Nader fece un sorriso. Più di determinazione che altro, più un digrignare di denti che altro.

Gli aria-aria sfrigolarono dietro di lui, le spie e i radar di rilevamento bersagliamento passivo lo avvertirono.

Da che stava cabrando, mise fine alla manovra con una picchiata improvvisa.

Gli aria-aria erano un nugolo e questo nugolo passò oltre.

Nader fece un giro della morte e prima ancora di stabilizzarsi con la forza di gravità che protestava tirò un Jambia contro lo Steel Eagle più in basso, quello più vicino.

Lo Jambia sfioro la punta dell’ala destra e fu abbastanza perché lo spostamento d’aria lo destabilizzasse e lo mettesse in crisi.

Che si sia musulmani o cristiani, la fisica è sempre uguale.

Quello Steel Eagle precipitò, il pilota aveva ormai perso il controllo dell’apparecchio.

C’era anche quell’altro Steel Eagle, si accorse Nader.

Il pilota usò il postbruciatore di piena potenza, cercò di sfuggire alla presa di Nader.

Era proprio un videogame, eccome. Nader non aveva più un’anima, era tutt’uno con la macchina, lo sguardo era privo di emozioni.

Di quel passo, lo Steel Eagle avrebbe raggiunto la Sicilia.

Nader non aveva voglia di volare sopra la contraerea nemica. Sarebbe stato come camminare a piedi nudi sulla sabbia rovente.

Cercò di avvicinarsi all’avioreattore italiano. Lo raggiunse e gli parve di vedere che il pilota si era girato a guardarlo. Era per caso nel panico?

Un Jambia di Nader si mise a borbottare. Lo Jambia si infranse contro la radice dell’ala destra.

Il fiore di fuoco si mise a crescere, si sviluppò, si estese.

Lo Steel Eagle cadde come un sasso e il pilota si eiettò.

Nader riscoprì un’emozione. Via radio comunicò agli italiani di un pilota caduto in quel preciso punto e passò le coordinate. Poi, tornò verso Lampedusa.

Il circo volante stava proseguendo, ne era certo, ma lui almeno aveva avuto pietà.

Serie: Futurguerra aerea


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Discussioni

  1. Ciao Kenji in questa battaglia ho rivisto per un attimo le tante altre combattute nella storia tra il mondo cattolico e quello musulmano, anche se ovviamente di altro tipo e premettendo che la fede viene spesso preceduta da motivi politici, soprattutto in tempo di guerra, chiusa parentesi la cosa che colpisce è la trasformazione di Nader da soldato spietato senz’anima a uomo in grado di provare emozioni e di riscoprirsi un essere reale. In questi tre episodi ho letto di tre scenari diversi: è tua intenzione mostrarci il quadro globale e frammentario di un mondo in conflitto? Alla prossima, un saluto!

    1. Ciao Antonino, grazie per avermi letto e per la tua analisi.
      Diciamo nei prossimi sette episodi si vedranno nuovi conflitti, ma che non rientrano in una sola, grande guerra. Questa serie l’ho ideata sulla base di alcune vicende descritte in dei romanzi che sto revisionando.
      Buona serata a te!

    1. Ciao a te Micol! Questa serie l’ho scritta per una casa editrice che poi l’ha rifiutata. L’idea era di pubblicare prima questi racconti e poi una piccola serie di romanzi (Futurguerra, per l’appunto). Adesso sto finendo di revisionarli e, chissà, l’anno prossimo potrebbero essere pubblicati.