
Tenebre
Serie: Gran Premio
- Episodio 1: Bisognava parlarne
- Episodio 2: Corre come un matto
- Episodio 3: Scelta
- Episodio 4: Tenebre
STAGIONE 1
Herbert si destò nel cuore della notte. La stanza luminosa e l’uomo occhialuto erano ancora impressi nei suoi ricordi, memorie di quello che era stato il sogno più bizzarro che riuscisse a ricordare.
Non era un sogno.
“Si, che lo era” disse a se stesso. Il paziente nel letto a fianco smise di russare per un istante, disturbato da quelle parole insensate, poi tornò a ronfare come prima.
Girati. Guarda lo schermo.
Herbert obbedì ai suoi pensieri. Sul monitor appeso alla parete, apparivano solo linee piatte. Il compagno di stanza proseguiva la sua permanenza nel profondo mondo dell’oblio.
Fuori dalla finestra, la luna piena, regina della notte, vigilava sulla terra, e un raggio penetrava dal vetro proiettando una fredda pozza di luce al centro della stanza. Anche se il vento soffiava perlopiù debole, di tanto in tanto si udivano i lamenti delle raffiche in tumulto, e andavano crescendo. Herbert ricordò i versi di una poesia.
Il vento porta con se i segreti più scandalosi.
Attenti o voi che ascoltate
Le sue parole creano dipendenza
Ma uccidono
Rabbrividì al pensiero di quelle parole. Stava giusto cercando di ricordare il nome dell’autore (probabilmente francese), quando notò sulla soglia la figura di un uomo immersa nell’ombra del corridoio. Un uomo alto e magro. La stanza si illuminò di una luce debole, fredda. Luce di morte… le lampade erano spente. Una nube aveva coperto la luna, e la pozza grigia al centro della stanza era sparita. Dal volto di quell’uomo, mascherato dal buio, giunse quel luccichio che producono le lenti quando sfiorate dalla luce.
Herbert aveva il cuore in gola, e il terrore gli stava scorrendo nelle vertebre facendogli sentire fretto, come se un midollo spettrale avesse sostituito quello di sempre. Tremava. Fissava la figura, e quella – ne era maledettamente sicuro – fissava lui. Chi era? Un ladro? Un assassino? Nel frattempo, si era fermato al capezzale di Herbert. Parlò.
“Ci siamo visti poco fa, Herbert.”
Herbert rimase a bocca aperta, anche se nessuno avrebbe potuto vederlo, in quell’oscurità. Quell’uomo non era un ladro, né un assassino. E tuttavia, non riusciva a calmarsi, e i tremori si intensificavano preannunciando piccole convulsioni. La bocca era secca; non provò nemmeno a parlare. Che cosa avrebbe dovuto dire; chiedere se era tornato in vita? Se mai era davvero morto?
Il corridoio si illuminò, e passi si udirono in avvicinamento. Un infermiere si fermò sulla soglia, diede un’occhiata, poi proseguì. Gli schiocchi dei passi si allontanarono, fino a sparire. Tutto tornò buio.
L’uomo dovette notare l’espressione di Herbert, perché disse: “Sei un uno stato provvisorio. Loro ti vedono disteso nel letto, morto.”
Se sono morto, allora dovrei essere all’obitorio, pensò Herb. L’uomo proseguì il suo discorso.
“Come dicevo, non sei ancora tornato alla vita. Sai” disse, e anche se non poteva vederla, Herb percepì sul suo volto un’espressione di scherno “prima, quando ti ho fatto firmare la tua scelta, ho omesso di specificare che… questa operazione ha un prezzo.”
“Voglio pagarlo.”
“Bene” disse l’uomo, e così dicendo si posizionò accanto al televisore appeso al muro di fronte al letto. Le immagini e i colori scaturirono. Erano colori cupi e malinconici. Blu scuro, nero e grigio. Non uscivano suoni dagli altoparlanti, ma Herb poteva sentirli lo stesso mentre rimbombavano nella sua mente. La sua coscienza venne catturata con tanta intensità da fargli perdere i sensi; ma le immagini fluivano lo stesso a cadenza regolare, come una macabra poesia animata.
Il ragazzo che ami, è lì in piedi di fronte a te. Ti sta guardando dritto negli occhi. E in quegli occhi verdi come il mare, e profondi come il mare, vedi oltre la malinconia superficiale. È dispiaciuto, sì, ma anche felice perché si prepara a una vita nuova, fatta di cose belle, e non più di sofferenza.
Sei tu la sofferenza. Tu il vento gelido che gli sta inaridendo l’anima. E lui si sottrae per non rimanere sopraffatto.
E quegli occhi parlano: Urlavi, attiravi l’attenzione e poi ti giravi dall’altra parte. Il giorno della mia laurea eri ubriaco fradicio e ti lamentavi. Piangi? Beh, anche io ho pianto, allora.
E la vista si appanna, offuscata dalle lacrime che iniziano a sgorgare.
Sempre lui, ma tu guardi come da lontano, non sei lì. Non dovresti sapere cosa sta succedendo, ma hai ascoltato il vento, e il vento porta i segreti.
Un altro volto appare dietro al suo, un volto dai tratti indefiniti e fluidi, ma si capisce che è un bell’uomo. Le labbra si appoggiano su di lui, e la passione si accende come una scintilla, e in un baleno è fuoco. Una passione riservata a te, un tempo, quando ancora non te l’eri giocata al lotto. Perdendola per sempre.
Il vento svela i segreti. Il vento porta i ricordi. Una palla fredda cresce nel tuo stomaco, e ingigantendosi ti toglie il respiro. Cadi a terra spezzato in due. Ti rannicchi come un cucciolo al freddo, e piagnucoli: “No. No. No. No.”
Ma nessuno ti ascolta.
La scena si chiude. È tutto finito, ma i segreti del vento creano dipendenza. E ascolti la sua parola, ancora e ancora e ancora. Pezzo dopo pezzo, della tua anima non rimangono che brandelli.
Quando le lacrime si sono esaurite, la vista torna nitida. Lui è ancora davanti a te. Ti guarda.
“Ritorni?”
“No.”
E così dicendo, se ne va, ma non ti da le spalle. Cammina all’indietro, così che tu possa – tu debba – guardare quegli occhi verdi, così che tu non possa dimenticare. Mai.
Sono i ricordi del vento.
E più si allontana, più facce indistinte si aggirano attorno a lui, vanno e vengono e il fuoco divampa divorando il mondo. Scottandoti. Annientandoti.
“Eccoci, Herbert.”
Era la voce dell’uomo con gli occhiali. Herb versava ancora in uno stato di macabro incantamento.
“Questi sono i ricordi che ti accompagneranno per sempre.”
“Posso tornare indietro?”
“Certo che puoi. Sono venuto apposta per avvertirti. Volevo che tu fossi consapevole.”
“Portami indietro.”
La luce si spense e la coscienza si dissolse. E venne trasportata dal vento nei cuori della gente.
Che un tempo gli aveva voluto bene.
Tenebre
Serie: Gran Premio
- Episodio 1: Bisognava parlarne
- Episodio 2: Corre come un matto
- Episodio 3: Scelta
- Episodio 4: Tenebre
Sorprendente questo viaggio compiuto dalla coscienza di Herb, che ricorda quasi le atmosfere surrealistiche.
Un racconto intrigante e molto ben orchestrato.
La base del racconto è un “comune” dolore per la perdita di qualcuno. Comune nel senso che si tratta di un’emozione che tutti possiamo provare o abbiamo provato. Tuttavia non è affatto banale, e a volte guardandosi dentro si scoprono cose di sé, delle quali non ci rendiamo conto.
Spero di essere stato efficace nel Potenziare queste emozioni attraverso alcuni ritocchi 🙂
Grazie come sempre per aver letto il racconto!
Sono contenta che tu abbia deciso di condurre la storia fino a questo ‘secondo’ momento conclusivo. Credo che lo meritasse, visto come hai risolto. Complimenti come sempre. C’è tanta malinconia.
Ho pensato che avrei potuto approfondire lo stato d’animo di Herbert e la sua complicata situazione… il rifiuto della vita dovrebbe rendere quanto questa sia struggente per lui.
Come sempre, grazie di aver letto e apprezzato 🙂
Devo dire che non mi aspettavo proprio un risvolto così nella storia, tanto che mi sembrava “conclusa” al secondo capito, però sei riuscito incredibilmente a portarla avanti. Complimenti 🙂
Ciao Dylan 🙂
La storia, in effetti (e come ho scritto nei commenti in passato) avrebbe potuto benissimo finire al secondo capitolo. Tuttavia un’idea mi ha convinto a proseguire.