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Serie: Fondazione


Elisa e Giulia avevano finito la partita; Giulia aveva vinto per davvero poco.

“Visto re trasparente? Alla fine non era una strategia così cattiva! Chi è lo stupido adesso?”

“Rimani comunque tu lo stupido fra noi due, mi spiace.”

“Vuoi fare un’altra partita Giulia?”

“No in realtà.”

“Ok.”

Elisa ricoprì la scacchiera, e la rimise nella borsa.

“Posso vedere come leggi le carte? Mi ha sempre incuriosito sentire le storie di come leggi le carte.”

“Ok, va bene. Edward, vuoi provare tu?”

“Un attimo cosa?” Edward aveva appena finito di mangiare, “Prevedere il futuro?”

“Sì, io sono in grado di prevedere il futuro in diversi modi, tra cui le carte. Vuoi che ti legga il futuro?”

“Ci sono controindicazioni strane in tutto ciò?”

“No. Tu mi devi dire un evento che vuoi, e io ti dirò delle conseguenze di quell’evento che mi hai detto che si avvereranno entro un mese. Gli eventi che mi descrivono le carte accadono sempre, ma può succedere che io li interpreti male.”

“Capisco.”

“Vuoi che ti legga il futuro?”

“Ehm… Sì?”

“Va bene”, Elisa prese due mazzi di carte dalla borsa e cominciò a mescolarli, “Dimmi un evento che vuoi”

“Deve essere per forza futuro o anche passato?”

“Può anche essere passato, ma se è passato potrei rintracciare conseguenze che si sono già avverate.”

“Ok. Allora… Io che sono venuto a lavorare qui.”

“Va bene. Scegli nove carte da questo mazzo.”

Una volta che Edward le scelse Elisa le mescolò ancora, poi le dispose in ordine sul tavolo in una riga.

“Adesso prendi da questo altro mazzo altre nove carte.”

Quindi Elisa fece la stessa cosa: le mescolò e le dispose sotto quelle di prima.

“L’evento da cui siamo partiti riguarda il lavoro, quindi partiamo dalla terza colonna dalla tua sinistra. Poi il tuo nome inizia per E, quindi andiamo a destra di cinque carte nella prima colonna, e nella seconda, prendendo come riferimento la M, di tredici.”

Elisa scoprì quelle carte, nella prima riga la carta raffigurava uno scheletro con una falce, un cappuccio e un mantello, aveva il numero tredici, e nella seconda riga c’era un due di picche.

“Non penso che questo sia positivo”

“Cosa? Le carte non mi hanno mai dato una previsione del genere.”

“Che cosa vogliono dire queste carte?”

“Letteralmente incontrerai la morte poiché sei venuto a lavorare qui.”

“Vuol dire che morirò?!”

“No, incontrare nel senso di vedere, imbattersi, come se fosse una persona. Forse intendono qualcuno che porta morte…?”

Giulia vide per un secondo gli occhi di Elisa brillare.

“Hai capito?”

“Cosa? No, perché dovrei?”

“Per un secondo mi è sembrato che tu l’avessi capito.”

“No, non ho capito.”

“Sicura?”

“Sicura.”

Giulia non era molto convinta, le sembrava che Elisa stesse mentendo, tuttavia ignorò la sua intuizione.

“Lui ha già incontrato il controllore e 08”, ipotizzò la ragazza, “Forse si riferivano a uno di questi due?”

“Sì, può essere, ma può essere anche che intendono ancora un’altra creatura. Va bè, andiamo avanti.”

Elisa scoprì le due carte a destra di quelle che aveva già scoperto.

“Il bagatto e il nove di cuori. Avrai un malore piuttosto grave, che però non ti ucciderà né ti procurerà conseguenze a lungo termine.”

“Beh, va bene dai.”

“Poi l’innamorato e la regina di cuori. Svilupperai un forte legame affettivo con una persona, e molto più di una volta questa persona ti salverà dalla morte.”

“Questo è già successo credo, con Giulia.”

“Sì esatto.”

“Ok”, Elisa ne sembrava felice, “La torre e il sei di picche. Ti sarà rivelato un segreto molto importante, che ti è stato nascosto da qualcuno per lungo tempo”

“Non sono male queste previsioni per adesso”, disse Giulia, “Tranne quella della morte”

“Già, sono alcune delle previsioni più positive che io abbia mai fatto. Sei fortunato.”

“Fortunato? La cosa della morte non è positiva!”

“Normalmente è un grande evento anche solo una previsione positiva.”

Elisa continuò a scoprire le carte.

“L’appeso e l’asso di picche.”

“Cosa vuol dire?”

“Che gli eventi che potevo prevedere sono finiti”

Elisa rimase ancora un po’, poi tornò nella sua cella.

I tre ragazzi stettero insieme, poco dopo arrivò William.

“Volete venire a vedere e aiutare gli esperimenti su 49?”

“Sì.”

“Per me va bene, visto che probabilmente fra poco si aggiungerà a noi tre.”

“Pierre? Cosa? In che senso si aggiungerà a noi tre?”

“Nel senso che presumibilmente ha la nostra età, e non è poi così aggressivo se non ha fame.”

“Pierre ha ragione. Ti dà fastidio?”

“Abbastanza.”

“Perché?”

Charles non rispose.

“Tu pensi che ti basta non rispondermi per nascondermi qualcosa?”

“Giulia esci dalla mia testa! Non leggermi la mente!”

“Troppo tardi. Aww, che tenero, sei…”

“Non dirlo a voce alta Giulia!”

“Scommetto che Charles è geloso che ci sia un altro ragazzo della nostra età, giusto?”

“No… Non è vero… ”

“Non devi essere geloso” William pensava in positivo “Anzi è un’occasione per conoscere qualcuno di nuovo, no?”

“Effettivamente.”

“Andiamo!”

Si recarono nella cella degli esperimenti sulle nuove creature, dove incontrarono anche Fatima. I sorveglianti restarono fuori, entrarono solo William e i ragazzi da 49.

“Ciao.”

“Ciao… Che volete?”, 49 era rannicchiato di nuovo in un angolo, sembrava piuttosto triste.

“Conoscerti meglio.”

“Loro due chi sono?”

“Io sono Pierre.”

“Io sono Charles. Hai intenzione di avere quel muso lungo senza motivazioni o di sorridere, stare meglio e rialzarti?!”

“Lasciami in pace. A che cosa dovrebbe servire sorridere?”

“Guarda questo psicopatico!”

Charles afferrò una sua mano e lo obbligò ad alzarsi.

“Ecco, mi sono alzato. Cioè, che dovrei fare?”

Charles lo abbracciò.

“Qui va tutto bene, nessuno ti vuole fare del male. Qui potrai essere te stesso senza che nessuno ti giudichi, potrai avere cibo, un posto dove stare, delle cure quando ti serviranno e degli amici.”

Charles lo lasciò.

“Cosa?”, lui sorrise, “Che cosa è questa sensazione?”

“Abbiamo un chiaro caso di mancanza di sentimenti. Non va bene!”

“Già non va bene.”

“Se non vi dispiace io lascio fare a voi tre questo.”

“No no va benissimo!”

William indietreggiò e si appoggiò al muro. Sembrava intristito dal comportamento freddo e senza sentimenti del ragazzo.

“Cioè, credo sia una cosa buona.”

“Già!”

“Cioè, che cosa sta succedendo?”

“Che tu stai provando sentimenti. Che bella esperienza.”

“Cioè, è una cosa positiva?”

“Ovviamente.”

“Cioè, mi state… Aiutando?”

“Sì idiota! E se ripeti ancora un’altra volta cioè ti spalmo sulla parete!”

Lui rise.

“Cioè, che c’è di male?”

“Che mi dà fastidio!”

Charles lo scaraventò sulla parete, e lui sprofondò nel muro in titanio per qualche metro.

Urlò dal dolore.

Poco dopo lui tornò nella stanza.

“Guarda che bel foro nel muro!”

“Ho visto, e ho anche sentito sulle ossa quel foro!”

Lui alzò il braccio destro, che era chiaramente slogato e rotto, lo rigenerò e lo usò per afferrare Charles e farlo schiantare sul pavimento.

“Ok anche tu sai picchiare forte.”

“Charles, ti sei fatto mettere KO in un solo colpo?”

“Assolutamente no Giulia!”

Lui si rialzò subito, e anche lui aveva le ossa delle braccia completamente distrutte.

“Scusa, potresti reggerlo un attimo?”

Charles gli diede in mano il suo braccio destro, mentre si stava rigenerando il sinistro.

“Me lo dai così tranquillamente?”

“Sì. Io posso staccare i miei arti dal corpo senza conseguenze, e continuare anche a muoverli”

Lui rise.

“Ok… va bene, credo. Cioè, lui è sempre così?”

“Sì, ce lo dobbiamo tenere così”

“Ha le giunture un po’ difettose, volevamo mandarlo indietro al negozio di bambole, ma alla fine non c’era diritto di reso e ce lo siamo dovuti tenere”

“Che idioti che siete!”

Tutti risero.

“Qual è il tuo nome?”

“Io non ho un nome… Non lo ho mai avuto.”

“Qual è il ricordo più lontano che hai?”

“Non ci ho mai pensato. Forse io che mi sveglio in una foresta e mi accorgo di avere fame, e poi tutti i ricordi che ho sono io che mangio, cerco da mangiare e quelle cose lì.”

“Capisco”, William si fece avanti, “Adesso entro in gioco io.”

“Per fare cosa?”

“Sono sicuro che tu abbia ricordi antecedenti a quello che ci hai detto, quindi… ”

“No, non ho ricordi antecedenti. Non vi sto mentendo!”

“Lo so che non ci stai mentendo, ma i ricordi possono essere dimenticati, e rimangono solo nel subconscio delle persone. Io sono in grado di guardare quei ricordi e farteli ricordare. Non trovi strano che tu sappia parlare senza che tu abbia mai sentito altre persone parlare?”

“Effettivamente è vero!”

“Ci dovrei mettere poco.”

William guardò il ragazzo, e i suoi occhi si illuminarono di viola. Si mosse dopo qualche secondo.

“Come è possibile? Non trovo ricordi antecedenti a quello. C’è qualcosa di strano.”

“Ah. Non importa, non fa niente.”

“Certo che importa. Vuol dire che qualcuno ha manomesso i tuoi ricordi, ma non ho idea di chi possa essere stato.”

“Comunque non puoi non avere un nome.”

“Già, non va bene.”

“E come faccio?”

“Se non hai un nome te lo daremo noi un nome.”

“Ti piace il nome Henry?”

“Sì, va bene.”

“Bene!”

“E perché tu sei così tanto legato al viola?”

“La mia anima è viola. Dovresti poterla vedere.”

“Effettivamente hai ragione. Però… ”

“Però?”

“Scommetto che hai fatto molte ricerche e esperimenti riguardo le anime.”

William sembrava confuso da ciò che stava dicendo Henry.

“Come fai a dirlo?”

“Intuito. Ho ragione?”

“Sì, hai ragione.”

Mentre parlavano entrò Fatima.

“Bene. Abbiamo deciso che il tuo numero di aggressività è 3. Comunque mi hanno appena comunicato che hanno trovato un’altra creatura e che sarà qui a momenti.”

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