6CP50

Serie: Fondazione


“C’è già un’altra creatura?”

“Davvero?”

“Sì, e arriverà a momenti; quindi adesso direi che Henry può andare nella sua cella.”

“In realtà preferirei che di giorno lui non stia da solo” William si rivolse ai tre sorveglianti “Tra voi tre c’è qualcuno che vorrebbe prendersi carico di lui? Ovviamente il vostro lavoro aggiuntivo sarà retribuito lautamente.”

Charles fissò il suo sorvegliante, così intensamente che Scott capì al volo che cosa voleva comunicargli.

“Va bene. Allora posso farlo io.”

“Bene.”

Uscirono tutti, e incrociarono una decina di persone armate che trascinavano un uomo con una camicia di forza.

“Fermatevi un attimo. Voglio parlare con lui.”

Il gruppo di persone si fermarono e lasciarono che William guardasse l’uomo.

“Da quanto tempo non ci vediamo.”

“Tu?!” l’uomo appena arrivato sembra molto impaurito.

William gli lanciò uno sguardo ghiacciato e penetrante, poi sorrise, e cominciò a ridere. Più rideva più la sua risata diventava strana, inquietante, pazza. Nessuno aveva mai sentito William ridere in quel modo.

“Ti ricordi di me, vero? TI RICORDI?”

“Tu… Tu sei William Ash!”

“Già. Adesso ci divertiremo molto insieme, da soli, come ai vecchi tempi.”

“No! Non lasciatemi da solo con lui! Mi ucciderà!”

“Ma chi è questo?”, chiese Fatima.

“Giovanni Macaro. Siamo vecchie conoscenze, e vorrei stare un po’ da solo con lui.”

William afferrò l’uomo ed entrarono da soli nella cella; appena dopo tutto il vetro che collegava la cella e l’ufficio di controllo esterno diventò opaco, come se fosse stato un muro. Nessun suono proveniva dalla stanza.

“Dite che dovrei entrare e dire a William che dobbiamo vedere anche noi cosa succede?”

“Fossi in te, Fatima, io resterei buono buono qui fuori e aspetterei che William esca da solo.”

“Entrare direi proprio che sia una cosa incredibilmente stupida. Chissà che cosa sta succedendo lì dentro.”

“I nostri sorveglianti hanno ragione, lasciate stare William, di sicuro sa quello che fa.”

“Già, Charles ha ragione.”

“Sì… Proprio per quello…”, disse Scott, “Non perché lì dentro. in questo momento. potrebbe star capitando davvero di tutto…”

I quattro ragazzi restarono insieme per il pomeriggio.

“Quello è l’uomo che ha ucciso mio padre…?”

“Sì. William ci aveva detto il suo nome, ed effettivamente corrisponde.”

“Scusate se cambio discorso, ma che cosa vuol dire che il mio numero di aggressività è 3?”

“Qui tutte le creature hanno dei numeri che la identificano. Tu sei 3CP49, 3 vuol dire che sei poco aggressivo”

“Ah ok.”

Dopo ognuno tornò con il proprio sorvegliante.

“Che cos’è l’anima? Cioè, se ha un colore vuol dire che è qualcosa, no?”, chiese Edward.

“Sì. L’anima è una luce colorata con grandezze diverse, tipo delle sfere. E ogni persona la ha di un colore diverso.”

“Ah, tu le puoi vedere?”

“Normalmente tutti i mostri sono in grado di vedere l’anima degli altri.”

“E come è la mia anima?”

“Vediamo”, le pupille degli occhi di Giulia si illuminarono di un viola molto simile a quello di William, “Rossa granata grande una ventina di centimetri. Wow è grande”

“Perché grande?”

“Normalmente le anime dei mostri vanno dai cinque ai sette centimetri circa, quelli degli umani da nove a dodici. È raro trovare un’anima così grande.”

“Quanto raro?”

“In vita mia ne ho viste solo altre quattro del genere, che comunque sono leggermente più grandi della media, mai un’anima così tanto grande. L’anima arancione di tuo fratello, quella verde di Jeremy, quella blu di Anton e quella azzurra di Mairie.”

“Chi ha questa caratteristica ha qualcosa di speciale?”

“Non lo so, non credo.”

“Quindi le anime possono essere di tutti i colori?”

“Credo proprio di sì, di tutti i colori e di tutte le tonalità. Tipo Henry ha l’anima blu, Charles gialla e Pierre azzurra.”

La sera Edward tornò a casa, si addormentò.

“Anche oggi devo andare al lavoro.”

Edward cercava la stanza di Giulia nel corridoio, ma esso sembrava andare avanti all’infinito e su tutte le porte c’era scritto 1CP01.

“Cosa sta succedendo?”

Edward vide di sfuggita un’ombra che stava camminando davanti a lui, cominciò a correre per raggiungerla.

“Fermo! Che cos’è questo posto? Dove sono?”

Ma l’ombra entrò in una stanza, Edward quindi lo seguì.

La stanza in cui entrò era vuota, senza luci, e l’unica luce che illuminava la stanza era la luce dal corridoio, che lasciava nell’oscurità la parete più lontana della stanza. Osservando la stanza, Edward si accorse che la metà oscura del pavimento era sì scura per la mancanza di luce, ma lo era anche perché lì sotto c’era un grande strapiombo oscuro, senza fondo.

“L’universo è stato creato da alcune creature, che esistevano ancora prima dell’universo”, disse una voce profonda.

“Chi sei?! Sei l’uomo che ho visto entrare?!”

“Le creature erano, e sono ancora adesso, completamente immortali. Una di quelle, annoiata dopo aver vissuto milioni di anni guardando dall’alto ciò che succedeva, decise di generare un figlio. Questo divenne simile in tutto e per tutto al padre, tuttavia anche lui cominciò ad annoiarsi, e, a differenza del padre, lui decise diventare anch’esso simile agli umani e ai mostri. Divenne un grande personaggio, costruì una macchina del tempo, diventando in grado di viaggiare nel tempo senza usare i propri poteri, ma poiché si credeva infallibile, testò la macchina senza fare prima ulteriori controlli. Fu vittima della sua invenzione, cadde nel vuoto e la sua anima venne frantumata nel tempo e nello spazio. Riuscì a tornare nel suo corpo ovviamente, però la sua anima ebbe alcuni effetti, continuò a rimanere divisa in quattro. Prima o poi tornerà intera la sua anima, poiché lui deve compiere un compito ingrato, passatogli dal padre: distruggere tutto. Lui è la fine, la morte, l’oscurità, il male. Qualsiasi cosa succeda, ogni cosa che nasce lo incontrerà e andrà in contro al suo destino. Ma dopotutto è sgarbato parlare di qualcuno che sta ascoltando.”

“Che cosa mi dovrebbe interessare tutto questo?”

“Tu potresti conoscere questa persona, anzi. Penso sia ovvio di chi sto parlando.”

“Cosa?”

“Lui non vuole far sapere questo, e se non vuole farlo sapere vuol dire che c’è motivo di avere paura di lui.”

“Tutto ciò non può essere vero! Cioè, questa è la verità?”

“No, no. La domanda da farsi non è se ho detto la completa verità o meno, ma se quello che ho detto è tutto vero o tutto falso. Questo è solo un sogno, no? Non c’è bisogno che tu ti preoccupi così, no? È tutta una tua immaginazione, no?”

La voce quindi scomparve.

“Ehi?! Sei ancora qui!? Portami fuori da qui!”

Edward cominciò a fissare il vuoto oscuro, dopo qualche minuto si sentì strano: l’abisso cominciò a fissarlo a sua volta. Improvvisamente una forza invisibile lo attirò nel vuoto, e cadde dentro di esso. Precipitò per molto tempo, il vuoto sembrava senza fine; quindi dopo essere rimasto attonito e paralizzato per la paura, mentre cadeva, per quella che sembrava un’eternità, cominciò ad urlare.

“Chi sta urlando?” chiese una voce simile a quella che aveva sentito poco prima

“Io! Che cosa sta succedendo?! Dove sono?!”

“Va tutto bene. In pochi possono vantare di poter entrare nell’abisso senza incorrere nella mia rabbia, e tu sei uno di quelli.”

Appena finì di parlare Edward, da un secondo all’altro, si accorse di essere nel suo letto, madido di sudore, a casa sua.

“L’ho sognato o cosa? Sì. L’ho sognato. Una cosa così assurda non può essere vera, di sicuro era un sogno e quelle cose che ho sentito sono solo frutto dello stress che sto provando. Era. Un. Sogno. E niente di quello era vero. NIENTE. Niente era vero. Niente.”

“Giulia, ciao.”

“William, ciao. Come mai qui?”

William aveva raggiunto Giulia la sera, aveva con lui una borsa.

“Alla fine quell’uomo è ancora vivo?”

“Certo, perché non dovrebbe esserlo?”

“Quando questo pomeriggio l’hai trascinato in quel modo sembrava che non lo volessi far più uscire da lì vivo.”

“No, era un impressione. Comunque, adesso vorrei capire qual è il tuo vero aspetto.”

“Come?”

“Prima di tutto vorrei che tu indossassi i vestiti in questa borsa.”

“Ok, va bene.”

Giulia andò nel bagno a cambiarsi.

“Perché c’è bisogno che io li indossi?”, Giulia lo chiese dal bagno, quasi urlando per farsi sentire.

“Perché quando ti trasformi non puoi influenzare gli oggetti esterni a te, e a meno che tu non abbia questi vestiti particolari, finirai per distruggere ciò che indossi.”

“Ha senso effettivamente. Quindi tutti questi vestiti sono fatti su misura per me?”

“Esatto. Lentamente tutti i tuoi vestiti saranno sostituiti con questi, in modo che tu ti possa trasformare quando vuoi.”

“Quindi anche le tue camicie viola sono fatte su misura per te?”

“Normalmente tutti i vestiti che indossano i mostri sono fatti su misura.”

“E cosa hanno di diverso dai vestiti normali?”

“Sono composti da fibre che ‘aderiscono’ all’anima, così riescono a entrare a fare parte della trasformazione del corpo. Normalmente in ogni famiglia c’è qualcuno in grado di confezionarli, anche nella nostra.”

“Ah. Eccomi.”

Giulia uscì, aveva una maglia bianca a maniche corte, una felpa nera e rossa con una cerniera, dei pantaloni neri e delle scarpe bianche.

“Bene. Chiudi gli occhi, pensa a un ricordo negativo.”

Giulia seguì quello che gli disse; ma improvvisamente sentì una forte dolore alla schiena. Aprì subito gli occhi.

“Che cosa succede?!”

“Una piccola stimolazione inaspettata tramite il dolore è indispensabile.”

“Adesso?”

“Il primo passo è fatto, dovresti essere già in grado di tornare umana e di prendere la forma più potente solo con la tua volontà.”

“Ma non mi è successo ancora niente.”

“Un attimo”, William creò, con un’illusione, uno specchio sulla parete, “Specchiati, è successo qualcosa.”

Serie: Fondazione


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni