The Vampire Club 

Serie: The Vampire Club


Charles Bernard William Weiner III, perché un ‘III’ ci sta sempre bene, non perché qualcun altro nella sua famiglia portasse quel nome, era nato il 1° gennaio durante il XIX secolo.

Alcuni nostalgici potrebbero dire che il 1800 era stato davvero un ottimo secolo per i vampiri, togliendo cacciatori, crocifissi, pali di frassino e aglio (quest’ultimo lo si trovava in qualsiasi piatto e rendeva l’alito troppo cattivo per il raffinato olfatto vampiro). Era nettamente superiore al 1900 e al 2000 anche per il numero di vergini (e non si intende necessariamente vergini donne), ma a una persona attenta non sarà sfuggito il fatto che in verità non vi è alcun vero e proprio cambiamento in quest’ultimo dettaglio.

Theodore il padre di Charles aveva sei figlie oltre a lui, di cui andava assolutamente fierissimo, perché erano vampire in piena regola: predatrici esperte, malvagie fino al midollo, assassine e adoratrici di cagnolini. 

Tuttavia, Charles, per tutti Charlie, non amava queste cose. Non era spietato, non uccideva nemmeno le zanzare, anzi, ci andava molto d’accordo (facile se non hai sangue) e chiedeva addirittura il permesso alle sue vittime per nutrirsi.

E questo era ovvio, altrimenti non avremmo avuto niente da raccontare. E, seconda cosa ovvia, sua madre non approvava affatto questo atteggiamento. Con il passare dei secoli riteneva addirittura che suo figlio peggiorasse, a partire dalla passione per i peluche (che avrebbero potuto essere inquietanti mezzi strappati e chiusi in una stanza cupa con una ghigliottina al posto del letto) fino a quella di cucinare dolci (che non poteva mangiare, ma si diceva fossero sensazionali).

Dato che le sue sorelle avevano tutte più o meno una fama e una posizione, anche Charlie iniziava a desiderare di averne una. Elizabeth e Claudia, la maggiore e la minore, avevano addirittura famiglia. Carmilla e Akasha erano le preferite della madre ed ogni volta che faceva qualcosa di buono veniva portato l’esempio malvagio delle due. “Vergogna Charlie, solo oggi Carmilla ha impalato tre ospiti indesiderati, mentre tu perdervi tempo dietro i budini.” O ancora “Vergogna, Charlie, Akasha oggi ha piantato nel cuore di un cacciatore che voleva ucciderla, lo stesso paletto di frassino che lui voleva usare contro di lei.”

Le altre due sorelle non erano meno esemplari di loro.

La storia era sempre andata così, ed era così anche fuori dal nucleo famigliare, Charlie non aveva mai avuto amici tranne uno: ad un suo compleanno, suo padre Theodore gli aveva regalato un bastone e un cilindro, principalmente per il suo look. Tuttavia, Charlie aveva messo il cappello al bastone, e da allora i due si parlavano. Erano legatissimi. Se poi fosse realtà o frutto della sua fervida immaginazione, non è dato saperlo per ora.

“Di cosa hanno bisogno i vampiri nel ventunesimo secolo?” Si chiedeva Charlie nella sua stanza.

“Nuovi allarmi antifurto?” Suggerì Kane, il bastone, svolazzandogli intorno.

“No, no, ormai non esistono più cacciatori, a che servono antifurto costosi!”

“Nuovi vergini!”

“Bah, gusti antichi. E poi è anche ora di lasciare in pace i vergini.”

“I vampiri sono nostalgici, Charlie.”

“Ah! Ci sono! Un punto di ritrovo fisso! Un posto dove tenere alte le tradizioni, giocare, parlare serenamente delle nostre identità, correre, trasformarsi, tutto!” esclamò illuminato.

“Nutrirsi?”

Charlie fece una smorfia. “Ecco… Un po’ impressionante, no?” disse a Kane.

“Nei punti di ritrovo è bello mangiare insieme.”

“Ci penserò! Fonderò un club per vampiri! Per tutti! Con le tessere e… e… tutto!”

“Bello! Facciamolo, Charlie!”

“Papà, ho bisogno di un prestito!” era la prima mossa e la meno difficile. Infatti, Theodore aprì subito la cassaforte a quelle parole. La madre, Amelia Etc. Weiner, lo fermò chiedendo il motivo.

“Voglio fondare un club per vampiri.” Rispose il figlio.

“Che cosa stupida, concentrati su cose più importanti!”

“Ma mamma!”

“Charlie, devo dirti che ho anche io qualche perplessità.” Aggiunse il padre a questo punto.

“Ma papà, non saresti felice di trovarti con i vecchi amici intorno al tuo gioco preferito, in una atmosfera ottocentesca, parlando delle tue avventure?”

“Oh sì.” Sorrise dolce l’uomo per poi stringerlo alle spalle. “Il mio Charlie ha avuto…”

“Una pessima idea! Come quelle di aprire una pasticceria notturna o metterti a cucire peluche!” Lo interruppe Amelia.

“Ma voglio aprire un club! Ho 160 anni, non sono un bambino!”

“Bene, allora puoi anche vivere per conto tuo senza chiederci prestiti!” Amelia era sicura che suo figlio a quel punto avrebbe desistito subito.

“Bene! Lo farò!” Rispose invece con fermezza.

Aveva deciso che sarebbe andato a vivere da una anziana signora che lo nutriva da quando lei aveva 16 anni. Charlie aveva visto i tipi di letture che l’amica faceva al tempo ed era fermamente convinto che lei sperasse in un risvolto erotico della faccenda. Risvolto che non c’era mai stato e non ci sarebbe mai stato.

“Charlie, qui ci sono i soldi per la tua attività… e non devi andartene, ci parlo io con la mamma.” Mormorava preoccupato suo padre.

“No papà! Non sono voluto e me ne vado!” Charlie prese comunque i soldi offerti mentre Kane approvava ogni parola del giovane.

“Ma dove andrai?”

“In un posto sicuro. Quando mi sono sistemato poi ti chiamo.”

Theodore lo abbracciò e sbaciucchiò prima di lasciarlo andare.

Purtroppo, la signora su cui voleva fare affidamento non aveva posto per lui. Ma gli diede una stanza in affitto nell’appartamento del nipote.

Immaginate ora le espressioni dei tre giovani che alloggiavano nell’appartamento a vedere le cose che venivano trasferite nella stanza. Dalla bara, ai libri antichi, fino ai peluche e le coperte colorate.

“Wow, ma che amici ha tua nonna?” Chiese Dee Dee con perplessità. L’amico alzò le spalle con il suo solito fare tranquillo.

“Eh zio, la nonna conosce tipi a posto, tranqui.” Rispose.

“Dorme in una bara!” esclamò Andrei, il terzo coinquilino, allibito.

“Beh tu dormi scoperto anche in inverno e nessuno ti dice che sei strambo, zì, e lo sei di brutto in realtà.”

I tre fissarono ancora più sorpresi il giovane Charles mentre si fermava sulla soglia di casa, un sorriso affabile in volto, un bastone con il cappello in mano, un frac elegantissimo indosso, con le scarpe a punta e perfino il cravattino, anche se sciolto. L’unica cosa stonata in tanta eleganza.

“Buonasera, signori, sono profondamente grato per la vostra infinita pazienza e cordiale ospitalità. Spero che potremo sinceramente avere una pacifica e serena convivenza.”

“Bella zio! Benvenuto, mi casa es tu casa!” Rispose il nipote per primo, rollandosi un drum mentre si sedeva sul divano. Andrei e Dee Dee osservarono confusi l’amico e poi il vampiro. Charles li fissò imbarazzato per poi decidere di ritirarsi direttamente nella sua camera.

“Forse non abbiamo fatto una bella impressione!” Esclamò Kane volando fino ad una parete.

“Non importa, non siamo qui per avere amici. Una volta che il club inizierà ad avere successo, compreremo un appartamento per noi, i peluche e una cucina enorme! Magari ci metto anche qualche campanula, sono carine, vero?”

“Se piacciono a te! Io odio i fiori, sono così pacchiani!”

“Beh… Ci penserò!”

Serie: The Vampire Club


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Discussioni

  1. Ciao Irene, vedo che è passato tanto tempo, forse troppo, dalla tua ultima visita, ma lancio questo messaggio in una bottiglia nel mare dell’etere, sperando che, prima o poi, ti raggiunga in qualche modo.

    Complimenti, una scrittura brillante, bella liscia ondulata elegante. Bravissima. Lo spunto poi, che dire, d’alta classe. Saro sincero con te, il protagonista non l’avrei voluto cosi ma tutto il resto che dirti, il Vampire Club (e soprattutto Carmilla, per quanto mi riguarda) merita che io svolazzi laggiù come un… Kane (ho detto giusto?) mettendomi in fila davanti all’entrata, implorando di essere accolto.

    La fantasia, lo sviluppo sono magistrali ed è quasi un peccato, per i miei gusti colorati da tinte forti, che sia finita a sangue e camomilla. Ma il racconto è tuo, la scelta è tua, si comprende bene che potresti scrivere quello che vuoi. Perciò il cappello, che non so come diavolo si chiama, eccolo et voilà, segue il mio inchino.

    Vado in giro per una città con un miliardo di abitanti e avessi mai incrociato qualcuno che mi parla come scrivi tu: è proprio vero che c’è bisogno di un club del genere. Non tanto per i non morti ma per le vittime, che possano trovare le vampire o i vampiri che più desiderano. Per niente facile, a quanto pare

    Proprio in gamba, qui c’è bisogno di gente che scrive bene come te, che dice qualcosa come te: non te ne andare.

  2. Ciao Irene, adoro le serie umoristiche! E se ci si aggiungono i vampiri il gioco è fatto 😀
    A parte le facezie, l’incipit della tua serie si legge tutto di un fiato e incuriosisce: mi piace questo vampiro “dolce”, lo hai caratterizzato benissimo