A me, sopravvissuta

Non so cosa dovrei provare esattamente davanti al cancello della mia ex scuola superiore. È tutto così diverso, ma allo stesso tempo uguale: le vetrate dell’ingresso, il portabiciclette, il piazzale…

Oggi c’è il tempo giusto per ricordare: c’è il Sole, ma il cielo è coperto da nuvole scure cariche di pioggia e c’è un forte vento freddo. Ma è così che dovrebbe essere l’adolescenza, no?

Ci sono tante macchine parcheggiate e ragazzini che aspettano la corriera, seduti sulla panchina della fermata. Nulla sembra cambiato, ma è tutto così diverso.

Sono passati tanti anni, ma il dolore non è passato. Credo si sia trasformato, ma non attenuato. Non mi sono mai più avvicinata alla scuola, forse per paura di rivivere tutto.

Sento di non avere più nulla in comune con questo luogo, ma non posso fare a meno di avvertire ancora un legame. C’è qualcosa che una parte di me ancora avverte, nonostante provo sollievo nel sapere che domani non sarò qui.

Queste memorie sono davvero mie?

Più vecchia e con qualche tatuaggio in più, mi trascino virtualmente oltre il cancello chiuso. Mi domando se dentro sia ancora come il primo giorno di 13 anni fa.

È tutto così uguale… ma così diverso.

Quanta ansia, quanto dolore e quanta rabbia dietro quelle porte a specchio. Quanto dolore inutile, che poteva essermi risparmiato. Quanti traumi si celano tra le mie attuali lacrime e quei banchi passati?

È servito tutto questo? Come posso farne buon uso, oggi?

Mi guardo attorno, nella speranza di non incontrare nessuno. Non perché, ad oggi, abbia ancora paura di loro… ho paura del loro ricordo, in questo luogo in cui mi sento debole, ma in cui sono stata altrettanto forte.

A quanto sono stata forte.

A me, sopravvissuta. 

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Discussioni

  1. Cara Mary, non tutti hanno il coraggio di ricordare. Viviamo in un mondo a corrente alternata, a volte meraviglioso, altre a volte ingiusto. Purtroppo le ingiustizie subite nell’età della formazione si sedimentano e diventano parte di noi. Alcuni le seppelliscono, altri le rievocano come hai fatto tu. Prendere consapevolezza di quello che è successo è la cosa migliore da fare ma, come dicevo, richiede un po’ di coraggio. La Mary sopravvissuta, ad ogni modo, ci piace tanto.

    1. Ciao Tiziano, che bello risentirti! 😸
      Hai proprio ragione: ci vuole coraggio per scavare, ricordare ed esporsi.
      Io non voglio seppellire, non solo mi farebbe più male che raccontare, ma sentirei sprecati tutti quegli anni. Non saprei che significato dargli.
      Mi domando spesso: “se non avessi avuto questo genere di esperienza, avrei dato tanta importanza alla scrittura che all’epoca mia ha salvata?”. Sono abbastanza certa di no…
      Quindi ad oggi è giunto il momento di ringraziare (non dimenticare o addirittura perdonare) chi ha acceso la mia fiamma.
      Grazie davvero. 🖋️

  2. La paura di sentirsi diversi, di essere diversi. Il tuo racconto apre in ciascuno una finestra su ricordi che ancora fanno male, segni indelebili lasciati sulla nostra pelle come tatuaggi. Sono madre di un ragazzo ‘sopravvissuto’ (forse, perché è ancora troppo presto) e di una eroina che lotta ogni giorno. Le tue parole coraggiose aiutano chi le legge a non sentirsi ‘solo’ e forse aiutano chi ha la forza di metterle su carta, come una confessione con il cuore in mano. Perché probabilmente la chiave è proprio questa: parlare, dire, gridare se necessario. Perché c’è sempre qualcuno in ascolto. Un abbraccio

    1. Se con le mie parole riesco ad aiutare anche solo un ragazzo o una ragazza in difficoltà, allora non avrò sofferto invano.
      Hai ragione, Cristiana, bisogna parlare e se necessario urlare per far valere le priprie ragioni, perchè molto spesso la vergogna prende il sopravvento e non si ha nemmeno la forza di sussurrare.
      Ed è proprio questo il punto: bisogna parlare, perchè non sono le vittime quelle a doversi vergognare.
      Un abbraccio. ❤️‍🩹

      1. Se posso aggiungere, forse, più che la vergogna a prendere il sopravvento, si tratta di quel senso di inadeguatezza che ti si mette dentro come un tarlo. Quell’idea che a essere sbagliato sei tu. Ecco, da lì bisogna partire, scavando bene fino a trovare l’autostima che tutti meritiamo. Nessuno è ‘sbagliato’

    1. Purtroppo, chi più chi meno, sono esperienze che segnano per tutta la vita.
      Da un lato ci si sente sollevati nell’essere compresi, ma d’altro canto si spera sempre che nessun altro abbia passato esperienze simili alle nostre.
      Possiamo però decidere di non essere come i nostri carnefici, rimanendo delle brave persone.
      Ti abbraccio forte, Rossano, a te sopravvissuto.

  3. Un testo che può essere condiviso da tutti quelli che dietro quei banchi, che dovevano essere fonte di sicurezza e speranza di un futuro migliore, hanno invece trovato dolore, disprezzo e spesso (purtroppo) anche violenza.
    Grazie davvero.

  4. Il passato conta, come l’amore della canzone di Ligabue, perché in realtà non è mai passato, è nel presente ed è nel futuro, è il modo in cui tentiamo di circoscrivere frammenti di vita come se ci muovessimo su una linea retta che va da A a B, quando invece tutto si mescola e permane, alla ricerca di un equilibrio.
    Chissà che persona eri quando entravi tutti i giorni in quella scuola?
    Io, nella mia breve parentesi, ti ho trovata in un momento in cui ti sei mostrata cosciente, determinata, accogliente, empatica, grintosa, divertente.
    Mi piace pensare che qualunque siano state le fermate, la strada sia proprio quella giusta. Ottimo lavoro.

    1. Grazie Roberto. ❤️‍🩹
      Se queste parole mi fossero state dette all’epoca, forse, avrei sviluppato una consapevolezza diversa…
      Quando hai domandato che persona fossi quando entravo in quella scuola, io mi sono chiesta che persona sarei oggi se non fossi stata quella ragazzina.
      Magari, o forse sì, chissà, non sarei quella che hai incontrato quel giorno.

  5. E’ difficile trovare le parole per commentare un dolore simile…mi viene alla mente quando me ne hai parlato, seppure per poco. Lo raccontavate quasi con il sorriso, che è appunto quello dei sopravvissuti, e ho invidiato la vostra forza, il vostro essere rimasti in piedi nonostante tutto. Non credo si guarisca mai del tutto da esperienza simile. Cioè, non lo so. E non ho neppure il diritto di poterlo affermare. Ma quello che hai scritto – quello che sei – è la tua vittoria più grande. Un abbraccio fortissimo.

    1. Credo che la guarigione da questo tipo di eventi sia soggettivo e io non ci sono mai riuscita; ho semplicemente imparato a conviverci.
      Uno dei tanti “motivi” per cui sono stata presa di mira è la mia passione per la scrittura e ad oggi quei momenti sono diventati il carburante che mi spinge a voler avanzare senza sosta e poter urlare “sì, sono una scrittrice”.✒️
      Grazie cara, per la tua empatia. ❤️‍🩹

  6. Skål, Mary. Alla salute di una guerriera. Viene da chiedersi quali traumi debbano aver lasciato cicatrici tanto profonde. Non lo sapremo, non ci resta quindi che immaginarlo. Molto bello e profondo questo scritto, mi piace.

    1. Di cicatrici ne hanno lasciate tante e ricordo esattamente da cosa -o chi- è stata provocata ognuna di loro…
      Ma sai cosa ti dico? Va bene così: ad oggi so esattamente che persona NON voglio essere.