Acciaio

Serie: Freaks


È un cielo a scacchi quello che mi dà il buongiorno ogni mattina.
Che sia il profumato azzurro di marzo o il mesto grigio di novembre, l’orizzonte è sempre filtrato da un saldo reticolo di sbarre metalliche.
Solo che non è ancora arrivata l’alba e non è stato l’urlo sguaiato di Gorgo a svegliarmi.
Fuori è buio.

Riesco solamente a vedere le sagome della grande foresta di abeti, ondeggiano alla luce della luna come un mare in tempesta. Ci deve essere luna piena stanotte. Chissà che giorno è. Non riesco a ricordarlo, spero non sia venerdì.

Mi tocca sempre portare la colazione a Zampanò e poi pulire il suo lussuoso appartamento. Odio quel tipo.
Ogni volta che mi guarda mi mette i brividi.
Ti prego Dio, fa che non sia venerdì.
Fuori c’è qualcosa che non va, la luce della luna sta diventando più intensa, troppo intensa.
Non riesco a muovermi. Posso pensare e vedere ma il mio corpo è pietrificato. Che mi sta succedendo?
Lotto, annaspo, sono zuppo di sudore, ma nemmeno il mignolo si degna di rispondere ai miei comandi.
Non posso nemmeno urlare, ma non ho mai potuto del resto.La luce aumenta, si è divorata le cime degli alberi con tutta la foresta, e io non posso muovermi.
Sono prigioniero, oltre che del C.I.R.C.O., anche del mio corpo.
È sempre più forte, mi acceca.
Devo chiudere gli occhi, ma ho paura di quello che accadrà.
È troppo, non resisto. Chiudo gli occhi

“Apri gli occhi. Non sarai mica morto?”
La voce di Merlin è preoccupata e tremolante, mi punta una torcia elettrica in faccia mentre tenta di sbarrarmi le palpebre con le dita. Lo allontano smanacciando.
Sto bene
“Ah grazie a Dio. Hai iniziato ad agitarti nel sonno, poi ti sei improvvisamente bloccato. Eri rigido come uno stoccafisso. Credevo proprio che ci fossi rimasto secco.”
Merlin e il suo inesauribile ottimismo. Beh, è sempre meglio di un cielo a scacchi comunque.
“Sempre il solito incubo?”
No, uno nuovo.
Mi sono sempre chiesto se mentire a parole sia ugualmente difficile che mentire con i gesti. Il corpo spesso lancia messaggi involontari per chi li sa leggere, perciò io credo che sia doppiamente difficile mentire per un muto.
Per fortuna sono un gran bugiardo e Merlin non è il più sveglio in città.
Per fare un esempio pratico: la torcia con cui mi ha svegliato è scarica da mesi ormai, non sono nemmeno sicuro che ci siano le batterie dentro, funziona solo in mano sua. Lui non si è mai fatto domande in proposito.
È affascinante che una mente capace di rendere possibile l’inimmaginabile, sia anche così scarsamente dotata di intelletto. Ci ho pensato spesso e sono giunto a una conclusione.
Deve essere una specie di limitazione di sicurezza imposta dalla natura, la stessa per cui le persone con una forza straordinaria spesso sono anche dei bonaccioni pacifici. Come Zelinda per esempio. Se Merlin fosse cosciente del proprio potere probabilmente impazzirebbe e cercherebbe di conquistare il mondo.
Zelinda è andata?
“Si è partita stamattina presto. Ha detto che se manca per troppo tempo potrebbe destare sospetti.”
La sera prima Zelinda ci ha avvertiti della presenza di un Agente in città. Non è riuscita a sapere chi, ma si è esposta fin troppo per metterci in guardia.
Dobbiamo andare anche noi.
“Certo, ma prima dovresti aiutarmi a risolvere un problemino…”
Mi alzo dal mio giaciglio, che poi è anche la mia giacca, per dare un’occhiata: il pavimento della catapecchia è letteralmente ricoperto di pezzi di stoffa colorati, legati uno all’altro.
“Mi stavo esercitando con trucco del fazzoletto senza fine” dice un po’ imbarazzato, mostrandomi il polso destro da cui si materializza un fazzoletto rosso, capofila di una lunga serie. “Ma non ricordo bene come fare a farlo finire.”
Merlin, dannazione. Non hai nemmeno la giacca. Hai una maglietta.
L’incubo ricorrente mi ha lasciato uno strascico di cattivo umore misto a paura. Le mie mani tremano di frustrazione mentre parlo, non sono certo che mi abbia capito.
Ecco un altro problema, le emozioni incidono molto di più sulla mia capacità di esprimermi chiaramente.
“Cosa c’entra la giacca? Non fa freddo è piena estate.”
Prova a pensare che sia finito il trucco.
Cerco di calmarmi per essere il più chiaro possibile, Merlin è già abbastanza confuso di suo.
“Caligola, insomma! L’illusionismo è una cosa seria. Non è sufficiente pensare qualcosa per… Ah, invece avevi ragione.”
Il mago guarda perplesso il fazzoletto rosso, tagliato a metà, che penzola dalla mano sinistra. Non è esatto dire tagliato a metà, il pezzo mancante non è mai esistito, semplicemente perché Merlin non l’ha mai immaginato.
Prendi le tue cose. Partiamo subito.
“Non c’è tempo per la colazione? Fare trucchetti mi mette sempre una fame da lupo.”
Sollevo il pollice verso l’alto. Sono affamato anche io.

Io e Merlin abbiamo escogitato un trucco geniale per procurarci il cibo, funziona sempre.
Entro in un bar con la faccia più sconsolata che esista, deve essere un bar abbastanza frequentato. Individuo il più assonnato del locale, quello che cerca la voglia di iniziare la giornata sul fondo della sua tazzina. È pieno di gente così.
Mi metto in piedi vicino a lui e aspetto che si allontani dal bancone, Merlin, che aspetta fuori, deve solo dargli quel tanto di spinta che basta per farlo sbattere su di me.
All’inizio non voleva farlo ma poi gli ho rivelato che era un trucco segreto del grande Harry Houdini. Uno dei più difficili, per giunta. Il malcapitato di solito mi rovina addosso, buttandomi a terra. Certo capita che qualcuno reagisca con stizza, ma tutti si calmano quando scoprono che sono un povero muto.
A quel punto Merlin entra chiedendomi se va tutto bene e chiamandomi figliolo. Il gioco è fatto.
Colazione offerta.
Certo potremmo sempre usare i soldi delle “donazioni”, ma preferisco usare il fondo per le emergenze e comunque, non so perché, con questo metodo il cibo mi sembra più saporito.
“Questa è l’ultima volta che lo facciamo, non mi piace. È disonesto” dice il mio socio ingoiando il secondo cornetto.
Stamattina abbiamo preso all’amo un’elegante signora in tailleur. Sembrava piuttosto benestante. Perché non approfittarne?
Zitto dico mostrandogli il palmo aperto della mano destra.
C’è qualcosa che non va.
Uno dei vantaggi di saper leggere le labbra è che puoi udire anche persone molto distanti, la vista arriva molto più lontano dell’udito e non è influenzata dal volume della voce.
Quel ragazzo davanti alla vetrina ha appena chiesto informazioni su di noi, ne sono sicuro.
Non potrei giurarci, ma quel viso mi sembra di conoscerlo. Ma certo! L’ho visto miliardi di volte nei corridoi del C.I.R.C.O., è Steel: il Lanciatore di coltelli.
Hanno sfoderato l’artiglieria pesante.
Mi alzo di scatto e afferro il mio socio per un braccio.
“Ehi aspetta non ho ancora finito il tramezzino.”
Non rispondo, non c’è tempo. Come ho fatto a essere così sbadato? Le cose stavano andando bene e devo aver abbassato la guardia.
Una voce grida i nostri nomi e ci incita di fermarci. Affretto il passo, cercando di confonderci nel flusso di vacanzieri intenti a iniziare la loro noiosa giornata e gente del luogo col muso lungo.
Sono stato uno sciocco a farli avvicinare così tanto.
Mi infilo in un vicolo, poi in un altro ancora più piccolo, cercando di allontanarmi dal centro e far perdere le nostre tracce.
Quando finalmente ci fermiamo siamo ormai in periferia. Ho il fiato corto e, per la seconda volta in quella mattina, sono madido di sudore.
Non c’è nessuno in giro, dovremmo averlo seminato.
“Bene bene, i topolini sono in trappola” una voce fredda come l’acciaio mi fa trasalire.
No. Non l’abbiamo seminato.
Nonostante il caldo, Steel indossa una camicia bianca immacolata e dei pantaloni neri eleganti tenuti su da due bretelle. Dalle sue mani, strette a pugno, sbucano i manici scintillanti di lame da lancio.
Registro a malapena il suo movimento, non ho nemmeno il tempo di muovermi, ed è una fortuna. Otto punte mi inchiodano al muro scalcinato di un casamento abbandonato.
Mi hanno perforato i vestiti con una precisione millimetrica. Sento il sangue caldo e viscoso bagnarmi le braccia. Sono sicuro che lo ha fatto di proposito, i tagli sono nello stesso identico punto di entrambi gli avambracci. Le lame sono talmente affilate che non sento nemmeno dolore, per il momento.
“Caligola, solo un idiota come te poteva pensare di sfuggire al C.I.R.C.O., rubandoci il nostro tesoro più prezioso per giunta. Il Signor Zampanò è molto arrabbiato con te, non vuole nemmeno che ti uccida. Preferisce farlo lui con le sue mani. E non sarà caritatevole come le mie lame, te lo assicuro.”
Poi guarda il mio socio con sguardo amichevole.
“Adesso ti riporto a casa, Merlin. Manchi molto ai tuoi amici.”
La situazione non è delle migliori, ma, per fortuna, non del tutto disperata.
Forse non avrò poteri magici e nemmeno una mira infallibile, ma anche io ho i miei assi nella manica. Il primo si chiama conoscenza.
Nei venerdì mattina passati a ripulire gli appartamenti di Zampanò ho potuto sbirciare molte cose interessanti. So una cosa sul Lanciatore di coltelli, che lui stesso ignora. So il suo vero nome.
Per gli agenti del C.I.R.C.O. funziona un po’ come per i demoni, se sai il vero nome hai potere su di loro. Io conosco il suo. Less. Stan Less.
Ora devo solo riuscire a farlo capire a Merlin, senza potermi muovere.
Facile, no? 

Serie: Freaks


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole, Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Mi piace tutta questa azione, il dover inseguire uno scopo (anzi, più che inseguire, sfuggire agli inseguitori), le caratteristiche uniche dei personaggi, lo sfondo di ingiustizia sui cui si basa la storia. Mi ha preso (speriamo invece non prendano Caligola e Merlin).

  2. L’impavida coppia funziona che è una meraviglia! Sia per le caratteristiche ben delineate che per l’empatia che c’è tra i due. Episodio con un buon ritmo e immagini visive puntuali. Ci sono diverse tracce che lasci in qua e in là e che incuriosiscono… non vedo l’ora di leggere il prossimo, proseguo. Bravo Alessandro!

  3. Gran bel secondo episodio. La coppia è sempre più interessante ed il ritmo veloce e tagliente che hai dato alla storia cattura e tiene incollato fino all’ultima parola. Trovo molto bello e originale il “segreto” dei nomi.
    Complimenti.
    Alla prossima lettura…

  4. Ciao Alessandro,
    avevo già letto il tuo racconto giorni fa, ma devo dire che la seconda volta non ha tolto nulla al suo fascino. Come ho detto Caligola e Merlin sono personaggi davvero originali, la loro storia ed i tuo modo di condurla induce il lettore a volerne sapere di più. E’ una serie che merita un pensiero approfondito, l’inizio di una nuova grande avventura?

  5. “Forse non avrò poteri magici e nemmeno una mira infallibile, ma anche io ho i miei assi nella manica. Il primo si chiama conoscenza.”
    👏 La conoscenza è in grado di salvare vite

  6. Ciao Ale, davvero bello l’incipit, assolutamente suggestivo! Hai creato una bella coppia, Merlin mi piace tanto! Hai dato quel tocco di tensione giusta, da thriller direi, senza smarrire la tua grande vena ironica! E la conclusione mette davvero molta curiosità per il seguito, che aspetto col… coltello sospeso😂😂😂!

  7. E finalmente sono arrivato anche io a leggere questo racconto! Mi piace questo “gioco”, di creare una serie usando come spunto il Lab del mese 😁.
    Caligola è un ottimo protagonista e narratore (paradossalmente, il nostro narratore…è muto!), ma io mi sto affezionando a Merlin ed alla sua ingenuità “pippesca”, in contrapposizione alla topoliniana scaltrezza del socio.
    Mi hai anticipato un Easter egg… Anche se Stan Less mi fa pensare a Stan Lee, ma solo per assonanza, Zampanò è una gran bella cit, che mi ricorda che prima o poi dovrei anche vederlo, quel film, mica solo leggere articoli che ne parlano ad ogni anniversario Felliniano 😅

    1. Ciao Sergio, bravo Sergio per averci nuovamente preso, Zampanó secondo me ci sta bene anche come suono, il secondo era un giocon di parole con stainless steel acciaio inossidabile probabilmente solo bella mia testa.
      Grazie per il bel commento e per aver letto

  8. Ciao Alex. Oltre a farti i complimenti anche per questo episodio, in cui la trama si snocciola a piccole dosi suscitando al meglio la curiosità del lettore, un plauso va fatto anche al linguaggio: stai gestendo una “prima persona” in modo attento e ordinato, senza cadere in eccessive descrizioni o elucubrazioni mentali.
    I personaggi sono ben costruiti, soprattutto Merlin. Ma mi incuriosisce parecchio anche il signor Steel. Cosa comporta conoscere il suo nome? Attendo il prossimo epispdio! 😊

    1. Ciao Giuseppe,
      Ti ringrazio per l’entusiasmo con cui segui le mie storie, è un motivo di orgoglio.
      È la prima ma volta che uso la prima persona, come strumento non è stato facile, perché la storia speso va a discapito dell’imtrospezione, ho provato a immaginare le sensazioni di un muto ma senza esagerarle, in quanto situazione acquisita per Caligola, non ero sicuro di esserci riuscito, ho scritto e cancellato più volte. Sono contento di esserci in parte riuscito. Grazie

  9. “Mi sono sempre chiesto se mentire a parole sia ugualmente difficile che mentire con i gesti. Il corpo spesso lancia messaggi involontari per chi li sa leggere”
    Questo passaggio mi è piaciuto 😊

  10. Caligola mi piace un sacco, hai creato proprio un gran personaggio, ma anche Merlin non è da meno, bravo! Sai, sul finale, non so perché ma ho pensato che la voce “Donne, è arrivato l’arrotino!” avrebbe salvato Caligola. Ahahahah

  11. “Mi sono sempre chiesto se mentire a parole sia ugualmente difficile che mentire con i gesti. Il corpo spesso lancia messaggi involontari per chi li sa leggere, perciò io credo che sia doppiamente difficile mentire per un muto”
    Questa sì che è bella, hai proprio ragione.