Cobb e Valentine – Conclusione

Serie: Agente Speciale

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Dopo diverse ore di guida, grazie anche all’aiuto della Dea bendata, arrivarono alla base miracolosamente incolumi.

«Prego, si faccia riconoscere» ordinò il soldato che pattugliava l’ingresso.

«Siamo gli agenti Cobb e Valentine. Aprite il cancello, Rush ci sta aspettando» spiegò il ragazzo.

«Prego, favorire i pass di riconoscimento» ribadì la guardia.

«Eccoli qui».

«Pass validi. Potete procedere».

«Maledetta ferraglia… ne hanno messi almeno due ad ogni entrata» commentò Valentine.

Tutte le basi dell’Explor erano sorvegliate da cyborg creati da Stiff con l’aiuto di altri scienziati. Si erano resi necessari sia per l’alto livello difensivo offerto, sia per il risparmio di vite umane: il cattivo di turno, questa volta, non faceva prigionieri. Stiff era un genio della robotica, un esperto di armi, di combattimento corpo a corpo e di sperpero di denaro. Era, infatti, riuscito sorprendentemente a diventare anche un senzatetto, dilapidando la propria fortuna in stravizi e investimenti sbagliati. Quando era stato arruolato da Rush, dopo l’arrivo di Roobbler, ancor prima di inventare i Cyborg, aveva cercato di creare un esoscheletro che gli permettesse di competere con l’alieno.

Il generale li stava aspettando al centro di controllo; Cloak e Stiff erano ancora sulle tracce del manufatto che li avrebbe portati alla vittoria e stavano appunto aggiornando Rush sullo stato delle ricerche.

Cloak era un miliardario che aveva costruito il suo impero trafficando in armi di contrabbando e droga. A causa dell’alieno gli affari erano iniziati ad andare male e così aveva convinto il generale che insieme avrebbero potuto fare la differenza. Oltre ad essere un ricercato, Cloak era anche un brillante scienziato: era riuscito a sbaragliare la concorrenza grazie alla scienza e a un fumetto di supereroi, creando un costume nero con una maschera demoniaca che gli copriva il volto. Questa specie di travestimento era realizzato con un tessuto antiproiettile, mentre nella maschera era nascosto un dispositivo elettronico che trasmetteva onde radio alla stessa frequenza di quelle cerebrali. Attivando quella strana apparecchiatura, ogni uomo o donna nelle immediate vicinanze perdeva l’orientamento e iniziava ad avere delle strane allucinazioni demoniache. Cloak era anche un esperto nelle arti marziali e nel controllo della paura; era una montagna di muscoli e preferiva il combattimento corpo a corpo alle armi.

I due agenti entrarono nel centro di comando.

«Agente Cobb, a rapporto!».

«Agente Valentine, a rapporto!».

Rush li guardò a lungo prima di parlare, poi sorrise. «Siete vivi. Questa volta è andata davvero bene».

«Può dirlo forte, signore» sbottò Cobb. «Vorrei proprio sapere come hanno fatto a trovarci anche questa volta».

«Ci stiamo già lavorando, trovare la talpa è imperativo» rispose il generale.

«Come procedono le ricerche, signore?» chiese Valentine.

«Stiff e Cloak stanno ancora cercando il manufatto. Avere delle coordinate più precise aiuterebbe molto».

«Lo sappiamo, signore. Queste immagini che ci arrivano nei sogni… non è facile ricostruirle una volta svegliati! Dannazione!». Cobb sembrò quasi scusarsi.

«Credo sia meglio se per ora ve ne andiate a riposare. A domani» ordinò Rush.

«Certo, signore» risposero i due agenti.

Valentine precedette Cobb lungo il corridoio. Quella sera era stranamente taciturna. Il ragazzo non le chiese niente, aveva altro per la testa in quel momento.

La notte trascorse lentamente. All’inizio non riuscirono a prendere sonno, poi entrambi sprofondarono in un oscuro incubo in cui la terra era diventata un posto desolato, i pochi uomini rimasti portavano tutti il marchio di Roobbler e la resistenza era inutile.

In mezzo a tutta quella desolazione, troppo surreale per essere un sogno, la realtà venne squarciata da una frattura spazio-tempo dalla quale uscì un uomo con una strana tuta verde che iniziò a gridare parole incomprensibili. Solo alcune di esse presero forma nelle loro menti: “trovate il manufatto” e “unico modo per ucciderlo”. Mentre il tipo parlava, come era sempre accaduto anche nelle visioni precedenti, dallo squarcio temporale emerse un braccio coperto da un indumento aderente blu che prese con forza la testa dell’uomo vestito di verde, riportandolo dall’altro lato della frattura, la quale si richiuse subito dietro di loro.

I due agenti si svegliarono contemporaneamente, zuppi di sudore. Presero il taccuino e la penna, lasciati su un tavolinetto a fianco del letto, e scrissero tutto ciò che ricordavano. Con il passare dei secondi tutto divenne opaco, come ammantato dalla nebbia, per poi svanire. Era da parecchio tempo che andava avanti questa storia, all’incirca da quando era comparso l’alieno, l’incarnazione del Dio del Male sulla terra: all’apparenza immortale, in grado di volare, dotato di una forza inimmaginabile, veloce come il vento, sprezzante della vita umana e desideroso solo di ricchezza e potere. Durante alcuni combattimenti con Flag, Wisdom e Thunder, Roobbler aveva riportato delle ferite: non mortali, ma comunque importanti per l’Explor. Gli scienziati erano infatti convinti del fatto che, se poteva essere ferito, lo avrebbero anche potuto uccidere o almeno sarebbero riusciti a rispedirlo nel posto da cui era arrivato. Magari la Phoenix centrava qualcosa in tutto questo, ma sembrava che tutti i membri fossero stati uccisi da Roobbler poco dopo il suo arrivo sulla terra.

Rush aveva incaricato una squadra di effettuare delle ricerche sugli ultimi mesi di vita di quell’organizzazione all’apparenza immortale, ma le indagini non avevano ancora prodotto alcun risultato. La Phoenix era stata fino a pochi mesi prima l’acerrimo nemico dell’Explor, essendo invischiata in tutto ciò che di marcio c’era sulla terra.

I due agenti fecero una doccia e poi andarono a fare colazione. L’incubo li aveva turbati; certo, non più del solito, ma comunque abbastanza da rovinar loro la colazione. Ritrovarono il generale dove lo avevano lasciato la sera prima, però questa volta aveva un’espressione soddisfatta. Klaus Rush era un uomo molto alto e ben piazzato, sulla cinquantina; aveva capelli corti, brizzolati e una cicatrice che gli solcava l’intero viso. Raramente parlava dell’incidente: risaliva al suo passato nell’esercito, ma oltre a questo nessuno sapeva altro. Li guardò entrare nella stanza e fece un cenno di saluto.

«Ragazzi, ho avuto un’idea geniale: voi due inizierete a sognare quello io vi ordinerò, a cominciare da ora».

Cobb e Valentine si guardarono con aria perplessa, fecero spallucce e presero posto al tavolo davanti a loro in attesa di ulteriori spiegazioni. Il generale li raggiunse, si sedette a capotavola e iniziò a illustrare il piano.

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Serie: Agente Speciale
  • Episodio 1: Cobb e Valentine – Prima Parte
  • Episodio 2: Cobb e Valentine – Conclusione
  • Episodio 3: Klaus Josef Rush
  • Episodio 4: I Defender – Prima Parte
  • Recommended5 recommendationsPublished in Fantasy, Narrativa, Sci-Fi, Young Adult

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    Responses

    1. E rincari la dose pure con i sogni? Fantastico! Ho notato che ti districhi molto bene, anzi benissimo, anche con questo genere. Cobb e Valentine sono due personaggi che mi hanno preso subito, merito anche della tua “penna” e della passione con cui stai scrivendo questi episodi. Ovviamente, immagino ci saranno altri episodi. La conclusione si riferisce solo alla parte Cobb-Valentine? Attendo i prossimi capitoli. Alla grande, come sempre! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, grazie per aver letto anche la seconda parte.
        Sì, la parola “conclusione” si riferisce a questo “primo capitolo” diviso in due parti.
        Sei sempre troppo gentile con me, mi fa molto piacere sapere che ti è piaciuto.
        Un abbraccione. 🙂

        P.S. Questa sera voglio leggere il nuovo episodio della Locanda! 😉

    2. Attendo, trepidante, altri capitoli, perché non puoi lasciarci così… Alla prossima.

      1. Ciao Ivan!
        Oggi spero di trovare qualche minuto per pubblicare il prossimo capitolo.
        Speriamo!
        Saluti 😉

    3. Ciao Andrea, scusa se te lo dico ma penso che questa sarà la mia serie preferita fra quelle che hai scritto. Questi due episodi mi hanno incuriosita e coinvolto facendomeli divorare in fretta fino alla fine. Quindi ti prego, non farmi aspettare troppo tempo prima di pubblicare il nuovo episodio 😉

      1. Ciao Micol!
        Grazie per aver letto l’inizio di questa nuova avventura. Mi piacerebbe dirti che sarò svelto nel pubblicarla, ma purtroppo ho scritto solo i primi tre capitoli (ne ho pubblicato uno diviso in due parti) e non so quanto tempo gli potrò dedicare.
        Sono contento che ti piaccia. Io preferisco Neigmor, però mi diverte scrivere anche questa storia.
        Un abbraccio. 🙂

    4. “«Ragazzi, ho avuto un’idea geniale: voi due inizierete a sognare quello io vi ordinerò, a cominciare da ora».”
      sono curiosa

    5. “Stiff era un genio della robotica, un esperto di armi, di combattimento corpo a corpo e di sperpero di denaro”
      😂 😂 😂

    6. Un po’ 007, un po’ man in black e un po’ di Avengers, gli ingredienti per una serie fantastica ci sono tutti.
      Spero che non sia la conclusione, come indica il titolo

      1. La storia è nata dopo aver sognato gli Avengers… quindi seguirà quel genere. Non è conclusa, sono in arrivo altri capitoli 🙂
        Ciao! 😉