Era un mercoledì… e pioveva-4

Serie: Resto a leggere in stazione


Cominciammo a parlare e gli argomenti divennero sempre più intensi mentre tentavo ad ogni respiro di leggere i suoi occhi che mi risultavano ineffabili. I silenzi che separavo ogni frase furono lenti ma interessanti quanto le parole stesse. Entrambi tacevamo pensieri che analizzavamo, non per poterne rispondere, ma per poterli comprendere appieno. Quando si naviga tra i pensieri più profondi dell’uomo il risultato sono sofferenze, traumi ed interrogativi, per questo fui sorpreso quando Luna, con una determinazione che mi fece sentir piccolo di fronte ai suoi occhi, mi parlò della felicità. Me lo chiese per dedicare l’importanza che merita a chi non da nulla per scontato, ma Luna già sapeva che quantomeno in quel frangente non fossi felice. Dunque, notando la mia esitazione nel confidarle cosa fosse per me la felicità espose la sua personale teoria. Quando si parla di certi argomenti ogni teoria è sia giusta che errata dato che un sorriso basta quantomeno per sé stessi ma raramente basta per far sorridere il mondo. Ricordo precisamente le parole di luna come se le avesse ripetute all’infinito quella sera, si scolpirono nella mia mente e me ne interrogai in futuro dedicandogli troppi interrogativi. Per Luna la felicità è una bugia, una di quelle belle. Ci si illude che ci piacciano cose che non ci interessano, persone che non amiamo e momenti che eviteremmo volentieri. Disse che la felicità è qualcosa che ricerchiamo senza conoscere realmente perché della felicità che proviamo ne resta traccia solo delle bugie che l’hanno costruita, e quella felicità è debole e fragile come quelle bugie, cade in un attimo come foglie dagli alberi fino a toccare terra ed accorgersi che non era niente di che. La superiamo, calpestando quelle foglie e dimenticandola, dimenticandone i motivi che l’hanno scaturita, dimenticando che quella felicità stessa è stata una bugia, non meno falsa di questo pensiero. Tuttavia è inevitabile il momento in cui carezzandoci le spalle noteremo quei graffi e vedremo i castelli di bugie che abbiamo raggiunto percorrendo tale strada, e fa paura.

<< Per questo se debbo dare un significato della felicità non posso che essere convinta che l’unica felicità si trovi nel divorare gli altri. Divorarli delle loro emozioni, delle loro convinzioni, della loro gioia. Sfruttarli e svuotarli per notare quanto fossero empi sin da prima e passare oltre. Non resta altro che un’altalena che percorre momenti di noia tra un’emozione rubata ed un’altra. Come tutte le altalene non può restare in alto per sempre, ma accettando i momenti, rubandoli…è patetico e brutto da sentire, ma questa è la vera felicità.>>

Le parole di Luna mi fecero rabbrividire, fu brutale, sincera e non ebbe paura di essere fraintesa. Disse la sua verità, una verità che i più rifiuterebbero di accettare. Rimasi qualche istante ad apprezzare quelle parole prima di schiarirmi la mente e rispondere.

<<Per me la felicità è molto più semplice>> cominciai a spiegare <<Credo che ognuno abbia il proprio modo di essere felice e per me, la felicità, è qualcosa di semplicissimo. Forse non mi crederai, forse mi riterrai stupido, ma ci credo con tutto me stesso. Per me la felicità è una scelta, una scelta che non ho ancora avuto il coraggio di prendere. Non ho bisogno di niente, di nessuno, basto io, basta un momento. Il coraggio…>>

Trattenni il fiato pochi secondi per poi ricominciare a respirare, lasciarmi andare e guardare Luna negli occhi.

<<Accettare che se non dovessi riempire dei vuoti essi non mi consumerebbero. Lasciarmi alle spalle un dolore che porto faticosamente. È facile, ma non ci riesco. È una parte di me, non mi sembrerebbe giusto. A dirla tutta ci ho sempre convissuto, non so fare altrimenti. Quindi ho paura di lasciarlo andare perché non so vivere in altro modo. La mia ipocrisia mi inghiotte sempre di più, ogni volta che piango e che abbasso lo sguardo, ogni volta che sogno e ad ogni sospiro che faticosamente reprimo inizio pian piano ad odiarmi. Perché sarebbe veramente facile per me, ma proprio non riesco.>>

Luna rimase a guardarmi illuminata da un alone di mistero. Il suo sguardo fu concentrato ma sereno, non fu sorpresa di quelle parole. La mediocrità regala quantomeno costanza e chi, come me, vi si approccia con odio non può che notare con entusiasmo le cose che ne fuggono. Qualcuno in grado di processare tali pensieri come quelli che Luna riuscì a donarmi non ci riesce certo per caso. Al mondo esistono persone riflessive e persone che, tristemente, non lo sono. Le prime riusciranno a trarre un pensiero diverso e quasi sempre discorde da tutto il resto del mondo ma che tuttavia sia accettabile quanto forma di pensiero individuale, talvolta elitario. Un qualcuno in grado di riflettere non accetta solo parole, le analizza, le comprende. Comprende le parole, ciò che si vuole esprimere ed il motivo per cui sono state dette. Non rimasi sorpreso quando notai Luna intenta ad analizzare i miei silenzi ed il suo sguardo mite mi fece capire che probabilmente aveva già letto nei miei occhi ciò che le mie parole non avevano fatto altro che confermare. L’intensità di quei momenti fu così accesa che non seppi calcolare il tempo passato. Non sentì alcun suono se non quello delle nostre voci, dei silenzi che concedevamo ad ogni pensiero ad alla matita che luna tolse dai capelli e che in quel momento rigirava tra le dita. D’un tratto Luna si levò in piedi e con poche parole si congedò, spezzando quell’intensità con la stessa facilità con la quale era stata in grado di crearla. Prima di sparire nella nube invisibile dalla quale era arrivata si volto a guardarmi, con della parvenza di malizia negli occhi, domandandomi del giorno seguente. Senza pensarci troppo acconsentì a rivederla, allo stesso tavolo, alla stessa ora. Il silenzio non bastò a coprire i pensieri che già in quel momento rivangarono le parole dette quella notte e che, una volta finite, mi trasportarono nuovamente a quel tavolo senza più saper cosa fare. Ripresi il cappotto dalla sedia e mi incamminai verso l’uscita pentendomi dell’errore commesso. Avevo considerato Luna come un nessuno, trattandola come tale ad infine desiderai che non lo fosse ed accettai di rivederla come si fa con le persone. Ero felice, più che felice pensando a cosa sarebbe poi avvenuto. Solo ora scopro che non esiste felicità maggiore di quella riposta nella certezza che un domani continuerà qualcosa, più del domani e del qualcosa stesso. I miei dubbi su come mi avrebbe visto una persona che ormai sapeva delle mie debolezze mi occuparono per un po’. Dubbi che avrei potuto lasciare al tempo dato che, dopo quella sera, non rividi Luna per molto tempo, tuttavia, quando la risposta arrivò fu troppo tardi notando che Luna guardava le mie debolezze con fame, non con dolcezza.

Serie: Resto a leggere in stazione


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa, Amore

Discussioni