Gli misero un cappuccio sulla testa..

Serie: Around Midnight


Gli misero un cappuccio sulla testa, così da coprirgli gli occhi, gli legarono mani e piedi e lo buttarono a terra. Ad ogni curva, Francesco, privo di sensi, rotolava ed andava a sbattere con i lati della carrozzeria. Nonostante ciò, non sembrava riprendersi.

Quel viaggio per le strade della città parve nella mente di Francesco un continuo transito tra il sonno e la veglia. Si convinse, in stato di semi incoscienza, che fosse solo un incubo, che la sveglia fosse già suonata, che fosse ora di andare a lavoro ma che la stanchezza e gli occhi pesanti non gli consentissero di svegliarsi. Pensò, insomma, che si trattasse semplicemente di una mattinata più difficile delle altre.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una passeggiata dopo la pioggia ha portato Francesco, contro la sua volontà, nel buio di un furgone...

Quando rinvenne non era più sul furgone, ma era seduto su una sedia legato mani e piedi, proprio come in quel film horror che aveva visto qualche giorno prima. Aveva ancora quel maledetto cappuccio sul viso che non gli consentiva di vedere intorno a lui. Era ancora confuso, aveva la nausea ma, al tempo stesso, respirava affannosamente. Sentiva il sudore scendere sulle tempie.

«Che cosa è successo? dove sono? liberatemi!» avrebbe voluto urlare. Non ce la fece.

Sentiva il sangue in gola.

Era sconvolto, non capiva dove si trovava e perché. Perse, nuovamente, i sensi.

D’improvviso, si aprì una porta. Il rumore metallico delle cerniere si avvertì indistintamente. Francesco Si svegliò. Udì una voce.

«Toglietegli il cappuccio!» disse quella voce.

Francesco solo allora comprese che nella stanza non era mai stato solo. Due uomini erano dietro di lui chissà da quanto tempo. Non riusciva ancora a mettere a fuoco la figura dell’uomo che aveva dato l’ordine ma lo aveva davanti agli occhi.

«Pensavi di cavartela?» riprese quella voce, «non sapevi che te l’avrei fatta pagare?»

Francesco era ancora stordito, ma infine comprese. Conosceva quella voce; conosceva quell’uomo.

«Non può essersi spinto così oltre» disse tra sé con voce fioca e tremante.

La voce continuò: «Dovresti aver imparato, ormai, che io prendo sempre le decisioni giuste al momento giusto, senza mai esitare. E mi dispiace caro, ma tu sei diventato un problema serio!»

«Ed ora, Capo, cosa vuoi da me?» disse con disprezzo Francesco, recuperando la voce che pure gli sembrava persa.

«Cosa pensi?» rispose sorridendo il Capo, «che abbia fatto tutto questo, per portarti dalla mia parte? Così per convincerti a comportarti “bene”? E’ troppo tardi ormai; se non ce l’hai già, comincia ad avere paura perché non voglio proprio nulla da te».

«Vedi» riprese «sono certo che tu non abbia mai capito a cosa andavi incontro e sinceramente me ne dispiace. Se guardo nel mio cuore, nel mio grande cuore, vorrei aiutarti ma, sai, questo tuo modo di fare, di ostentare onestà e pulizia. Non sei affatto un’anima pia su questa terra. So bene da dove vieni. So da dove è venuta la telefonata che ti ha fatto assumere. So tutto di te e non sei migliore di nessuno di noi».

«Non ci vuole molto ad essere migliore di lei» rispose, a questo punto pieno di rabbia, Francesco.

«Forse hai ragione, amico mio. Ma se vuoi lottare con me.. almeno devi saper giocare meglio. Cosa pensavi di fare con quella denuncia – diciamo anonima -, o con quella soffiata ai giornali sulle tangenti in ospedale. Questa tua voglia di “fare giustizia” è francamente stucchevole, una forma inaccettabile di presenzialismo. Sei stato miope, amico mio» e continuò « non ti sei voluto rendere conto che del mio lavoro – che tu chiami sporco – beneficiano tutti, anche se non lo pensano. A ben vedere, fino ad oggi, ne hai beneficiato anche tu…»

«Io non ho inviato nessuna denuncia» reagì Francesco.

«Non è vero e tu lo sai. Mi aspettavo, a questo punto, almeno un po’ di coraggio da parte tua. Un po’ di onestà» riprese e continuò il Capo «non è stato difficile per noi intercettare quella tua letterina. E’ allora che abbiamo deciso di portarti qui. Sei piuttosto sveglio, converrai che non avevamo altra scelta».

« Chi sono gli altri? Chi è coinvolto?”, chiese Francesco senza sperare in alcuna risposta.

«Ancora domande? Non vedi che è troppo tardi mio caro Francesco. Il tuo vizio è sempre lo stesso: troppa curiosità, troppa pulizia. Per fortuna tutto sta per finire».

Il Capo iniziò a muoversi per la stanza, Francesco lo seguiva con gli occhi come un animale in gabbia.

Quegli attimi, silenziosi, passavano molto lenti. Francesco sentiva un forte ronzio provenire da sopra la sua testa. Forse era un insetto o, forse, la luce al neon che, impercettibilmente, vibrava in quel luogo.

All’improvviso, si sentì battere sulla porta metallica.

Il Capo si girò di tutta fretta: «Addio Francesco!, non è stato un piacere conoscerti ma sono contento di come è finita tra di noi!» rise di gusto e, poi, rivolto agli uomini in piedi: «Mi raccomando, cercate di non sporcare».

Il Capo si avviò alla porta e, prima di uscire, si girò nuovamente; guardò Francesco. Fece il segno della croce ed ancora ridendo aprì la porta dietro di sé. Se ne andò.

Fu allora che uno degli uomini presenti nella stanza si pose davanti a Francesco ed impugnata la pistola, che aveva sotto la giacca, gliela puntò direttamente alla fronte.

A Francesco parve di avvertire il freddo di quell’arma, ma forse erano solo i brividi che correvano lungo la sua schiena.

Lentamente vide l’uomo togliere la sicura. Si accorse, subito dopo, che quell’uomo sorrideva e quel sorriso rifletteva la luce del luogo in cui si trovavano.

Francesco non voleva più vedere. Chiuse gli occhi.

Non disse nulla, non fece nulla, non pensò nulla. Era bloccato, non l’aveva immaginata così… la sua morte.

Sentì lo sparo.

Perse i sensi.

Serie: Around Midnight


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