
Il disegno rosso
Oggi è una giornata in cui ho voglia di uccidere tutti, lo so, non sono cose che andrebbero dette, non sono cose andrebbero pensate, in verità non sono cose che andrebbero più che altro fatte, ma accadono come ce lo insegnano i giornali, allora perché non io? Non io, che affondo una qualsiasi arma nel corpo di qualcuno.
Oggi il cielo è grigio e il barista non mi sorride, ma uccidere lui sarebbe troppo banale.
Ucciso perché servendo un cappuccino non sorride, sarei presa per pazza e pazza non lo sono, il dolore vero, reale, è sempre lucido, vivido e palpante, fin troppo riconoscibile.
Oggi io soffro, soffro davvero, come se tutte le cose più stupide e fastidiose, insieme a quelle più importanti e insopportabili, si fossero fatte cartelli stradali della mia sofferenza, ehi guarda qui è dove ti hanno violentata e se svolti l’angolo troverai il vicolo dove quello stupido ti ha baciata, quello che è fuggito via, ma mica dopo una notte, dopo anni, anni a pensare a lui e dove ti sei ridotta a sperare che il barista del cappuccino sorrida proprio a te.
Comunque, il problema non è nemmeno quel cretino, nemmeno lo specchio dove ora mi guardo, il volto pallido e la carne troppo abbondante, la commessa del negozio di intimo che sorride carina, forse innamorata, troppo sbadata per occuparsi delle clienti, cellulare in mano e chat aperte con i cuoricini, mi nota da oltre lo specchio poi torna ai suoi pollici veloci e le promesse altrettanto fugaci del per sempre.
Le persone lungo il corso creano movimenti circolari di ombrelli e poi giocano a zig zag con la strada e le sue fessure, piccole buche trascurate in cui ficcarci dentro tacchi e perdere monete, le mie scarpe da ginnastica quelle fessure le solcano bene, sono fradicia ormai, con i capelli che sembrano colla liquida tra il cappuccio della felpa e la mia fronte, mi fermo alle Poste, il residuo del mio conto è una sfilza di pochi 1 e nessun zero davanti a garantirmi un futuro, gli ultimi soldi e nessun lavoro all’orizzonte, ho fame, ma credo sia una condizione da cui non posso uscirne facilmente.
Ed è strano, perché senza prospettiva alcuna, la tentazione sarebbe quella di rubare, di ridare spessore alla possibilità di vivere, mentre io voglio solo uccidere, bloccare la vita in qualsiasi istante, piuttosto che aspettare in agonia che qualcuno decida al posto mio.
Farei del male anche a me stessa, ma la paura di sbagliare è più forte del provare, la lista dei suicidi ancora vivi è troppo lunga che spesso, anche in quei casi, la volontà non basta.
Non è bastato amare, essere brava, non è bastato scegliere i vestiti giusti, gli amici più idonei, non è bastato nessun percorso giusto per evitare quello sbagliato in cui sono ora.
Oggi ammezzerei tutti, indistintamente.
I giornali dicono che queste sensazioni capitano praticamente a tutti, io sinceramente prima di oggi non ci avevo mai pensato, forse questo è ancora peggio, poteva essere un mio pensiero ricorrente e latente, ma mai espresso, mentre oggi, senza tanti pensieri, la determinazione di uccidere è salda e determinata nelle mie mani.
Intanto gli innamorati si baciano e Roma è bella e splendente, anche sotto la pioggia, un grigio che non sovrasta mai l’oro di tutte le antichità, almeno ora, nel centro storico, lontano dalla periferia di casa mia dove i garage diventano appartamenti di pochi metri, tutto in uno dicono.
Piove e c’è gente che mangia il gelato, ci può essere qualcosa di più stupido?
Lei, che tra poco mi vedrà, è fortunata, è rimasta qui nell’upper side di lui, la dolce vita che luccica, la invidio, e anche questo è un pensiero stupido come mangiare il gelato sotto l’acqua, e diamine, di acqua a Roma ce n’è già abbastanza, fontane ovunque e nessuno dei desideri sepolti lì dentro che si sia mai avverato.
Il cielo è una moquette grigio topo vecchio stile e sotto di esso gli anni’70 si rincorrono nei pantaloni delle donne, così belle quelle signore illustri, uno schizzo sbiadito di ciò che ero anche io.
-Sono incinta.
Mi ricordo che gliel’ho detto chiaro, la voce limpida, senza la minima paura.
-E di chi?
Lo sgomento nei suoi occhi, qualcosa in me, io così sua, che cresceva e sapeva non poter essere altrettanto suo.
-Non lo so.
E allora lo sgomento era rabbia pura e lineare, come i treni che possono viaggiare solo su rotaie che sono parallele impossibili da modificare.
-Chi ti sei messa nelle mutande?
E intanto lo avevo addosso, la rabbia ha un odore netto e preciso, sgradevole, come un vomito che sta appena iniziando.
-Non lo so.
Erano le uniche parole che riuscivo a dire, l’unica verità che al momento possedevo.
Se ne andò di casa qualche giorno dopo, per poi tornare in tempo per il parto e crescere quella che, con non poco disgusto, aveva deciso sarebbe stata comunque figlia sua.
Le aveva pensate tutte, dal commercialista a quello che ci aveva venduto la macchina, persino il suo migliore amico, diceva di avermi perdonato ma viveva nel dubbio e nel rancore, anche se quella testa piena di boccoli che stava divenendo mia figlia, pareva essere sua in ogni dettaglio, da tanto era riuscita ad amarla, nonostante tutto.
Mi lasciò realmente quando seppe la verità per intero.
-Quindi potrebbe essere figlia di chiunque?
-Sì. So solo che suo padre portava un profumo al pino, tutto qui.
-Dove è successo?
-Dal benzinaio.
-Quello sotto casa?
-Sì.
Sapevo che ormai da tempo non mi amava più, ma quella verità gli fece chiudere la porta di casa alle spalle, con mia figlia in braccio e una vergogna addosso più grande di ciò che avrei dovuto provare.
In via Condotti stanno suonando “La vie en rose” e le pantere vintage di Cartier brillano calde alla luce fredda della pioggia, qualcuno esce con 3 sacchetti pieni sotto al braccio e va ad urtare aristocratici cani dal pelo lungo e fluttuante e le mie scarpe da ginnastica intanto, imbarcano acqua in modo prepotente per poi schiacciarla fuori e ributtarla a terra con schizzi fugaci e rumorosi, mi sento osservata e a disagio, nessuno avrebbe detto che solo un anno prima, ero andata a comprarmi una tailleur da 2500 lì vicino.
Quando diventi la moglie di qualcuno, quel qualcuno viene rappresentato anche dal tuo aspetto.
Oggi è il mio turno di andarla a prendere a scuola, una volta al mese per 3 ore al giorno, questo è quello che ha detto il giudice, quello che mio marito ha deciso per una figlia nemmeno sua.
-Avevi indosso il vestito rosso?
-No quello nero, nuovo.
-Quello corto. Lo avrai provocato, ovviamente.
-Ma cosa dici?
-Magari gli ha sorriso e lui ha frainteso, sei così dannatamente gentile con tutti, tu.
Al giudice aveva detto più o meno le stesse cose, che ero una donna facile che altrettanto facilmente si era fatta un’amante. La parola stupratore non uscì mai, da nessuno, nemmeno da me, mi era impossibile dimostrare qualcosa con il tempo passato nel mezzo, nessuna donna ha il coraggio di ammettere qualcosa che sa già di non poter provare.
Adesso mia figlia mi corre incontro, lo zaino pieno di paillette le dondola addosso in modo onirico, sa di zucchero filato e gesso, mi chiede perché tengo le mani in tasca e non l’abbraccio anche io, ho freddo le dico e lei mi crede, perché i bambini credono a tutto ciò che gli viene detto, per questo impariamo le cose a quell’età, perché siamo disposti a credere, a fidarci, anche quando non dovremmo, come sta facendo mia figlia adesso.
Vuole farmi vedere il suo quaderno, è diverso dall’ultima volta, questo è blu ed è pieno di esercizi di grammatica, dice che italiano le piace ma preferisce artistica, allora mi fa vedere i suoi disegni e mi sorride di nuovo.
Adesso sono pronta ad abbracciarla.
Faccio quello che avrei dovuto fare appena saputo di essere incinta, quello che era giusto, quello che non avrebbe portato la mia vita ad essere così, come lo è ora.
I suoi disegni cadono a terra, il primo è di un rosso scuro ipnotico, mi ci perdo a guardarlo mentre qualcuno grida verso di noi, lei mi guarda con quegli occhi persi, quelli del suo vero padre.
-Mi dispiace, ma tu non avresti mai dovuto esistere.
Poi all’improvviso qualcuno mi separa un’altra volta da lei, mi strattonano, violenti, mentre nel frattempo mi accorgo che anche tutti gli altri disegni sono rossi.
Sull’ultimo disegno rosso c’è scritto:
“Auguri mamma!”
Ma la scritta in pastello celeste è sovrastata da tutto quel rosso.
I suoi boccoli sono nell’erba tenera e spero solo che muoia in fretta, questa non è una vita che le appartiene.
Qualcuno mi hai tolto il coltello dalle mani, una signora con una pantera di rubini appuntata su una giacca grigia urla disperata, quella spilla è un disegno rosso sulla sua eleganza, mentre io leggo ancora l’augurio di mia figlia e finalmente piango, come non avevo ancora fatto da quella notte al benzinaio, con suo padre così violentemente dentro di me.
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La tua storia mi ha lasciato qualcosa, cm quando ti graffi e senti un tenue bruciore accompagnarti tutta la giornata. Esattamente cm dovrebbe fare un racconto. Complimenti e ben tornata.
@danieleparolisi grazie per avermi letta e il bentornata, mi mancavate tanto!
Sono felice se ad uno bravo come te, questo racconto può aver “graffiato” così tanto, ne sono onorata!
Alla prossima 😀
È un sabato mattina mentre leggo questa storia, fuori piove e le immagini di questo LibriCK scorrono come i fotogrammi di una pellicola. Il tuo punto di forza sono i dialoghi interiori, l’interlocuzione con i propri pensieri e la propria anima, mentre attorno il mondo si muove indifferente. Tutto si svela e prende forma, anche il dolore e il contrasto di certi sentimenti. Dopo questo breve periodo di assenza da EO sei tornata per spiazzarci con una storia da festa della mamma originale come solo tu sai essere.
@tiziano_pitisci bellissimo sapere, nelle descrizioni, come si viene letti… e di questa immagine sono io che ringrazio te!
Finalmente sono tornata alla mia casa narrativa… and I feeling good 😉
Ciao Marta, una storia davvero amara. Mi è piaciuto come hai saputo interpretare la psicologia, il vuoto, di questa donna. Un terreno minato, hai saputo darle uno spessore pieno di sfaccettature.
Ed ecco anche a te, cara @micol_fusca!
L’amarezza domina molto questa storia, ciò che di te mi sorprende e che apprezzo molto, è l’aver colto il vuoto nella psicologia della protagonista. Grazie davvero per questa lettura!
Marta, che piacere leggerti nuovamente! Sai già che il tuo modo di narrare i fatti mi piace particolarmente. E come sempre, chapeau per la delicatezza con cui hai trattato questo tema. Spero di poter leggere nuovamente qualcosa di tuo qui su Edizioni Open! ?
Cara @debora_aprile, sì finalmente sono tornata 😀
Sono felice di averti colpita, perchè il tuo giudizio è uno di quelli a cui tengo davvero particolarmente!
A presto, sperando di coinvolgerti sempre così 😀
Il ritorno della Borroni… e che ritorno! Riuscire a condensare tutti questi argomenti (ahimè fin troppo attuali) in un solo librick non è cosa facile, ma tu hai superato brillantemente la prova! Non solo, hai dato il giusto “peso” alle varie situazioni attraverso uno stile stupendo, uno stile che esalta le emozioni e di cui sei maestra. 🙂
Caro @giuseppegallato,
ti confido che il tuo era uno dei commenti che più speravo di ricevere, grazie per avermi letta!
Avevo paura che il giusto peso potesse on arrivare chiare, sono davvero soddisfatta, se, per un maestro come te, è davvero giusto così. GRAZIE!
Ciao Marta, è un racconto crudo e pieno di odio. Non sarà stato facile entrare nella testa di quel personaggio ma tu ci sei riuscita. E sei riuscita a toccare più di un tema, purtroppo attuale.
Ci sono dei passaggi quasi reali che immergono il lettore nella storia e lo rendono partecipe dello stesso dolore, come se fosse qualcosa raccontato dopo uno shock.
La liberazione in maniera cruenta è un finale inaspettato.
Brava.
@fabiovolpe non è facile entrare in cose lontane, anche se, considerato che c’è sempre una parte di male in tutti noi, ho provato ad esportare questo e proiettarlo nell’attualità di tutti, sono contenta che questo “sforzo” sia arrivato, ti ringrazio veramente tanto per l’accuratezza con cui mi hai letto.
Il finale, almeno nella mia testa, era l’unica cosa certa fin dal’inizio del racconto, volevo appunto sorprendere. Grazie ancora!
Marta i tuoi racconti, le tue storie sono sempre talmente coinvolgenti da sembrare di esserne nel mezzo, uno spettatore silenzioso che osserva vorace tutto ciò che descrivi. Le tue parole dipingono i personaggi al punto da sembrare una pittrice anzi no, un nuovo tipo di artista che disegnando fa parlare al pubblico le sue tele.
La storia in se è cruda e drammatica ma raccontata con diligenza e asprezza e quel rosso, cupo come solo il colore del sangue sa essere, riempi gli spazi vuoti di riflessione che intelligentemente lasci al lettore… proprio come l’acqua che scorre fra le fessure di quella città.
Complimenti.
Alla prossima lettura.
Ciao @raffases è bello ritrovarsi!
Sono molto lusingata delle tue parole, è un racconto difficile in cui ho voluto- o semplicemente è nato spontaneo- racchiudere tante dinamiche attuali ma portate allo stremo. Il dubbio era, si capirà davvero ogni azione e conseguenza?
Sono dunque contenta che il lettore, tu in questo caso, riesca ad avere le proprio riflessione e nonostante la crudezza dei temi, che non mollano mai in tutto il racconto, tu sia riuscito a vedere questo dipinto, anzi questo disegno in modo così nitido e lusinghiero… grazie davvero, alla prossima storia!
Finalmente sei tornata, Marta! Che storia drammaticamente attuale che ci proponi, arricchita dalle tue attente descrizioni. Toccare certi argomenti non è mai facile, perché scivolare negli stereotipi è un attimo; tu ci regali non solo un bel racconto, ma anche motivi per riflettere.
Caro @dariopez, finalmente sì, sono tornata! Mi siete mancati tutti un sacco 😀
Effettivamente è un racconto che racchiude tanti gradi di violenza, tutta insieme, non facile da trattare soprattutto in una lunghezza relativamente breve. Purtroppo la cronaca non smentisce questa trama, forse per questo, come dici tu, anche l’arte dovrebbe dare spunti di riflessione. Grazie per avermi letto subito!
Ciao Marta, leggendo ogni singola parola ho provato emozioni diverse, una cruda realtà impreziosita da descrizioni poetiche che si confondono nello strazio di questa vicenda struggente. È la prima volta che leggo qualcosa di tuo, ma mi hai coinvolto immediatamente. Complimenti davvero, e ti ringrazio per tutte le emozioni che ho provato!!
Ciao @antoninotrovato, piacere di conoscerti!
Questo in verità non è esattamente il genere principale che scrivo, però cerco di spingermi sempre un pò oltre per sperimentare nuove tipologie e psicologie narrative.
Mi fa piacere che nella tematica forte tu abbia trovato descrizione poetiche e le emozioni tu le abbia provate con tale trasporto, sono davvero grandi soddisfazione, di questo sono che ti ringrazio davvero tanto e per avermi letta con così attenzione!