IL TESORO PERDUTO DELLA REGINA ASTRID

Due bambini spalancano la porta e si fiondano sopra il letto coperto da una morbida trapunta.

I due vivaci fanciullini prendono i loro soffici cuscini, si alzano in piedi e cominciano a lottare assiduamente fra di loro.

Saltano da tutte le parti fino a che odono una voce familiare, calma, dolce e melodiosa che li fa arrestare dai loro giochi.

«Mamma!» Urlano i bambini, quando la vedono comparire sulla soglia.

«Kasper e Iselin è ora di andare a dormire.»

I piccoli si inginocchiano e strusciano sotto il caldo e confortevole piumone.

«Ci racconti una storia?» Chiede il fratellino più grande.

«Ti prego mamma, un’ultima storia.» La implora la figlia.

«Ti promettiamo che staremo zitti e ci addormenteremo subito», affermano in coro i bambini.

La madre sospira, rassegnata. «E va bene, ma questa è davvero l’ultima…»

“C’era una volta, tanto tempo fa, un regno di ghiaccio dove regnava l’amore e la pace.

Gli abitanti vivevano felici.  La loro bontà e generosità era stata donata dall’alto: dal Re e dalla Regina del regno, che nell’unione del loro amore avevano dato alla luce una graziosa figlia.

Una notte, il regno venne attaccato.

La sua gloria cadde.

Venne invaso da un popolo vichingo.

Il regno, dato che si trovava in pace e in armonia con l’universo, non aveva mai arruolato soldati né guardie per difendersi, quindi venne colto impreparato. Molti pescatori scesero dalle loro abitazioni per andare a difendere le proprie imbarcazioni, ma senza armi, perché non sapevano nemmeno cosa fossero. Loro odiavano e ripudiavano ogni forma di violenza verso gli altri, non sapevano combattere, né difendersi. La guerra nel loro regno non era mai esistita. Non conoscevano l’odio né tanto meno il Male, ma quello era il loro regno, la loro unica e sola casa, tutta la loro vita e perciò si sentirono onorati e obbligati di proteggerlo in qualche modo e così provarono ad arrestare quei luridi vichinghi. Purtroppo fu tutto invano, molti pescatori vennero feriti gravemente, altri morirono.

I vichinghi così avanzarono verso le vie del regno distruggendo tutti i loro averi: saccheggiarono case e uccisero famiglie intere. Cercarono cibo per sfamarsi. Oro, diamanti e gioielli per potersi arricchire. Fracassarono porte e derubarono botteghe. Nell’oscura e gelida notte, si impossessarono pian piano di tutti i tesori del regno.

Molti abitanti morirono, pochi riuscirono a scappare e a rifugiarsi sulle alte montagne.

Fu davvero devastante, un orrore senza precedenti, una tragedia.

I vichinghi, infine, giunsero fino al castello.

Il sovrano provò a difenderlo con tutte le sue forze.

Entrò nella stanza e vide Astrid che giaceva morta in una pozza di sangue.

Il Re aveva perso il suo amore.

All’improvviso udì degli strilli disperati di un neonato provenire dalla stanza vicina.

Era sua figlia che urlava di paura e confusione. La prese in braccio, piangendo anche lui disperato, provando a cullare e a rassicurare la dolce bambina.

Il Re Adrian notò la scomparsa del tesoro più prezioso del regno: la Corona dorata della Regina Astrid, con incastonati i diamanti dai tre colori dell’aurora boreale.

I vichinghi abbandonarono il regno la mattina seguente, lasciando solo morte e distruzione. Nella strada del ritorno non si accorsero che quel tesoro, tanto bramato fin dall’inizio, lo smarrirono durante la fuga tra le insenature delle alte montagne. Il tesoro venne così perso per sempre.

Nel tempo avvenire il Re aiutò gli abitanti del villaggio a redimersi e a rialzarsi da questo tragico avvenimento.

Il sovrano rimase solo al mondo con la figlia appena nata. Kaira divenne una giovane donna dall’animo buono e gentile, ma anche altruista, vivace e combattiva.

Anche se al Re Adrian mancava tremendamente Astrid, si sentiva di nuovo soddisfatto e felice del suo regno, ma voleva comunque indietro il suo tesoro per l’imminente incoronazione della figlia.

Con il tempo architettò e diresse molte spedizioni per ritrovare la corona perduta. Assunse e pagò molti uomini del suo regno per avventurarsi in terre sconosciute. Molti di loro si smarrirono fra i fiordi e persero pure la vita morendo congelati.

Il Re si sentì in terribile colpa per aver inviato molti dei suoi sudditi a rischiare la vita per un oggetto che ormai era solo un triste ricordo della sua amata Regina. Allora si arrese e smise d’inviare uomini alla ricerca del tesoro.

I giorni nel regno passarono e diventò sempre più irritato, amareggiato e sconfortato, così chiese aiuto a una strega veggente.

La chiamò, una sera tardi, supplicando un disperato aiuto.

Si chiusero a chiave in una stanza segreta del castello in modo da non rivelare a nessuno che faceva uso di magia nera.

Durante la seduta, la strega mostrò il tesoro perduto dentro una sfera viola di cristallo.

Il Re Adrian vide la Corona dorata sommersa nella neve, abbandonata in una caverna, nascosta in mezzo alle montagne innevate.

Il Re, felice più che mai, doveva solo organizzare una nuova spedizione.

Nei giorni seguenti, il Re Adrian prese a ideare piani su piani, strategie su strategie per recuperare il tesoro, ma in cuor suo non sapeva cosa e come fare, senza mettere a rischio altre vite umane.

Nel mentre il Re studiava, la figlia Kaira, vedendo che il padre si assentava per i fatti suoi sempre più di frequente, cominciò a nutrire dei sospetti, ma non sapeva cosa fare. Inoltre sapeva con certezza che compiuti i diciotto anni sarebbe stata prossima al matrimonio, che sarebbe stato poi preceduto dalla sua incoronazione come la nuova Regina del Regno. Non mancava molto e lei si sentiva, ogni giorno, sempre più nervosa e agitata, non tanto per l’incoronazione, ma per le sue nozze.

La giovane principessa non voleva sposarsi con uno sconosciuto e nemmeno con i mille ragazzi aristocratici che suo padre inviava per corteggiarla durante i balli a palazzo. Lei voleva sposare l’uomo giusto, l’uomo dei suoi sogni. Un uomo che avrebbe amato per il resto della sua vita.

Lei si era innamorata di un giovane ragazzo di nome Nils. Non era un principe e nemmeno un giovane ricco, era un semplice mendicante, rimasto orfano dopo l’invasione vichinga.

Nils perciò non era alla sua altezza e infatti suo padre quasi lo detestava trovarlo spesso a chiedere l’elemosina fuori da palazzo solo per vedere, anche di sfuggita, la figlia Kaira. Nils era perdutamente innamorato di lei. Voleva sposarla e voleva diventare il suo Re.

Nel frattempo la fanciulla scoprì i progetti di suo padre.

Vedendolo sfinito dalle ricerche, decise lei stessa d’ingaggiare alcuni uomini: ne scelse sette fra quelli che le sembravano più valorosi e coraggiosi per recuperare il tesoro. Chi al termine della spedizione fosse riuscito a ritornare sano e salvo con la Corona, sarebbe diventato suo marito e Re del regno.

I sette uomini partirono per l’impresa, ma non fecero mai ritorno a casa.

Ormai Kaira e suo padre persero ogni briciolo di speranza.

Un pomeriggio, la principessa incontrò di nascosto il suo amato. Vedendola amareggiata le chiese cosa la turbasse tanto. Kaira gli confessò quello che aveva scoperto nelle ultime settimane.

Lui sorpreso dalla storia del “tesoro perduto” si propose per aiutare suo padre a salvare la Corona della madre defunta. Titubante, non volle accettare la sua proposta, perché sapeva benissimo quanto era pericoloso e non voleva perderlo, ma lui disse che era abbastanza forte e coraggioso e che sarebbe stata l’unica soluzione per sposarla.

All’inizio della questione il sovrano fu molto riluttante, ma dopo giorni d’interminabili suppliche da parte della figlia, accettò la sua proposta e infine spedì il ragazzo tra le alte montagne con tutti gli approvvigionamenti necessari.

Nils partì per l’impresa. Immerso e sopraffatto dal gelo dell’inverno e dalla neve, scalò con determinazione e coraggio le alte montagne, superando mille ostacoli e imprevisti: affrontò tempeste polari, cadde in dirupi, si imbatté addirittura in un orso polare. Stanco e stremato sprofondò in una caverna e venne seppellito dalla neve ghiacciata.

Quando si risvegliò aveva il corpo metà congelato. Pensò che quella sarebbe stata la sua fine, ma all’improvviso  intravide un bagliore dorato. 

Iniziò a trascinarsi come un serpente verso quella strana e inconfondibile luce. Quando fu abbastanza vicino, sgranò gli occhi dallo stupore e dalla meraviglia: era riuscito a scovare il tesoro perduto della Regina Astrid.

Ripercorse, nella furia della tempesta di neve, la strada del ritorno e riuscì a giungere al castello.

Ad attenderlo c’era la sua principessa.

Nils ce l’aveva fatta. Era un eroe.

La fanciulla fu felicissima e il Re ancora di più.

Nei giorni successivi il ragazzo recuperò le forze, mentre a palazzo la servitù organizzava in dettaglio i preparativi per la cerimonia di nozze.

Il matrimonio e l’incoronazione vennero celebrato all’interno del castello e vennero invitati a partecipare tutti i sudditi del regno.

Adrian fu soddisfatto e orgoglioso di passare i suoi poteri, da sovrano, in mano alla figlia e di vederla felice per aver sposato anche lei un uomo che amava con tutto il cuore e di vederla già così raggiante e splendente come era stata sua madre, un tempo, seduta su quel trono dorato.

Vissero per sempre felici e contenti.”

La mamma stampa un bacio sulla fronte a tutti e due. «Adesso è ora di chiudere gli occhi e di dormire.»

«Buonanotte mamma.» La salutano.

«Buonanotte amori miei. Fate dolci sogni d’oro.»

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Discussioni

  1. Ciao Laura. Parte bene ma si arena e si perde nel finale. Forse troppo scontato, servirebbe un po di brio. Troppo piatto. Ma l inizio era piacevole e jon è mai facile partita bene. Io mi areno subito Grazie per questo scritto. Spero di averti dato spunti di riflessione.