La persecuzione della pizza

Il signor Paolo aveva lavorato una vita intera dedicando tutto se stesso alla famiglia e al lavoro. Arrivato all’età della pensione aveva molti progetti a cui dare forma.

Acquistare un terreno agricolo, coltivare frutta e verdura e creare una piccola fattoria di galline, conigli, capre, cani e gatti.

Passare quanto più tempo possibile con la sua famiglia: sua moglie, i suoi due figli con i rispettivi coniugi e i suoi bellissimi tre nipotini.

Fare qualche viaggio con la sua dolce metà e dedicarle più attenzioni.

Insomma voleva trascorrere una vecchiaia serena e tranquilla, niente di eccezionale. Voleva godere dei frutti dell’amore e dei frutti della terra.

Aveva programmato tutto.

Ma non aveva previsto lo strano scherzo che il destino stava per fargli.

Il signor Paolo e sua moglie Clelia vivevano in una casa popolare, che avevano riscattato anni prima. Il palazzo era di sei piani, in ogni piano c’erano quattro appartamenti.

I coniugi Fabbri vivevano al secondo piano, appartamento sette. La loro casa profumava sempre di cibi buoni che la signora Clelia preparava per suo marito.

La domenica si vestivano da festa e attendevano i loro figli con la famiglia per passare la giornata tutti insieme. La donna iniziava a preparare squisitezze già dal giorno prima. Chiunque passasse davanti al loro nido il sabato sera veniva inebriato dal profumo di cibarie che emanava l’appartamento.

La festa del pensionamento era stata un grande evento e il signor Paolo era felice di potersi definire finalmente un pensionato.

Dal giorno dopo non avrebbe avuto più pensieri, diceva.

Il giorno successivo dormì più a lungo, d’altronde non aveva più nessuna sveglia da spegnere. Si alzò allegro e si diresse in cucina a fare colazione con la sua amata Clelia. Si deliziò del caffè con calma, il caffellatte e i biscotti fatti in casa. Poi si preparò di tutto punto e uscì di casa per fare una passeggiata.

Camminò a lungo e comprò delle gerbere per sua moglie.

Quando tornò a casa già pregustava in bocca il delizioso pranzetto, aprì la porta e si tolse diligentemente le scarpe, infilò le ciabatte e andò a salutare Clelia che era sul balcone a innaffiare le sue piante. Tornò in cucina e sistemò i fiori in un vaso colmo di acqua fresca per fare una sorpresa a sua moglie.

Ora poteva riposare le sue gambe dopo aver camminato tanto.

Prese il telecomando e accese la televisione sintonizzandosi sul telegiornale della mezza.

Ah che beatitudine la vita del pensionato!

Quando rientrò sua moglie lo chiamò in cucina per mangiare. Aveva preparato il riso con i fagioli e lo aveva lasciato un po’ a raffreddare prima di mangiarlo.

Il suo primo pasto da pensionato ufficiale.

Stava per sedersi quando suonò il citofono.

«Vado io, tesoro» disse il signor Paolo alla moglie, «sarà il postino».

«Chi è?» disse alzando il ricevitore.

«Sono il fattorino della pizza» rispose il ragazzo.

«Quale pizza? Io non ho ordinato nessuna pizza» rispose l’uomo aggrottando le sopracciglia.

La moglie lo osservava stupita.

«Io ho una consegna da fare per il signor Paolo Fabbri, due pizze, una margherita e una capricciosa» specificò il fattorino con maggiore gentilezza.

«Senti ragazzo, io non ho ordinato nessuna pizza, si sarà sbagliato», gli rispose il signor Paolo. Ecco come rovinare il pranzo a casa della gente, pensò.

«Guardi, ho qui la ricevuta con il suo nome e il suo indirizzo» insistette il ragazzo rosso in viso con voce leggermente tremante.

Il signor Paolo, la cui intenzione non era essere scortese iniziava a spazientirsi, prese la ricevuta e non potette smentire il fatto che c’erano riportati correttamente i suoi dati. Puntò il dito verso il ragazzo e con aria seria gli disse

«Prendo le pizze perché come dici tu c’è il mio nome e non voglio farti avere problemi, ma che non succeda mai più», tornò in salotto a prendere il portafoglio pagò le pizze e sbuffando se ne tornò in cucina dove l’attendeva il suo pranzo. Penso a qualche errore di omonimia e ritornò al suo piatto di riso e fagioli. Non passarono neanche due giorni che di nuovo alla sua porta suonò un fattorino della pizza con due pizze per il signor Paolo Fabbri, le mandò indietro con gentilezza. Nel giro di una settimana suonarono alla sua porta per consegnare la pizza per ben tre volte. Chiamò i suoi figli per accertarsi che non fossero stati loro.

La settimana seguente il fattorino suonò tutti i giorni, qualche volta a pranzo e qualche volta a cena. E così per tutto il mese seguente.

Ogni volta che suonava il campanello di casa il signor Paolo e sua moglie sussultavano e solo al pensiero della pizza gli veniva un gran mal di stomaco.

La domenica a pranzo avevano ricevuto a pranzo i figli e i nipoti, e per la prima volta dopo una settimana era stato piacevole sentire il suono del citofono espandersi dentro casa. La signora Clelia si era messa di buon mattino a preparare un pranzo con così tante portate neanche dovesse ospitare un intero esercito.

Finalmente aveva di nuovo la famiglia riunita e non aveva ricevuto nessuna pizza. I suoi figli si erano trattenuti fino a cena proprio per accertarsi che non ricevesse nessuna cattiva sorpresa. Alle 19,30 suonò il campanello e tutti sussultarono. Il signor Paolo si alzò spazientito pronto a inveire contro il fattorino. Ma il figlio lo bloccò e si alzò per aprire la porta.

«Salve, ho nove pizze da consegnare al signor Paolo Fabbri». Tutta la famiglia rimase a bocca aperta. Come facevano a sapere che dovevano ordinare nove pizze invece delle solite due. Il signor Paolo aveva il fumo che gli usciva dalle orecchie, mentre sua moglie iniziava ad essere spaventata. Si alzò e chiuse le tende delle finestre, temendo di essere spiata.

Il figlio Francesco chiese al fattorino se sapesse da chi fosse stato fatto l’ordine, ma il ragazzo rispose che lui si occupava soltanto delle consegne e per saperne di più di chiamare alla pizzeria, gli lasciò un bigliettino con il numero e riportò le pizze indietro.

Chiusa la porta Francesco chiamò la pizzeria per cercare di sapere chi avesse ordinato. Rimase in attesa per diversi minuti prima di parlare con il proprietario, il quale rimase perplesso sulla faccenda che gli venne raccontata, disse che non si preoccupava di accertarsi che chi chiamava per ordinare fosse effettivamente chi diceva di essere. Era molto complicato risalire a ogni persona che chiamava. Si rivelò molto collaborativo e assicurò a Francesco che gli avrebbe scritto il numero dal quale chiamavano per ordinare le pizze se fosse successo ancora.

Il problema di fondo era che ogni volta il fattorino era di una pizzeria diversa e la città era troppo grande per avvertire ogni pizzeria, oltre al fatto che potevano sembrare svitati a raccontare ogni volta una storia del genere.

Francesco e Carmen, i due figli del signor Paolo, tranquillizzarono i genitori promettendogli di andare a fondo alla questione.

I giorni passavano e si ripeteva sempre la stessa storia delle pizze non ordinate. Il signor Paolo guardava dallo spioncino e non apriva neanche più. Era diventata un’ossessione la storia della pizza. Non l’avrebbe mangiata per il resto della sua vita, tranne se erano la mani della sua dolce Clelia a prepararla.

Nel mese successivo i nervi della famiglia Fabbri erano provati dalla questione. Non riuscivano a venirne a capo.

Un sabato sera il proprietario della pizzeria con cui aveva parlato Francesco lo chiamò e gli diede il numero dal quale avevano ordinato le pizze per suo padre.

Scrisse velocemente i numeri dettati al telefono su un foglio di carta e lo ringraziò per la sua cortesia.

Compose il numero sulla tastiera del telefono e attese la risposta.

Camminava avanti e indietro, ad ogni squillo era sempre più nervoso. Quando sentì la voce dall’altro capo del telefono rimase sbalordito, non riusciva a credere alle sue orecchie.

«Pronto? Pronto? Chi è che parla?» tuonava con tono spazientito per il silenzio prolungato.

«Claudio? Non ci posso credere. Ma come ti è venuto di fare questa pagliacciata della pizza?» urlò Francesco.

Dopo qualche secondo il silenzio venne spezzato da una fragorosa risata, Claudio, ormai ex datore di lavoro di suo padre, rideva mentre Francesco stringeva i pugni rischiando di rompere anche il cellulare.

«È stato solo uno scherzo, lo abbiamo organizzato in azienda per dar un po’ di filo da torcere a Paolo» rispose con tono canzonatorio, come se fosse normale essere perseguitati dal fattorino della pizza.

Il ritmo frenetico del respiro di Francesco non si era placato alle sue parole.

«È uno scherzo idiota che termina qui, sono stato chiaro?» urlò ancora una volta.

«Certo, certo. Non c’è mica bisogno di scaldarsi così tanto!».

Con il dito tremolante chiuse la chiamata e lanciò il telefono sul pavimento.

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Discussioni

  1. “Ma non aveva previsto lo strano scherzo che il destino stava per fargli.”
    …la persecuzione della pizza…
    Mi è piaciuto! E mi ha fatto ricordare che una volta in ufficio avevamo ordinato tante pizze per una festa a sorpresa per un pensionamento… In quell’occasione non le portarono pensando ad uno scherzo…. Le avranno portate tutte al signor Paolo?😂

  2. Mi aspettavo un finale surreale, ma…complimenti! hai dimostrato che una situazione verosimile può essere anche più sorprendente della fantasia!
    Il racconto è scritto bene, l’ho letto tutto d’un fiato, con la stessa voracità con la quale avrei mangiato una pizza margherita!
    ps: questo claudio è veramente da prendere a calci, eh!