L’INCUBO

Serie: IL RICHIAMO DEL BOSCO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Anna percepisce una strana presenza nel bosco

   Non capisco cosa mi stia succedendo. Perché faccio questi strani pensieri?

   Ieri sera ho guardato fuori dalla finestra e continuo a rabbrividire quando scruto il bosco. Il mio bosco. Non è più come prima, ha qualcosa di diverso. Sembra vivo.

   Che sciocca sono stata ad illudermi di dimenticare. Dopo tutto, in fondo al cuore sapevo che non ci sarei mai riuscita. Ma dove volevo andare a nascondermi?

   Non sono niente, non sono nessuno. La mia vita si è dimostrata un fallimento, un’illusione. A che serve andare avanti senza uno scopo? Desideravo una tana dove rifugiarmi, al sicuro, al caldo, protetta dalla natura che tanto amo. La mia tana.

   Ma adesso quella tana si sta rivelando il mio inferno.

   Sento il richiamo. È nella mia testa e non va più via.

   Viene dalla foresta. Ci sono stata proprio questo pomeriggio, e l’ho visto! Aveva l’aspetto di un albero e mi indicava. Rideva. Poi mi ha accarezzata con le sue foglie, e io mi sono sentita bene, finalmente protetta di nuovo. Ho riaperto gli occhi ma la sua mano non c’era più. E anche lui era scomparso, evaporato in lingue di fumi rossastri.

   Continuo a sentire la sua voce. Quel richiamo è irresistibile.

   Appesi a due alberi ci sono quei poveretti. Un uomo e una ragazza. Li osservo e non mi fanno ribrezzo, pena, paura. Mi attirano e basta. Li vedo penzolare, con il collo spezzato e le carni marce, ormai in decomposizione. Dai cadaveri cadono vermi che si bruciano al contatto con il suolo. Fumi rossi.

   Qualcuno è dietro di me. Lo sento. Una mano sulla spalla. Mano fredda di una presenza che non è viva. Mi volto.

   Ride. La vecchia ride, proprio come quel demonio di prima. Sembra una strega, come quella delle fiabe. Mi indica un albero. Mi piace quell’albero.



   Anna si svegliò di soprassalto, ansimando. Era tutta sudata e tremava. Gli occhi spalancati fissavano il vuoto, ancora persi dentro immagini dolorose e sinistre.

   «Porca puttana!» esclamò, cercando di riprendersi. Si tirò su, mettendosi a sedere con la schiena appoggiata contro la testata del letto. «Che cazzo di incubo!»

   Si calmò un attimo e poi rifletté su quale messaggio poteva contenere quello strano sogno che aveva appena fatto. Era ragionevole considerare due possibilità. La prima, la più logica e sensata, era che semplicemente il suo inconscio aveva rielaborato durante il sonno lo stress e il dolore provato in quei giorni. Attraverso il lavoro onirico svolto dalla psiche, la sua mente aveva trasformato in immagini simboliche ciò che l’angustiava maggiormente: i due suicidi precedenti, la strana vecchina che chiamavano “strega” e la sua paranoia che ci fosse una minaccia nella foresta. E qualunque fosse il “contenuto latente” di quel sogno, beh, era stato sufficiente per creare quel suo horror personale.

   Restava, poi, la seconda possibilità. Sicuramente più inquietante, anche se la trovava inspiegabilmente più “verosimile”. Nasceva da un’ipotesi che si stava radicando in lei, ovvero che l’esperienza vissuta in quell’incubo avesse a che fare con le visioni che aveva avuto finora: la strana presenza uscita dalla statuina del gufo, quell’ombra ai margini del bosco, l’aura rossastra che aveva trasfigurato la “strega”. Ammesso questo, allora forse era possibile che il messaggio del sogno provenisse da qualcuno vicino a lei. Allo scopo di confermare l’esistenza di un qualche legame tra le sue allucinazioni e i drammatici avvenimenti che erano accaduti di recente in quel paesino. Elena. Sicuramente era stata lei che era venuta a bussarle in sogno. Per farle vedere attraverso i suoi occhi quello che il mondo dei vivi non era in grado di mostrarle.

   Talvolta il mondo degli spiriti e il mondo materiale convergono in determinati momenti o durante alcune circostanze della vita. Secondo le tradizioni celtiche, ad esempio, una di queste occasioni è rappresentata dalla notte di Samhain (“Halloween”), il 31 ottobre di ogni anno. Calate le tenebre, si ritiene che i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigli talmente tanto da consentire agli spiriti di vagare liberi sulla Terra. E di interagire con i viventi. Allo stesso modo era possibile che per qualche persona, diciamo, più “ricettiva” rispetto alla maggioranza degli esseri umani, questi momenti di collegamento con l’oltremondo potessero verificarsi durante il sonno. Ovvero quando il cervello abbassa le limitanti difese razionali ed è pronto ad accogliere senza giudizio ogni segno che il regno immateriale decide di inviare.

   Anna poteva aver aperto inconsapevolmente la porta di quel regno, accogliendo così lo spirito di Elena.

   E allora forse tutte quelle visioni avevano davvero a che fare con la vera causa della morte dell’amica. Ciò stava a significare che non si era trattato di un semplice suicidio. Ora ne era sicura. Anzi, era sempre più convinta che anche dietro le altre morti si celava qualcosa legato al un mondo invisibile, qualcosa di potente e di pericoloso. Un mondo al quale Elena voleva che lei si avvicinasse.

   Quindi, esisteva una connessione tra tutti e tre i suicidi? Allo stato attuale delle cose, era innanzitutto necessario saperne di più riguardo l’uomo e la ragazzina che si erano tolti la vita prima di Elena. Inoltre, doveva assolutamente parlare con la “strega”. Decise perciò di iniziare la sua indagine da quello che per la gente del posto era conosciuto semplicemente come il “Toni”.



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