L’ultima cattiveria

Serie: Riconoscersi negli altri


Sono Marco, un ragazzo di 17 anni, frequento un istituto professionale e sono uno dei ragazzi più grandi della scuola. Sono all’ultimo anno finalmente, inizialmente avevo intrapreso un corso di studio molto più importante, dietro di me porto due anni di liceo scientifico che ho completamente eliminato. Il Marco che ho lasciato in quella scuola è morto insieme alla mia voglia di studiare e conoscere. Adesso i miei interessi sono la popolarità, le ragazze e gli amici.

A scuola tutti mi ammirano e mi rispettano, sono circondato da belle ragazze e amici molto fedeli con il quale mi diverto a fare e dire cattiverie agli sfigati della scuola.

La mia vittima preferita è Federica, una ragazzina di 15 anni minutina e alquanto brutta. Tutti sanno, compreso me, che lei ha una cotta per me, che mi permette di farle qualunque scherzo senza che lei si lamenti o abbia reazioni strane come altre persone.

Sono le 06:30, stacco la sveglia sbuffando, è già ora di alzarsi. Mi siedo sul letto e mi guardo allo specchio, ho una faccia stravolta, come se non dormissi da giorni, sicuramente è il residuo della sera precedente. Mi alzo dal letto e metto i primi jeans che mi capitano sotto mano, afferro la felpa sulla sedia e vado in bagno.
Dopo essermi lavato e sistemato vado in cucina, sul tavolo trovo i soliti 10 euro che mio padre mi lascia tutte le mattine prima di andare a lavoro. Mia madre invece mi da 50 euro alla settimana.

Da quando si sono lasciati è come se facessero a gara per comprarmi, perché non mi conoscono, perché io c’ero e non c’ero, come qualcosa comprato su internet che per i primi anni lo usi e poi lo dimentichi lì. Improvvisamente però ero diventato importante quindi mi dividevo tra mio padre che viveva solo in un appartamento e mia madre che aveva una casa con giardino e nuovo maritino con tanto di figlia impicciona di 14 anni.

Arrivo al bar alle 07:10, il primo che vedo è Franco, un ragazzo alto all’ultimo anno insieme a me, Franco è il riccone del gruppo e il più delle volte mi offre lui la colazione, anche se non ho mai capito il motivo. Arrivano anche Giorgio e Valerio, due fratelli uno di un anno più grande dell’altro. Infine arriva Pietro, l’unico di noi che ha la fidanzata ma che fortunatamente non la fa sedere con noi. La prima regola è niente ragazze al nostro tavolo e sicuramente anche nella nostra amicizia, vogliamo evitare guai e litigi.
Abbiamo finito di fare colazione e come sempre io esco dal bar senza toccare il portafoglio, ringrazio Franco e mi accendo una sigaretta fatta da me con cartine, filtri e tabacco in bustina, molto più economico e “salutare”. Arriviamo davanti alla scuola dove tutti ci salutano e noi con fare di superiorità ricambiamo i saluti. Le giornate erano sempre tutte uguali, la monotonia mi aveva scelto come sua vittima, come io avevo scelto Federica. Mi giro un attimo e la vedo, poco più avanti, da sola che guarda a terra con quel borsone da hippy poveretto.

Passano le prime tre ore come tutte le mattine, come sempre fino a che non suona la ricreazione, oggi ho deciso di andare a frugare nella borsa di Federica e scoprire qualcosa per metterla ancor più in imbarazzo. La sua aula è quasi vuota, ci sono solo due ragazzi che mi accolgono come se fossi un vip e mi lasciano fare, mi chino davanti a quella cosa orribile chiamata borsa, allungo la mano e trovo qualcosa che non avrei mai pensato. Di certo non volevo rubare niente ma in quel caso mi è venuto spontaneo. La bruttina aveva un sacchettino di marijuana nella borsa. Mi guado intorno, nessuno è girato dalla mia parte così porto il sacchettino nel tascone della felpa e mi alzo, andando verso i miei amici e salutando gli altri.

Per oggi la scuola finalmente è finita ed io ho trovato qualcosa per rompere la monotonia delle mie giornate. Sto per uscire dal vialetto della scuola quando sento abbaiare dei cani che solitamente non ci sono mai, oltrepasso il cancello e mi trovo davanti un furgoncino dei carabinieri con dei cani antidroga. Ci passo vicino ed il cane mi abbaia talmente forte che mi prendono subito e ovviamente trovano subito ciò che è stato fiutato.

Eccomi qui quindi in questura dove vista la quantità minima mi assegnano a fare servizio sociale i pomeriggi dopo scuola in diversi luoghi e con diverse ma comunque disagiate persone.

-”Dovrai semplicemente parlare con delle persone, che c’è di difficile?”-

Di difficile niente, ma il pensiero di sprecare il mio tempo in questo modo mi deprime molto.

Dalle 14:00 alle alle 18:00, addio amici, addio vita sociale, addio ragazze.

Serie: Riconoscersi negli altri


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il modo in cui racconti comunque è scorrevole e pieno di suspense, proprio per il tipo di target di lettori anche se un altro genere potrebbe essere quello del college o dell’amore. In ogni caso ripeto una scelta coraggiosa e viva il lieto fine.

  2. Sofia un argomento molto in vista ed affrontato in quest’ultimo periodo, il finale è stupendo perché il ragazzo protagonista viene scoperto dai carabinieri e quindi vince la giustizia. Viva il lieto fine.

    1. Ciao Matteo, ti ringrazio ma nel mio racconto in realtà io non ho preso posizione come sembra nel primo capitolo. Credo che un argomento così importante non debba essere messo in discussione anche in un semplice racconto.