Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina

Serie: Le (dis)avventure di Orion

La carovana partì. Orion davanti, a cavallo, e dietro i carri tirati da muli. Con calma, il sestetto uscì dal villaggio; attraversò la campagna, sotto gli occhi incuriositi di qualche contadino. Una tappa per uno spuntino quando il sole fu alto nel cielo, e via di nuovo. Era da poco sceso il tramonto quando i carri iniziarono la salita lungo il pendio di una collina boscosa. Continuarono ancora per un paio di miglia, fin quando non raggiunsero la sommità.

«Ecco, qui è perfetto!» disse Orion, facendo fermare il convoglio in una radura riparata da alberi fitti.

«Mettete qua i carri con i barili, e lì e là quelli coi formaggi ed i prosciutti»

I villici fecero come l’avventuriero, che sembrava proprio sapere il fatto suo, spiegò loro. Dopodichè, invitandoli a fare silenzio, disse a tutti a staccare i muli e tornare indietro, a distanza di sicurezza:

«Dobbiamo stare almeno ad un tiro di freccia, altrimenti il drago potrebbe fiutarci, e magari trovarci più appetitosi dell’esca che gli abbiamo preparato!»

Terrorizzati, non se lo fecero ripetere due volte, e trotterellarono lungo la strada da cui erano giunti, a cavallo dei muli. Si acquattarono in silenzio, in attesa che la creatura abboccasse alla trappola tesa da Orion. Passarono le ore, il cielo era buio ed erano già sorte numerose stelle. Ma il buio era fitto, era notte di luna nuova, e regnavano l’oscurità e la quiete del bosco, al punto che due dei carrettieri più anziani si erano appisolati.

Improvvisamente, un bagliore illuminò la vetta della collina, e gli uomini sussultarono. Subito dopo il bagliore, un forte ruggito, cupo, profondo, gutturale.

«Il bestio! il tremendo bestio!» esclamò un anziano

«L’orrenda creatura! ci divorerà tutti!!!» aggiunse un altro.

«Silenzio, per carità, silenzio!» li zittì Orion. E aggiunse: «È il momento degli eroi. È il mio momento», voi fuggite, tornate al villaggio, e mettetevi al sicuro. Qua ci penso io, adesso».

E con incedere solenne sfoderò la spada, ed al riparo degli alberi si avviò verso la vetta del colle. I paesani lo osservarono colmi d’ammirazione, ma poco dopo udirono un nuovo ruggito, ancor più forte del primo, e videro una nuova vampata, che durò qualche istante di più della precedente: in controluce, scorsero l’enorme sagoma scura del drago muoversi lentamente oltre gli alberi, nella radura. Immediatamente montarono in groppa ai muli, spaventati quanto loro, e via lungo la strada, per tornare al villaggio il prima possibile.

Orion intanto era quasi arrivato in vetta. Si fermò, si voltò, e controllò che i carrettieri fossero lontani. Quando vide le torce con le quali i fuggiaschi si rischiaravano la via sbucare sulla strada alle pendici del colle, varcò la soglia degli alberi ed entrò nella radura.

E rimise la spada nel fodero.

Davanti a lui, due maiali ben pasciuti stavano trainando una sagoma dalla grezza forma di drago, guidati da un mezz’orco. Un nano gli fece un cenno di saluto, tracannò una sorsata di birra da un boccale, e sparò un potente rutto baritonale in una specie di imbuto di metallo, che amplificò il suono, trasformandolo in uno spaventoso ruggito. Poco distante, un mago lanciava delle vampate di fuoco da una bacchetta seduto su un tronco, mentre fumava da una pipa che, a giudicare dal profumo, avrebbe avuto bisogno anche di un po’ di tabacco…

Dal buio, sbucarono due esploratori:

«Se ne sono andati, capo! spariti, dileguati!» disse il primo

«Dovevi vedere i muli, correvano come purosangue al palio di Frittole!»

«Perfetto», disse Orion.

«Avanti, attaccate le mucche ai carri, e smontate la sagoma! entro l’alba dovete essere lontani, svelti!»

Sbucarono dal buio altre persone: umani e nani, elfi, gnomi ed orchi, maschi e femmine, e tutti rapidi si diedero da fare. Orion li osservava compiaciuto, a braccia conserte. Poi, rivolto ad un nano lì accanto:

«Ehi…apri il baule: devo andare ad incassare la ricompensa…»

Questi si alzò dal baule sul quale era seduto e lo aprì: ne tolse una testa di drago, ben imbalsamata, al punto da sembrare davvero che fosse appena stata spiccata dal collo. L’orlo frastagliato era macchiato di sangue rappreso, con tonalità differenti, segno che quella messa in scena non era uno spettacolo in prima visione, ma piuttosto un’ennesima replica.

Il nano la passò ad Orion, il quale, come ringraziamento, gli diede un pugno in mezzo al volto, facendogli scendere sangue dal naso.

«Ehi! ma cosa cavolo fai, capo?! perchè mi hai colpito?» disse, sorpreso

«Ssst! è per una buona causa! poi avrai due monete d’oro in più.»

Bagnò la manica nel sangue che colava dalle narici del nano, e quindi con esso sporcò il bordo della testa del drago, dove era stata tagliata.»

«Ecco. Ora è perfetto.» disse Orion, ammirando il trofeo che aveva tra le mani. E quindi aggiunse:

«Avanti, voi andate. Ci vediamo al nostro covo domani al tramonto. Io vado, mostro la testa, prendo l’oro e torno».

«Capo, scusa…» gli chiese uno gnomo, mentre si stava allontanando.

«Ma…senti…noi è da un po’ che facciamo questo trucco, ma quella testa è vera… ma quindi, vuol dire che una volta hai davvero ammazzato un drago?»

Orion si fermò, tenne la testa del drago tra le mani, e fissò gli occhi vitrei della creatura. Si fece serio, volse lo sguardo verso le stelle, e chiuse gli occhi per un attimo. Sul suo viso comparve un sorriso agrodolce, per poi dissolversi, come un’increspatura sulla superficie di uno stagno.

Mise la testa in un sacco, se lo buttò in spalla, e disse:

«Può essere. Ma quella è un’altra storia…»

Fischiettando, scese il sentiero verso il cavallo, verso il villaggio, verso la ricompensa. Gli uomini non piangono, si dice, al più innaffiano la barba. E nel buio del bosco, nessuno lo vide annaffiare silenziosamente la sua, screziata di grigio, col sorriso sulle labbra. 

Serie: Le (dis)avventure di Orion
  • Episodio 1: Orion L’Ammazzadraghi – 1: La Locanda
  • Episodio 2: Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina
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    Responses

    1. ” Gli uomini non piangono, si dice, al più innaffiano la barba. E nel buio del bosco, nessuno lo vide annaffiare silenziosamente la sua, screziata di grigio, col sorriso sulle labbra. “

      ❤️ Racconto bene scritto, capace di strappare una risata di cuore. Credo che comunque la vera chiave si quì, in questa frase. Penso che l’ammazzadraghi in realtà amasse la creatura di cui conserva la testa

      1. Chi può dirlo…Orion non me l’ha ancora detto, io sono solo il suo umile biografo! 😉
        Di sicuro questo personaggio spaccone (e truffaldino) ha un passato in cui la sua vita era differente. Proveremo a tirarne fuori i pezzi un po’ alla volta 🙂
        Grazie! 😀

    2. Ciao Sergio,
      sei sempre molto divertente, ricordandomi anche un film anni 90 che adoravo: Dragon heart.
      Il finale che mostra Orion come qualcosa in più di un cacciatore seriale ci lascia ben sperare.
      Al prossimo

      1. Grazie!! Già, chissà cos’era davvero Orion, prima di diventare un avventuriero imbroglione…spero che prima o poi ce lo dirà!

        Ps: “alle stelle, Bowen, alle stelle…”
        ❤️🐉