Scambio di promesse

Serie: Una promessa è una promessa

Qualche giorno dopo la testa di John è ancora un groviglio di pensieri. Ripensa a quando ha portato Kathrin in camera, a Mrs Brown che la medicava, al sangue che macchiava le lenzuola mentre Ben provava a pulire con una spugnetta quello già incrostato sulla pelle della ragazza. Il sanguinamento è stato eccessivo, strano, e lei troppo debole, ma alla fine la situazione è tornata sotto controllo. Non aveva mai pensato di salvare qualcuno, anzi, si era abituato all’idea di dover uccidere in guerra. Non aveva mai fatto nulla di simile prima. Certo, avrebbe potuto con Tom. I suoi pensieri convergono sull’amico. Cosa sta facendo? È vivo? Prigioniero? Ripensa poi al nonno mentre entra nella casa di cura, a cosa possa fare per aiutarlo. Poi gli vengono in mente le parole della signora Brown prima di congedarlo quella sera. Gli è debitrice… quindi può chiederle qualcosa. Certo, è brutto, ma se servisse per migliorare la situazione a casa Collins? Dopo andrà a parlare con Mrs Brown. Si guarda attorno nell’atrio e seguendo l’istinto decide si salire furtivo le scale. Quando è fermo davanti alla porta fa un respiro profondo e poi bussa. 

 «Avanti».

Entra e in un primo istante c’è solo silenzio. John saluta con un cenno e poi si guarda attorno, riconoscendo i particolari del posto. Kathrin, seduta sul bordo del letto a rammendare un abito, è sorpresa e oscilla lo sguardo dal ragazzo alla porta. Quando John la guarda non riesce a reprimere la scena della lama che le sfiora il collo. Si schiarisce la gola e rompe il silenzio. 

«Devo continuare a darle del lei?».

«No».

Continuano a guardarsi e John e si chiede perché diavolo sia salito. Dovrebbe andarsene, ma non riesce. 

«Vorrei ringraziarti. Lo sanno tutti che non sarei qui se tu non mi avessi fermata. Non saprò mai come sdebitarmi».

Lui inspira a fondo. Tutti che gli sono debitori. «L’ho fatto con pia…». Si blocca, scuotendo piano la testa. Non ha senso. «Ti ho salvata, ma vorrei sapere se è stato inutile. Ci proverai ancora?».

Kathrin strabuzza gli occhi. Tutti le hanno detto di non farlo più e basta. Come unico provvedimento hanno deciso di sorvegliarla il più possibile. Stava giusto aspettando Ben che doveva dare il cambio a Bertha, andatasene da poco.

«Io… non lo so», ammette. Sa chiaramente cosa proverebbe a fare se non fosse sorvegliata ogni ora. John rimane a fissarla. Pensa a Tom, che è partito per la guerra e ha paura di morire… che non vuole morire. Questa ragazza invece è indecisa se farla finita o no. 

«Come puoi pensare di ucciderti?», domanda sconcertato, lo sguardo che oscilla sul viso di lei. 

A Kathrin sembra di ricevere uno schiaffo da queste parole. La confusione che fino ad ora si è agitata dentro di lei trova sbocco, uscendo accompagnata dai brividi. Così John si ritrova davanti alla ragazza di quella sera, con lo sguardo di chi è perso per sempre.

«Io non ce la faccio più… non voglio vivere così… c’è troppo dolore», singhiozza, prendendosi la testa fra le mani. Le dita si attorcigliano ai capelli con forza, tirando. Si lascia scivolare dal letto sul pavimento, trascinando con sé l’abito che stava rammendando. «Voglio uccidermi», mormora, esitante, «ma io …». La voce le si incastra in gola.

John è rimasto lì in piedi davanti a lei, sentendosi sconvolto. Aspetta qualche istante e poi si china vicino a lei.

«Cosa?», domanda cauto, tenendo un tono di voce morbido, per non scuoterla ancora di più. Le sfiora una mano.

«Ho paura», risponde, trafiggendolo con gli occhi.

John collega tutto questo con ciò che gli aveva chiesto riguardo il fiume. Kathrin stava cercando qualcosa di più semplice, dove servisse meno coraggio. Osserva per un attimo la bendatura alla spalla. Però di coraggio ne ha avuto abbastanza per quello.

«Non capisco», dice lentamente. «Perché rinunciare a tutto questo? Puoi vedere, sentire, parlare e camminare. Sarebbe uno spreco. Insomma, guarda fuori: ci sono così tante cose da fare che non basterebbe nemmeno una vita intera».

John è la prima persona che vuole affrontare questo con lei. È qui per capire, non è scappato evitando il peggio. Le ha detto che poteva aiutarla. Inspira a fondo, socchiudendo per qualche istante gli occhi. Si lascerà aiutare.

«Questo è il problema. Non basta nemmeno una vita intera».

«E allora? Non lo è. Nessuno riuscirà a fare tutto, ma si può provare a fare il più possibile».

«Il più … possibile?».

«Sì», esclama, la voce ardente di convinzione, «il più possibile col tempo che abbiamo a disposizione. Così non possono esserci rimpianti». Incredibile quanto ancora sua madre sia presente in lui. Per John è come tornare al passato, quando era ancora bambino e Julia gli ripeteva pazientemente quelli che secondo lei erano i segreti della vita.

«E tu fai così?», domanda Kathrin con voce rotta mentre prova ad asciugare le lacrime.

«Ci provo. A volte ci riesco… e a volte no». Ripensa ai Collins e sospira.

Kathrin capisce cosa intende dire, sa che è giusto. Ma c’è qualcosa che lui ancora non sa e che potrebbe cambiare tutto il discorso, e se vuole lasciargli la possibilità di aiutarla, dovrà mettere a disposizione molte più informazioni.

«Hai una famiglia, John?».

«Sì, diciamo che ne ho due … e una la detesto», ammette con una smorfia. 

«Due? Sei molto fortunato». È stupita. «Sei già sposato?», domanda, fraintendendo.

John scoppia a ridere divertito, alleggerendo l’atmosfera. Kathrin lo guarda senza capire e non riesce a far meno di sorridere lievemente. «No, per niente. La seconda famiglia… insomma, loro non sono miei parenti». Intuisce la confusione di Kathrin, così si affretta a spiegare :«Ho perso mia madre da piccolo, così quella di un mio amico si è presa cura di me. Sono cresciuto con lui, Tom, e la sua famiglia è diventata un po’ anche la mia».

«Mi dispiace per tua madre, John. Non volevo rattristarti».

«Non l’hai fatto, sto bene», risponde con una scrollata di spalle, abbassando lo sguardo. Kathrin ci pensa su. Anche lui ha affrontato la perdita di un genitore. Può capirla. Poi si ricorda di un particolare.

«E tuo padre? Anche lui è… ?». Lascia la frase in sospeso, attenta a non fare altri passi falsi.

«Oh, no», borbotta, alzando un sopracciglio. «È lui che detesto».

«Sei comunque fortunato, io non ho più nessuno. Sono sola. E non ho più un…». Si blocca, mordendosi la lingua. Il male che sente a intermittenza la ferma abbastanza per farla riflettere un altro po’.

«Cosa?».

Deve dirgli tutto, no? Metterlo al corrente di tutte le informazioni. Ma se dirà quella parola, “futuro”, sicuramente John chiederà spiegazioni. E allora? Pensa a sua madre e a Philip, che l’amavano così tanto. Le erano legati con un rapporto d’amore diverso, ma altrettanto forte. Eppure l’hanno abbandonata. Quindi cosa potrebbe trattenere John dal fare lo stesso, quando la conosce appena?

«Non ho più niente per cui continuare a vivere». È la verità, e comprende anche il particolare che John non saprà mai. Che non dovrà mai sapere. Mentre lui assorbe la risposta, Kathrin lo osserva per la prima volta da così vicino e studia i tratti del suo volto con avidità. Prova uno strano bisogno di passargli le dita tra i capelli disordinati. Lo conosce da così poco, ma sa per certo che se uscisse da questa stanza lasciandosela alle spalle, per lei sarebbe davvero la fine. È rimasto lui come ultimo appiglio a cui aggrapparsi per resistere alla corrente. Sconosciuto e inaspettato. Lascia che i suoi occhi verdi si incontrino con quelli di John, profondi, luminosi e limpidi. Un lieve rossore le colora le guance pallide.

«Ti ho detto che ti avrei aiutato, ed è ciò che farò». La prende per mano e l’aiuta ad alzarsi. «Ora, un bel sorriso», le ordina, facendone uno sforzato. È così che ne stuzzica uno sincero, che sboccia caloroso sulle labbra di Kathrin. Lei si sistema la gonna stropicciata.

«Un’ultima cosa Kat». John sa che la signora Brown ha un aiuto per mantenere Kathrin in vita e questo aiuto è proprio la paura della ragazza. Ma non è abbastanza. «Hai detto che non saprai mai come sdebitarti».

«Sì», sussurra.

«Bene, io ho trovato cosa potresti fare».

«Cosa?», domanda curiosa, ma anche lievemente preoccupata. Prima di risponderle, John si sofferma sul suo viso. È davvero molto graziosa. Le sue lentiggini gli fanno provare un certo vuoto dentro al petto.

«Per te le promesse sono importati? Le mantieni a qualsiasi costo?».

«Sì, ci provo».

«Allora promettimi che rimarrai in vita».

John tende una mano per stringere l’accordo e dopo un po’ di esitazione Kathrin l’afferra. Si sorridono contenti e improvvisamente leggeri. Dalle loro mani sale un’elettricità frizzante percorrendo le loro braccia e scendendo poi lungo le schiene. Il silenzio comincia a farsi sentire quando qualcuno bussa alla porta. 

 «Sì?», domanda agitata Kathrin e la mano di entrambi viene ritirata con imbarazzo. 

Entra Ben che si blocca immediatamente quando si accorge del ragazzo. John gli cammina a largo facendo nel frattempo un inchino col busto a lui e Kathrin, e con un sorriso divertito sgattaiola fuori dalla camera, sicuro che con l’euforia che si ritrova potrebbe spaccare legna il giorno intero. Il sorriso di Kathrin, invece, si incrina. È consapevole di aver appena mentito.  

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Linda, scusa se commento solo ora 😀
      In realtà ho letto il finale di stagione appena pubblicato, ma vuoi per una cosa o per l’altra l’ho messo da parte. La mia sensazione è che in questa serie il legame fra vita e morte si fa sentire prepotentemente. Cos’è una, senza l’altra? Malattia, guerra, frustrazione… muri attorno ai tuoi personaggi, che reagiscono in modo diverso. Vale la pena vivere anche se per un’istante? Ognuno di noi, fortunatamente, trova quella scintilla. Così spero per la tua Kat, ha ancora molto da “raccontare” a noi lettori. La fragilità non è sempre segno di debolezza: molte volte, è il contrario.

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Micol! Non preoccuparti, non si è mai in ritardo per certe cose 😉 Come sempre grazie mille per condividere con me queste riflessioni, sono molto belle e interessanti. Sono al lavoro per i nuovi episodi! Presto arriveranno novità. Un caro saluto!

    2. Ivan Collura

      Purtroppo c’è sempre più gente che si chiede se vale la pena vivere, ma non tutti hanno un “John” che li possa confortare, purtroppo. Ma siamo veramente arrivati al capolinea, ameno per adesso? Che peccato… Mi è dispiaciuto che tra i due non ci sia stato almeno un bacio. Vedremo cosa succederà nella prossima serie, a presto.

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Ivan! È un tema molto buio e non sempre, come dici tu, si riesce a renderlo meno tenebroso. Non preoccuparti, tutto continuerà e scoprirai nuove “svolte” all’interno della storia. A presto e ti ringrazio ancora per i vari suggerimenti!

    3. Antonino Trovato

      Ciao Linda, hai concluso la prima stagione con una tematica forte a mio parere: val la pena vivere? E perché? Un interrogativo che accompagna ognuno di noi in ogni istante della nostra vita, ma per fortuna, molti di noi trovano subito qualcosa per cui continuare a lottare. Una motivazione che spero Kat ritrovi presto, non solo grazie a John, ma anche grazie ai parenti che apparentemente l’hanno abbandonata. Inoltre c’è la questione di Tom, sempre nei pensieri di John, ottimo il raffronto con la situazione di Kat, il pensare al valore della vita anche di chi sta combattendo confrontata con quella che poteva essere gettata via per chissà quale motivo, una riflessione assai stimolante. Per il resto grande momento di tenerezza interrotto sul più bello, e un finale che offre un gancio agrodolce per la stagione successiva. Una serie consigliata per i suoi forti tratti romanzeschi e per i temi proposti, e per il resto sai già cosa ne penso 😎! Alla seconda stagione, un saluto!

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Tonino! Intanto grazie per le correzioni, le ho appena sistemate 😀 e grazie anche per questo commento così bello e riflessivo! È interessante quando due personaggi che non hanno mai avuto niente a che fare l’uno con l’altro sono ugualmente legati da certi confronti. Hai ragione, sono tematiche forti e spero di averle trattate nel modo più appropriato e di non fare mi dei “scivoloni”… in quel caso mi affiderei ai tuoi suggerimenti e a quelli di tutti gli altri 😅 Ti ringrazio ancora di cuore, leggere che questa serie ha dei tratti romanzeschi mi riempie di gioia! A presto!