…e silenzi per le vie

Serie: Le avventure di Principessa Fiocco


La più anziana delle due guardie sfoggiava una maschera di autorità, ponendo una mano all’elsa della spada, ma stando comunque a debita distanza. La più giovane, invece, non esitò a mettersi tra Fiocco e Cormacchio.

«Indietro!» gli intimò, le braccia aperte per coprire la Principessa il più possibile.

Il gargoyle lo guardò intensamente, quasi sfidandolo a sfoderare la spada, ma non accadde, e questo sembrò, in qualche modo, turbarlo di più.

«Vi do la possibilità di spiegarvi, messere» disse il giovane, cauto.

«Non perdere tempo, Bluardo. Sono solo animali» dichiarò la guardia anziana.

I gargoyles ringhiarono in risposta, ma Bluardo cercò di mantenere la loro attenzione su di sé, alzando le mani. «Che è successo, di grazia?»

Cormacchio drizzò la schiena, ben eretto a simulare un essere umano, e consegnò Melmeida a Gerania, prima di parlare: «Questa piccola ficcanaso non si è fatta gli affari suoi».

La guardia si voltò, e Fiocco poté vederlo bene in viso: la barba scura e ben curata gli avrebbe conferito un’aria severa se non fosse stato per quegli occhi castani, grandi e gentili, quasi da bambino. Ma Fiocco era ancora troppo sconvolta dagli eventi per rimanere incastrata da quei dettagli.

«La stava aggredendo» cominciò, punta nel vivo, facendo cenno a Gerania, che però volse lo sguardo. «Davanti alla bambina, per giunta, che piangeva disperata.»

Cormacchio alzò il mento, solenne. «Mi avvalgo del diritto di proprietà previsto dal Trattato di difesa e tutela delle creature oltreordinarie.»

Fiocco era sempre stata grata a quel trattato, perché permetteva a creature come Mirta Petroll, sua madre e molti altri del villaggio, di vivere un’esistenza tranquilla lontano da pregiudizi e discriminazioni. Creature che andavano oltre l’ordinario appunto, fate, animali antropomorfi, elfi, gnomi, viverne, esseri dalle proprietà magiche più disparate davano il loro contributo all’armonia e la sicurezza della vita cittadina, come quando i nani scavarono dei tunnel in cui la comunità aveva potuto rifugiarsi durante una tempesta furiosa durata quattro giorni, o quando la maga dei boschi Huyen’ia previde un’estate torrida, e quindi un raccolto povero, e tutti ebbero la possibilità di raccogliere le provviste necessarie per sopravvivere.

Ma ora che quel gargoyle vi si era appellato, era solo d’impiccio. Anche Bluardo parve tendersi davanti a quella dichiarazione e trattenne un sospiro rassegnato.

La guardia anziana intervenne: «Allora, non dispiacerà a nessuna delle due parti presentarsi al cospetto del Re».

A Fiocco scappò una risata amara. «Sono in arresto?»

«Non essere sciocca, Fiocco» la riprese la voce di Draconia. L’affiancò, posandole una mano sulla spalla, sorrise cordiale alle due guardie. «Perdonate mia figlia, signori. Ha un senso di giustizia talmente forte da portarla a prender parte a battaglie non sue. Sono certa che non sia necessario scomodare Sua Maestà, a quest’ora di notte.»

Bluardo rispose con un sorriso di circostanza. «So bene chi siete, Lady Draconia. Ma è stato citato il diritto di proprietà, e il Re va informato tempestivamente. Potete assistere vostra figlia, sono certo che la vostra testimonianza sarà utile alle orecchie di Sua Maestà.»

Draconia ponderò le sue parole e prese un profondo e lento respiro. «Molto bene, allora. Concedeteci il tempo necessario per renderci presentabili.»

Il Re non era tra i più felici di esser stato buttato giù dal letto. Ma anch’egli, al sol sentir nominare la parola Trattato, si ridestò e comandò che venissero esposti i fatti. Una volta concessa la parola, la Principessa raccontò l’episodio che la spinse ad intervenire. Cercò di non guardare il gargoyle a pochi passi da lei, aveva già molta rabbia in corpo, degnarlo anche solo di uno sguardo le avrebbe fatto perdere la lucidità.

«Vostra Maestà,» prese parola Cormacchio «non è civilizzata, la mia Gerania, e spesso si lascia sopraffare dall’istinto. Se mi permettete l’ardire, va domata. Stavo gestendo la situazione nelle mie capacità.»

Fiocco strinse i pugni. «Ha urlato di voler ucciderla, tutti l’hanno sentito.»

«Secondo il diritto di proprietà, ogni controversia o problematica discussa tra i proprietari nel perimetro del territorio, concesso per grazia della famiglia reale, rientrano nelle responsabilità dei soli proprietari, almeno che non nuoca ad umano o creatura alcuna».

La ragazza non resistette e lo fulminò con lo sguardo. «Certamente, ha turbato la quiete del villaggio.»

Ma Cormacchio non restituì lo sguardo, teneva la testa alta con l’aria di chi non avesse alcuna intenzione di abbassarsi ai livelli di una ragazzina capricciosa.

Il Re si massaggiò il mento, pensieroso. «Ma se ho ben inteso, voi siete stata l’unica ad intervenire, Principessa Fiocco».

Lei sbatté le palpebre, smarrita. «Io? Sì, ma questo non toglie…»

«E la don…fem…insomma, la compagna ha chiesto esplicitamente il vostro soccorso?»

Fiocco boccheggiò. Non sapeva se sentirsi scioccata o in collera.

Cormacchio alzò un dito, fingendo timidezza. «Se permettete, Sire, devo riportare che l’intervento della ragazza ha adirato ulteriormente la mia compagna, rendendola oltremodo aggressiva ed esponendosi, così, al pericolo. Sono intervenuto anche nel tentativo di proteggere la piccola Melmeida, mi…nostra figlia.» e rivolse a Fiocco un’aria grave. «Sono consapevole che la nostra presenza, tra tutte le creature oltreordinarie, sia inconsueta e la ragazza abbia agito d’impulso. Delle scuse saranno, tuttavia, gradite per aver anche coinvolto una bambina così piccola.»

«Scuse?» squittì Fiocco, allibita.

Il Re, dal suo scranno, alzò le mani, chiedendo silenzio. «Signori. È stato istituito un trattato che assicurasse la pace tra umani e creature oltreordinarie, una pace che i nostri avi non intravidero nemmeno tra le stelle, tanto erano accecati dalla diffidenza verso il diverso. È possibile, in fondo, che anche persone perbene, come la stessa Fiocco, cadano in quei pregiudizi.»

Fiocco, a quelle parole, abbassò la testa, provando una grande vergogna. Era davvero come diceva il Re? Era prevenuta nei confronti di qualcosa che non conosceva, additandola subito come pericolosa?

«Perdoni la sfacciataggine, Vostra Maestà,» intervenne Draconia. «ma conosco mia figlia meglio di chiunque altro, anche meglio di voi, e mi permetto di affermare che Fiocco non è mai stata mossa da cattive intenzione. Si è semplicemente spaventata e ha lasciato che le sue emozioni avessero la meglio sul buonsenso. Sì, forse mettendosi in pericolo, non ha preso in considerazione i miei consigli.» sentì lo sguardo serpentino della madre addosso. «Ma tutti sbagliamo in tal senso, e se basteranno delle scuse per mettere un punto a questo dissapore, allora Fiocco saprà cosa dire.»

Fiocco provò a mimare con le labbra una protesta, ma Draconia la interruppe con un gesto secco del mento ad indicare Cormacchio, il quale si era posto davanti a loro con un sorriso falso e le mani dietro alla schiena.

La Principessa strinse le labbra e, con orgoglio, cercò di spingere indietro le lacrime che stavano per strabordare. «Mi dispiace per aver agito con tanta sconsideratezza.»

Il gargoyle si schiarì la gola. Non gli bastava.

Fiocco digrignò i denti. «Mi dispiace, sir Cormacchio.»

Uscirono dal palazzo che era l’alba e il villaggio stava cominciando a svegliarsi. Sulla via del ritorno, i mercanti stavano allestendo le loro bancarelle, ma ad un accenno di saluto da parte di Fiocco, tutti abbassarono lo sguardo e la ignorarono. Anche Mirta, mentre annaffiava i suoi fiori, parve non sentirla al suo Buongiorno, così la Principessa le venne più vicino.

«Nel dubbio, principessina, stai sempre nel tuo. Non puoi mai sapere chi ti ritrovi davanti e chi ci può finire in mezzo.» borbottò, e rientrò senza neanche guardarla.

«Spero tu sia soddisfatta del tuo atto di eroismo» dichiarò Draconia, una volta chiusa la porta.

«Tu mi hai insegnato a non voltare le spalle alle ingiustizie» scattò Fiocco.

«Io ti ho insegnato ad agire con prudenza.»

La freddezza della madre era stata l’ultima goccia. Si chiuse in camera e pianse sul suo liuto, che intonava tristi melodie. La Principessa non si era mai sentita così sola in mezzo a tanta gente.

Serie: Le avventure di Principessa Fiocco


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole

Discussioni

  1. Uno dei motivi per cui anch’io scrivo fantasy, è che in questo modo si può portare l’ordinario nello straordinario e renderlo travolgente. Tu, con questo litigio, lo hai fatto egregiamente

    1. Grazie mille! (Sto recuperando adesso tutti i commenti 🙈) Principessa Fiocco e le sue storie sono nate un po’ per esorcizzare una situazione analoga accaduta di recente, ma sono contenta che stia piacendo!