
Cuore di Grana
Gianfranco era un giovanotto scorbutico, chiuso e poco propenso alle persone, aveva un rifiuto verso ogni essere umano, i più lo definivano un asociale apatico anaffetivo. Non tutti, però, sapevano che Gianfranco non è sempre stato così.
Da piccolo era un terremoto e sua madre faceva fatica a tenerlo a casa, ogni qual volta, il piccolo Gianfranco, sentisse altri bimbi in strada a giocare, si fiondava lesto verso la porta per raggiungere i coetanei.
I genitori a volte lo portavano al parco vicino casa e Gianfranco giocava con gli altri bambini, cattivi e terribili, poco propensi alla genuinità infantile e fautori di nefande cattiverie. Uno di essi, riconosciuto dagli altri amichetti come il bimbo alpha, versò un giorno un intero biberon di latte sulla testa del povero Gianfranco, che corse veloce e in lacrime dai propri genitori, intenti a discutere su faccende domestiche, ignari di ciò che fosse successo. La madre lo prese per un orecchio e lo riportò a casa mentre il bimbo piangeva e sbraitava.
Sfortuna volle che il piccolo alpha sarebbe stato anche compagnetto di classe, l’anno successivo, di Gianfranco, povera vittima delle angherie del branco, intento a scuotere, sbattere e picchiare il debole e ingenuo Gianfranco.
Passarono cinque anni e Gianfranco non era più il bimbo gioioso di un tempo, all’età di dieci anni era già propenso al rifiuto del prossimo e alla solitudine. I genitori, adesso, erano molto preoccupati, dunque decisero, erroneamente, di organizzare una festa per il figlio. Nessuno dei compagni di scuola si presentò. Devastante anche per i genitori, sconvolti e deliranti, su quali potessero essere le ragioni, peggiorarono ancor di più la situazione additando il povero Gianfranco di non essere in grado di farsi accettare. Il cuore di Gianfranco diventava sempre più duro, era come in stagionatura. Era nato con un cuore bianco, puro e liquido come il latte, filtrato con altro latte quel giorno al parco e adesso chiuso tra due contenitori, il bullismo dei suoi compagni e l’incapacità di comprensione dei suoi genitori.
Gianfranco iniziò un nuovo corso, le scuole medie, dove non andò meglio, lui era sempre diffidente e anche i suoi nuovi compagni cercavano di testarlo, colpendolo come si fa con il martelletto sulla forma di formaggio o pungendolo con piccoli aghi, qualcuno provò a spingersi oltre cercando di ispezionarlo come con la sonda. Non c’era soluzione, il suo cuore ormai era duro come il grana.
Gianfranco aveva rancore, odiava chi lo aveva ridotto così, aveva soltanto voglia di rivalsa e si trovava a suo agio con gli sconosciuti, con gente, che, probabilmente, non avrebbe fatto il primo passo, gente che non avrebbe avuto mai nessun interesse per lui e non gli avrebbe rotto le scatole. Per tal motivo era entusiasta di iniziare il liceo classico, nessuno di sua conoscenza avrebbe intrapreso quel percorso di studi.
Dopo qualche giorno iniziò una nuova vita, nessuno lo poteva giudicare a priori, nessuno era a conoscenza delle angherie passate che lo hanno costretto a chiudersi in sé. Iniziò a sentirsi apprezzato, accettato e avvolto da un certo calore, il suo cuore iniziò, così, lentamente a sciogliersi. Si sentì bene, iniziò nuovamente a sorridere. Gianfranco aveva un bel sorriso e quei denti bianchi conquistarono il cuore di Kelly, una sua compagna di classe. Gianfranco ancora non lo sapeva, non poteva saperlo, che da lì a breve il suo cuore di grana si sarebbe sciolto, completamente, sotto il fuoco rovente dell’amore che Kelly gli avrebbe dato per tutta la vita.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Eliseo,ci siamo già incontrati in un ‘altra occasione con altri racconti. Ho trovato questo attuale e per indiretta esperienza calato nella realtà. Tutto quello che abbiamo bisogno per ricominciare è un sorriso, i bambini non soffrono di “mal di vivere”, spesso sono altri a provocarlo. Mi è piaciuto anche l’approccio “dolce” ma diretto con cui hai narrato la vicenda.
Ciao Micol! Come va?
Grazie per aver letto e per il commento che hai lasciato
Raccontare la vita come tappe e fasi scandite dal percorso scolastico mi sembra un’idea originale. È vero, in un nuovo istituto la vita può ricominciate daccapo e ci si può lasciare alle spalle un passato poco felice e andare verso un nuovo cammino.
Trovo indovinate anche le metafore a base di formaggi ?
Beh in fondo il percorso scolastico fa parte della formazione di una donna o di un uomo, è inevitabile che molti episodi caratterizzino la propria vita per sempre. Le metafore “formagiose” sono state ricercate e volute di proposito.
Ciao Eliseo, benvenuto! Gianfranco è un ragazzo che ha sofferto il rifiuto a priori dei suoi compagni. È proprio vero che basta un incontro sbagliato da piccoli come il bambino alpha e poi può verificarsi una assurda reazione a catena per anni. Ottimo il simbolismo del liceo classico per “rintanarsi” in un nuovo e originale modo di essere, non scelto in questo caso da altri. Perchè il segreto è proprio cambiare strada verso la propria e trovare se stessi. Gianfranco ha scelto il fascino e gli insegnamenti di saggezza antica che scorrono come un fiume in piena in questo corso di studi. Inevitabile, amandosi di nuovo, trovare l’amore. Bravo!
Grazie per il bel commento
Un racconto che parla dell’emarginazione più dura, quella che parte quando si è bambini e tutto, in fatto di amore e fatto, ci dovrebbe essere dovuto… scritto bene, bravo!
Grazie Marta… si in effetti spesso si sottovaluta questo aspetto purtroppo. L‘importante é non demordere mai 🙂