Il cane nonna

Serie: I racconti dell'inatteso


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Il cane nonna

Una nonna morta decise di rincarnarsi in un cane per poter passare del tempo con sua nipote. Era morta giovane, aveva visto appena sua figlia sposarsi e avere la prima figlia. Decise quindi di aggiungere questa possibilità al possibile della sua esistenza. Un giorno quindi si trovò nel corpo di un cane. Quale simpatica esperienza avrebbe fatto! Finalmente morta non aveva tutti i crucci dell’ essere viva. Il peggio che poteva capitargli era quello di dover morire di nuovo. Bene. Finalmente la dimensione gioco entrava veramente in azione nella sua vita. La magia iniziava. E poi poteva veramente dedicarsi a quello che amava di più: sua figlia e sua nipote. E avere la possibilità di guardare un po’ di più il mondo. Magari cambiare anche opinione sull’esistenza, si disse. Polly era una donna povera, che aveva lavorato più con la sua schiena e con le sue mani che con la testa. L’attività manuale aveva completamente scandito tutte la sua vita: prima in casa dove era cresciuta, poi in casa degli altri a fare servizi e poi nella sua casa quando si era sposata. Polly aveva avuto la sua unica figlia in tarda età. Poi la malattia del marito e la morte. Molte cose le aveva volute dimenticare. Ormai non le importava più o quasi.

Ora era un cane. Non un angelo come molti domandano nella reincarnazione. No, lei aveva scelto la forma di un simpatico cucciolo con cui poteva facilmente introdursi in casa di figlia e nipote. La sua era una scommessa con se stessa e con la sua seconda vita. Non aveva niente da perdere.

Si trovò nel corpo di un piccolo cucciolo in Ucraina, in un allevamento intensivo di cani di razza che erano successivamente smistati sul territorio europeo.

– “Iniziamo male, si disse la nonna nel corpo di cane. Sono ben lontana da casa”.

Non perdere la fiducia era la sua scommessa. Doveva solo leccare, succhiare, farsi spazio per prendere più latte possibile dalle mammelle della gentile madre cagna. Per niente facile! Gli altri cuccioli erano altrettanto affamati che lei.

– “L’esperienza di sessant’anni servirà a qualcosa”, si disse tra sé e sé ridendo. “Ma forse qui ci sono cuccioli con esperienze di cent’anni”, iniziò a scherzare.

Dopo un breve sondaggio con dei piccoli “bao bao” con i suoi compagni di cucciolata, non ne aveva ricavato niente di più. Decise che il suo solo obiettivo per adesso era quello di crescere bella e forte, sopravvivere alle malattie e ritrovarsi tra i piedi di sua figlia e della sua nipotina. “Continuiamo il gioco”, si disse.

I suoi numerosi fratelli di cucciolata iniziarono a partire. Comprese che si trovava in una grande azienda in contatto con degli intermediari più o meno legali. I cuccioli erano smistati ai vari rivenditori dopo aver affrontato lunghi tragitti in camion. Dopo qualche settimana era finalmente arrivato il suo turno di partire.

Fu presa insieme a tre fratellini di colore nero e beige come lei, messa in un box di cartone con dei piccoli fori e iniziò il suo viaggio lungo più di dieci ore. Leccava il meno possibile per non perdere troppa saliva. Aveva terribilmente sete e fame, come anche i suoi fratellini. Lei gli consolava come poteva, con piccole zampe qui e là. Avevano tutti poche settimana di vita. Passarono tutto il tempo a dormire’ uno accanto all’altro, facendo pipì direttamente lì. La nonna se ne scusò terribilmente. Fare pipì sul letto gli ricordava l’ultimo periodo della sua esistenza, quando era diventato difficile per lei controllare i suoi bisogni. Aveva paura di non sopravvivere al viaggio. Alcuni cuccioli erano fragili, malati, già portatori di malattie. Nessuno veniva a controllare il loro stato di salute. Si disse che se un giorno nasceva di nuovo umano sarebbe diventata attivista per la condizione di trasporto e di vita degli animali. Ne avrebbe fatto un campo di battaglia personale.

Comprese dal cambio di vettura che era stata venduta ad un rivenditore locale e si ritrovò sola in un negozietto, insieme ad altri cuccioli di altre cucciolate. Per caso oppure no – come sperava – si ritrovò nel suo villaggio di origine. Comprendeva la lingua del posto e dall’accento dei vari clienti che entravano nel piccolo negozietto comprese che era nel posto giusto. Era folle di gioia. Qualcuno l’aveva ascoltata nelle sue preghiere.

Polly, semplicemente dalla forma del viso e dal modo di parlare, arrivò anche a riconoscere i figli di qualcuno che aveva conosciuto nella sua vita precedente.

– “Ah la genetica”, si disse “non è così creativa come si possa pensare. Anche questo è un aspetto a cui sono interessata ad approfondire in un’altra vita”, si disse.

La gioia passò velocemente, lasciandole la paura di essere acquistata dalla famiglia sbagliata. L’idea di passare tutta la sua vita da cane senza vedere sua figlia e sua nipote sarebbe stato un grande fallimento, più grande della sua esistenza precedente, si disse. Passarono alcuni giorni vuoti, dove non si passò niente se non alcuni visi che ogni tanto si affacciano sul vetro a guardare lei e gli altri due piccoli cuccioli, che erano troppo piccoli per poter parlare. Dormiva quindi tutto il giorno.

Una mattina la proprietaria mise tra i piccoli cuccioli in vetrina. L’idea gli piacque. Da lì poteva vedere un maggior numero di persone e magari chissà riconoscere sua figlia e chiamarla. “Parlare con lei sarà un po’ complicato”, si disse, “ma d’altronde non è stato mai troppo facile”. Doveva solo aspettare e vedere la sua sorte dove la inviava. Alcune volte stringeva forte gli occhi per sperare per il meglio. Era un piccolo cucciolo adorabile e nessuno poteva immaginare che sotto quella palla di peli si nascondeva una nonna innamorata.

Passò tutta la giornata a scrutare i visi della gente che passavano. Ogni volta che passava una donna che poteva essere sua figlia si alzava e cominciava a scodinzolare freneticamente. Alla fine del pomeriggio era stanca e la sua speranza cominciava a svanire. Dopo due giorni, vide una signora che teneva per la mano una piccola bambina di cinque anni. Lei guardò la piccola e se ne innamorò perdutamente. Era biondina, con lo sguardo vivace e gli occhi scuri e lucidi. I loro sguardi si intrecciarono e fu amore a prima vista per entrambe. La piccola scoppiò a piangere quando la madre la strascinò lontana dalla vetrina. Il suo viso dolcissimo era diventato opaco e ombroso. Polly sentì la piccola piangere fino alla fine della strada, fino a quando la perse di vista. Passò le ore seguenti triste, rannicchiata in un angolo della gabbia. Non levò lo sguardo su nessuno. Qualche minuto prima della chiusura del negozio entrò un uomo che teneva per mano la sua adorata bambina:

– “Siamo venuti a prendere il cucciolo in vetrina”, disse il papà.

Polly seppe istantaneamente che si trattava di lei. Scoppiò di gioia. Il cuore iniziò a battere velocemente e si ritrovò dopo pochi minuti tra le braccia della piccola, che la guardava con dei grandi occhioni di amore. Polly si sentì amata come sole poche volte era successo nella sua vita precedente. Entrò in macchina senza spostare lo sguardo dalla piccola. Si ritrovò nel sedile posteriore dell’auto. Si guardò intorno e vide sua figlia seduta davanti, accanto al marito. Polly iniziò a piangere di gioia. La piccola, di cui si era innamorata al primo sguardo, era sua nipote.

Da quel giorno e per molti anni successivi iniziò una bella e felice storia d’amore. Lei fu chiamata “Luce”. La piccola portava il nome della nonna. Polly.

Serie: I racconti dell'inatteso


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ok. Un buon inizio, anche se qua e là vedo alcuni errori di grammatica, ma va be’, si possono correggere in ogni momento. Sono curioso di andare avanti e andrò i prossimi giorni a leggere gli episodi successivi della serie.