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Serie: Una promessa è una promessa (3° stagione)


Mrs Brown la osserva con occhi glaciali, misurando la reazione di Kathrin. «Come immaginavo. Lei oggi non è mai stata in città. Chissà dov’è andata e cosa ha fatto!», sibila con voce severa, perché dopotutto davanti a lei ha semplicemente una ragazza di diciotto anni. Kathrin non riesce ad abbassare lo sguardo, è immobilizzata. «Ho un’idea su come passi il suo tempo, e per evitare qualsiasi suo gesto sconsiderato, d’ora in poi, dovrà fare a meno delle sue attività».

«Aspetti un attimo…», sussurra la ragazza, incredula. «Mi sta vietando di uscire?», domanda, con un filo di voce.

«Lo faccio solo per il suo bene».

«Lei non può!».

«Certo che posso. Ho il dovere di prendermi cura di lei, di aiutarla a stare bene. Perciò lei deve obbedire».

«Lo sa benissimo che questo non mi aiuterà a guarire», ribatte, ma c’è della rassegnazione nella sua voce.

«Sì», risponde asciutta, «però l’aiuterà a resistere». 

Si guardano a lungo, una con un’espressione demoralizzata, l’altra con un’espressione impenetrabile. Poi Mrs Brown fa marcia indietro, afferrando la maniglia della porta per uscire.

«Spero di essere stata chiara, signorina. Buonanotte».

«Buonanotte», mormora, riuscendo finalmente ad abbassare lo sguardo. Appena rimane sola fa qualche passo indietro, appoggiandosi alla porta del bagno con le spalle. Poi si lascia scivolare giù, accasciandosi sul pavimento, gli occhi persi nel vuoto. Si ripeterà tutto. Sa benissimo che c’è un coltello nascosto nel terriccio del vaso di fiori, fuori dalla finestra. Si porta le ginocchia al petto, abbracciandosele con forza. La paura è tornata più forte di prima e questa volta non ci sarà nessuno che vorrà condividerla con lei. Verrà schiacciata inesorabilmente.

***

Al mattino quando John scende in cucina, non si ferma nemmeno per fare colazione. Non guarda Richard, seduto a tavola dopo aver passato la notte a bere. È già la seconda volta che è stato alla tomba di Julia. Non ce la fa a sopportare una visita di quel genere, allora perché insistere? John infine esce, senza nemmeno salutare. Era cosciente dello sguardo del padre puntato addosso. Quando la porta si chiude e Richard vede dalla finestra John partire al galoppo, sospira di sollievo, afferrando per il collo un’altra bottiglia. Sta aspettando il fatidico momento in cui non potrà mentirgli e dovrà guardarlo andarsene via, incontro alla morte. Poi potrà aspettarlo sveglio quanto gli pare, tanto sa che non tornerebbe più indietro. 

***

John arriva alla casa di cura verso le sette  e rallenta appena nota qualcosa di insolito. Un’auto nera parcheggiata davanti alla casa. Ci sono solo due auto che circolano qui, quella verde della signora Brown e quella nera del dottore. A quest’ora non dovrebbe essere qui. Solitamente arriva verso le dieci. Con un colpo di speroni fa accelerare Tyson e appena si avvicina alla proprietà smonta dalla sella, raggiunge con una corsa l’ingresso ed entra. Si guarda attorno, preoccupato. Crede di ricordare ancora bene dove si trova la camera di Kathrin. Sta per salire le scale quando da queste scende la signora Dunn, senza Bertha. Strano anche questo. Solitamente sono inseparabili.

«Buongiorno, Mrs. Dunn», saluta svelto, evitando le domande di cortesia. «Qualcosa non va?».

«Buongiorno a te, John. Cosa ti preoccupa?», domanda con voce serena. Nell’ascoltarla, l’agitazione di John si placa in parte. È molto vicina a Kathrin, se lei stesse male, sicuramente lo saprebbe. 

«Qualcuno sta male?».

Mrs Dunn abbozza un sorriso e scuote leggermente il capo. 

«Caro mio, non è una novità per questo posto. Molto spesso qualcuno sta male».

«Sì, non ci avevo pensato. Volevo sapere se Kathrin sta bene».

«Sì, sta bene», gli risponde confusa.

«Ah, bene», farfuglia John, tirando un respiro di sollievo. Gli viene perfino da sorridere. «Ѐ solo che vedendo l’automobile del dottore fuori… sono saltato a conclusioni affrettate. Quando scenderà?».

«Non penso che oggi lasci la camera», gli dice con tono titubante, abbassando lo sguardo.

«Perché?».

«Mrs Brown le ha consigliato di star a riposo».

John ripercorre coi pensieri quel che hanno fatto il giorno prima. Ѐ stato sempre attento a non farla stancare. Cosa ha sbagliato? Mrs Dunn guarda il senso di colpa dipinto in faccia al ragazzo. È evidente quanto ci tenga alla giovane. Osserva John, e poi lo stesso dubbio e la stessa preoccupazione di John si insinuano nella sua mente. Lei e Bertha non sanno niente di Kathrin, perché si trovi qui. L’aspetto della giovane continua a peggiorare e Bertha deve continuare a stringerle gli abiti in vita. Cosa le sta accadendo?

«Sarebbe un peccato perdere quella ragazza, non è vero?», sussurra bassa voce, un po’ malinconica. John le lancia uno sguardo disorientato.

«In che senso?», chiede, lentamente.

«Non ascoltarmi», sospira l’anziana, sforzandosi di sorridere. «Sono solo i pensieri di una vecchia», farfuglia, alzando gli occhi al cielo. «Ora spero mi scuserai John, ma vado a mangiare».

«Non si preoccupi».

John esce dalla casa e si guarda attorno. Dà un’occhiata al prato e capisce che  è ora di tagliare l’erba. Così per quella mattina si dedica al giardinaggio, alzando spesso la testa verso quella che gli sembra essere la finestra della camera di Kathrin. Spera sempre di vederla ma Kathrin non arriva mai e tra un lavoro e un altro la mattina finisce. Dopo pranzo John incontra la signora Brown che gli assegna l’incarico di lucidare l’automobile e poi di aiutare nelle cucine. Quando torna a casa decide che le spiegazioni le chiederà a Kathrin il giorno dopo. Questo però non accade. Di Kathrin non c’è traccia, nemmeno di Ben, Bertha o della signora Dunn. John prova a convincersi che potrebbe capitare. Forse sono usciti per andare in città, ma quando vede l’automobile parcheggiata al solito posto, capisce che non è così. Passa più volte davanti alle scale, tra un compito e l’altro, tentato di salire, però non lo fa mai. È seguito in continuazione dalla signora Brown. Passa un giorno e poi altri due. Ancora niente. John passa le notti a pensare, mentre dalla cucina provengono i lamenti di suo padre, perso nell’alcool. Ormai è trascorsa una settimana dall’ultima volta che ha visto Kathrin. Potrebbe essersene andata, ma come spiegare anche la sparizione di Bertha e della signora Dunn? Quando al mattino si presenta alla casa di cura, la signora Brown lo spedisce a casa, dicendogli nuovamente che non c’è più alcun lavoro da svolgere per lui. Non lo lascia nemmeno entrare, lo accoglie sotto il portico e aspetta e vederlo andare via prima di rientrare. C’è solo un altro modo in cui John potrebbe impegnare la giornata, ma quando arriva ad imboccare la via che porta alla fattoria dei Collins, fa girare Tyson, facendolo partire al galoppo verso la collina di sua madre. Accanto alla pietra bianca ci sono diversi mazzi di fiori selvatici. Sta per spostarli visto che sono secchi, ma alla fine non li tocca. Li ha messi lì suo padre. Rimane accanto alla tomba, contemplando il cielo, recuperando qualche ora di sonno e valutando quanto prova disgusto per la sua vita. Decide di tornare a casa quando inizia a diventare scuro, anche perché ci sono delle nuvole minacciose. Fa procedere Tyson con calma e passa un po’ di tempo nella stalla, a strigliarlo e a cambiargli il fieno. Camminando verso il portico sente alcune gocce d’acqua. Quando fa ingresso, si trova Richard in piedi, con una busta in mano. La sua espressione è squarciata da un dolore diverso da quello che ha sofferto ultimamente. John non si muove, non sapendo come poterlo aggirare questa volta.

«Senti, io devo andarmene a letto», borbotta. Discutere con Richard mezzo ubriaco è l’ultimo dei suoi desideri.

«No, John, aspetta». Richard gli allunga la busta, che è già aperta. «Ѐ per te».

John lo guarda con sospetto e lentamente si avvicina, afferrando di scatto la busta. Legge velocemente il destinatario. «Non è per me». Ma c’è un motivo se la tiene tra le mani, se quella busta spiegazzata si trova in casa sua. Le mani iniziano a tremare dopo aver letto il nome del mittente.

«Questo pomeriggio è passata Mrs Collins… ci teneva molto che tu la leggessi», dice Richard, con un filo di voce, ma John quasi non lo sente. La gola gli si secca, gli occhi bruciano e il mento trema. Il viso si contorce in un’espressione di dolore. Alza il capo dopo aver letto le prime righe ed esce di corsa da casa, stringendo la busta. Poco gli importa se la pioggia cade con violenza dal cielo e gli frusta la pelle. Corre fino a raggiungere la stalla. Apre la porta con una spallata e si rifugia nell’angolo più buio. Ed è lì che infangato e bagnato fradicio rimane raggomitolato su se stesso, col rumore della pioggia che batte furiosa sul tetto e lo sbuffo leggero di Tyson. Si lascia trascinare giù dal lutto, affogando nei rimorsi e nel dolore. 

Serie: Una promessa è una promessa (3° stagione)


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Discussioni

  1. Ciao Tonino! Esattamente, hai capito bene il ruolo che avevo pensato per Tom, non è un personaggio principale ma a modo suo ha gran influenza sugli avvenimenti all’interno della storia. Son contenta che il romanzo continui ad appassionarti! Spero caricherò il prossimo episodio così scoprirai qualcosina in più su Kat e John 😉
    Alla prossima! Grazie ancora per il supporto 😀

  2. Ciao Linda, quanta tristezza, eppure, in un certo senso me lo aspettavo, e non è un male, ma sapevo che la guerra avrebbe riscosso il suo tributo.. Però potrebbe essere un evento chiave, Tom non era mai stato un pg principale, e lo hai usato bene per sparigliare le carte nel cuore di John… Ma Kat continua a preoccuparmi… Bella partenza, seguirò questo ultimo atto con grande passione, perché per me è proprio un bel romanzo! Alla prossima ?

  3. Un inizio serie davvero triste… Si poteva immaginare di Kat, ma di Tom… Spero che più in là qualcosa si sistemerà, povero John… Episodio toccante, brava Linda.