Clinica Van Helsing

Serie: Vladimiro


Tecnicamente scappai di casa. Di fatto montai sul camper stagionato dei tre sicari – un pezzo di ferraglia mortificato da adesivi grotteschi, il più osceno dei quali ritraeva un barista nell’atto disdicevole di aggiungere acqua ad un fusto di Harp – e ci avviammo verso Torino, senza che ne capissi di preciso il motivo, eccetto il fatto che doveva essere per qualche ragione il loro patetico quartier generale; e non mi aspettavo certamente di trovare una Spa, viste le premesse.

“Come mai tre scienziati viaggiano su un rottame?”

Rodolfo –  quello calvo – diede una pacca amichevole sulla parete del vano cucina facendo crollare una mensola. “Avevamo a disposizione anche un modello di ultima generazione, ma è meglio per tutti se la nostra clinica mobile non da troppo nell’occhio.”

“Ma guardate che da nell’occhio lo stesso, per quanto fa schifo.”

“Che vi dicevo?” disse l’ingegnere alla guida. “Avevo ragione, questo camper viene notato da tutti, ve l’avevo detto ma avete voluto metterla ai voti. Democrazia…” disse inserendo la terza, che entrò faticosamente solo dopo una rumorosa grattata.

Per questa trasferta, invece, Zio Nosferatu aveva noleggiato un Maserati e si dileguò in autostrada correndo come un pazzo con l’unico pensiero fisso di arrivare in tempo per elemosinare uno sconto dal concessionario. Nelle sue condizioni anche un abbuono di mezza giornata sarebbe stato accolto con un imbarazzante “wow!” di gratitudine.

Arrivammo a Torino poco prima che albeggiasse, appena in tempo per evitare un barbecue umano (il mio). Di certo una città gotica sarebbe stata più appropriata al mio vampirismo, mentre a Torino imperava più che altro l’esoterismo e la noiosa spaccatura tra satanisti e cattolici: da un lato fedeli che partecipano a riti collettivi al culmine dei quali un Sacerdote pratica il cannibalismo e beve del sangue; dall’altro, invece, i satanisti.

Come da tradizione, il laboratorio – che poi era anche il loro modesto appartamento – era in un seminterrato. Rispetto al dignitosissimo terzo piano di casa mia sentii subito che con il cambio ci avevo rimesso di brutto e anche se non era quello il momento di sfogarsi con una recensione, pensai che prima o poi qualcuno avrebbe dovuto inventare un Tripadvisor dei laboratori per vampiri e che le recensioni negative potevano essere espresse anche tramite morsi.  L’impatto devastante di queste prime impressioni, ad ogni modo, non riuscì a scoraggiarmi e mi insediai in quella che mi venne presentata come la  mia stanza – in realtà un angusto ripostiglio – per poi cadere in un sonno profondo dal quale riemersi solo poco prima del tramonto.

Nei giorni successivi fui sottoposto a una quantità intollerabile di prelievi di sangue. A giovarne fu soprattutto il mio pallore, al quale ormai mi ero affezionato e che da questo trattamento ne uscì rinvigorito da sfumature bianco marmo di carrara.

Dopo due giorni venne a farmi visita Zio Nosferatu. “Ma ti fanno mangiare?” disse.

“Il minimo indispensabile per tenermi in vita, ho appena consumato del riso al curry. Credo mi abbiano tolto due litri di sangue.”

“Vieni, andiamo in giro, andiamo a prenderci un po’ di coca.”

“Zio sei impazzito?”

Nosferatu si guardó attorno. “Un po’ di coca cola, che avevi capito?” Mi diede un trench di pelle simile al suo dicendomi che era un regalo. ”Andiamo.”

In Piazza San Carlo c’era del fermento dovuto ad una raccolta di firme per consentire la costruzione di un’ambasciata per gli alieni. Ci spostammo in un vicolo di via Perrone, in un pub chiamato Zenon, dove ordinammo della coca cola in vetro.

“Il ragazzo la prende col limone. Io senza.”

Ci scolammo due bottiglie, poi andammo a far visita ad un’amica di Zio, una certa Zoe, che aveva aperto un locale in via Allioni, non lontano dalla Statua del Frejus.

“Cosa prendete?” disse Zoe.

“Due coche.”

“Alla spina?”

Nosferatu la fulminò con lo sguardo. “In vetro, ovviamente.”

A terzo giro di coca cominciai a sentirmi stranamente meglio e la mia lingua si sciolse. “Zio” dissi “credo che l’esame più importante ci sarà domani: nel pomeriggio mi hanno iniettato una sostanza nelle vene, una cosa che deve restare in circolo per ventiquattro ore e domani faranno l’ultimo prelievo per analizzare gli effetti. Da questo esame definitivo saranno in grado di stabilire se c’è un processo di vampirizzazione in corso.”

Alle 23:00 circa arrivò un tipo con una benda su un occhio che disse “hey, Nosferatu, hai fegato a far vedere la tua brutta faccia in giro.” Aveva un forte accento rumeno.

“Senti chi parla” disse Zio.

“Forse hai memoria corta.”

“E tu forse hai lingua lunga” disse Zio “e ricorda che hai un debito.”

“Saldiamolo subito” e tra i due ci fu una violenta scazzottata, Zio gli lanciò un posacenere che lo colpì dritto in fronte e quello cadde a terra come una pera cotta.

Zio si ricompose. “Andiamo via da qui.”

Un tassista indiano ci portò al BBQ dove avevamo un tavolo prenotato in area VIP e due bottiglie di coca in un cestello di ghiaccio.

“Conosco il proprietario, ha lavorato nel mio locale per due anni, poi si è innamorato di Alice, una delle mie spogliarelliste.”

“È quella che sta simulando un amplesso con un palo?”

“Quella credo sia sua figlia.”

“Ma perché mi porti in questi posti?”

Nosferatu tentò con esiti scarsi di trattenere un rutto. “Perché avrei tanto voluto uno zio come me.”

Il resto della serata fu una baraonda, con Zio che si guardava attorno di tanto in tanto, talvolta nascondendosi, altre volte sbracciandosi da lontano per dei saluti.

“Siediti, bevi un po’ di Coca con noi. Ti presento mio nipote!” diceva a tutti.

Usciti dal BBQ andammo davanti alla Chiesa di Santa Cristina e Nosferatu si lanciò in una rocambolesca lezione di storia dell’arte occulta: secondo le sue fonti – cui solo un élite di privilegiati avevano accesso, ovviamente -la facciata frontale custodiva un evidente messaggio satanico, rinvenuto sin dalla metà del settecento da un gruppo di monaci Cenobiti; forse, peró, erano Diocesani e tutto era accaduto a fine ottocento.

“Ma questi sono dettagli per secchioni, quello che importa è il volto di Belzebù sulla chiesa.  Guarda: lo vedi anche tu?” disse.

“Veramente no.”

“È la risposta che danno tutti. Ma prova a usare l’anamorfosi.”

“L’anacosa?”

“L’anamorfosi.”

“Non ho capito.”

“L’anamorfosi.”

“Zio, o me lo spieghi o facciamo l’alba e muoio qui con te che ripeti anamorfosi.”

“Ci sono delle immagini che affiorano solo se osservate da una certa prospettiva.” Zio fece due lunghi passi indietro e uno a destra, poi si piegó su un ginocchio. “Da questa prospettiva, la spada si allinea con il braccio della statua e con i quadranti laterali della finestra fino a formare il volto di Satana. Vedi: gli occhi, la bocca e il naso. Vieni, avvicinati, guarda anche tu.”

“Zio, scusa se te lo faccio notare, ma credo che tu abbia appena pestato una cacca. Col ginocchio.”

“Diavolo!”

Comunque aveva ragione, si vedeva la faccia di una specie di mostro.

Il giorno dopo ero pronto per il prelievo definitivo, quello che dopo tutti i numerosi test che avevo fatto e dopo la sostanza che mi avevano iniettato avrebbe decretato inequivocabilmente se c’era o meno un processo di vampirizzazione in corso e se fossi entrato di diritto nel club dei reietti.

L’intera équipe della clinica Van Helsing era tesa come una corda di violino, o almeno cosí pareva stando alle frenetiche consultazioni di dati; Rodolfo li ricontrolló tre volte prima di pronunciarsi. 

“Abbiamo i risultati” si schiarì la voce.

“E dunque?” lo incalzai, visto che nessuno osava aprire bocca, incluso Nosferatu che aveva divorato quel che restava delle sue unghie prima di passare a rosicchiare la custodia dell’iPhone.

“Posso sapere che avete fatto ieri? Cioè, cosa avete bevuto? Vladimiro ha una percentuale di glucosio dell’85%, i risultati sono tutti sballati. Dobbiamo rifare tutto, tutto! Giorni di lavoro buttati al vento…”

“Nella coca cola, a voler essere precisi” gli feci eco. Poi scoppiai in una crisi di pianto e tornai nel mio sgabuzzino per fare le valigie.

“Io qui non ci resto, non mi faccio fare altre analisi. Basta.”

Nosferatu scaglió un bicchiere a terra che esplose in mille pezzi. “Perchè nessuno mi ha detto che non potevo fargli bere un po’ di coca? Perchè non me lo avete detto?” urló con gli occhi iniettati di sangue.

“Ti uccido come un cane! Hai mandato tutto all’aria!” disse l’ingegnere calvo prima di infilare la canna della pistola nella bocca di Zio.

Seguì un alterco di quasi un quarto d’ora dal quale emerse la seguente conclusione compromissoria: gli ingegneri avrebbero dovuto fornire delle raccomandazioni su cibi e bevande da evitare, ma Zio, per principio, avrebbe dovuto impedirmi di bere due litri di coca cola.

“Un momento” disse Rodolfo. “Che fine ha fatto il ragazzo?”

Mi cercarono a lungo, in ogni angolo del laboratorio, prima di rendersi conto che io, il mio zaino e il trench che mi aveva regalato Nosferatu eravamo finalmente scappati. Questa volta avrei fatto di testa mia e sarei andato in Abruzzo, dove, tra le colline di un paese in provincia di Chieti, sapevo nascondersi il più eminente vampirologo italiano – a rivelarmelo era stato il forum underground Spidersoul -, un ottuagenario di nome Girolamo, autore di quattro saggi sul vampirismo, appassionato di Chopin e divoratore bulimico di riviste gossip.

Serie: Vladimiro


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Discussioni

    1. “si, ho letto che la bibbia dice che l’omosessualità è peccato, non ricordo il capitolo. Dovrebbe essere tra il serpente parlante e la vergine incinta” (attribuita a Lady Gaga) sarcasm level: fuori scala ?

  1. Sto ancora ridendo e mi sto asciugando le lacrime, da quando ho letto che le analisi erano da rifare a causa della coca cola! Ahahahahahahahaha Però, ora che ci penso, stiamo arrivando alla fine della saga… Noooooooooooooooooooooooooooooooooooo

  2. Il tuo stile mi ha ricordato moltissimo ‘Il barone rampante’. È ironico, divertente, ma nasconde molto di più. Comunque la frase ‘zio hai schiacciato una cacca con il ginocchio’, mi ha uccisa. ??? Corro a leggere l’ultimo episodio postato!

    1. Con questo accostamento al Barone rampante la mia giornata può dirsi conclusa, anche se sono le due del pomeriggio.
      La gag della cacca mi faceva ridere mentre la scrivevo, anche se è un trucco da avanspettacolo si prestava bene alla necessità di alleggerire la trama.

  3. Sto adorando questa serie! Nonostante la celata malinconia di Vladimiro nel dire ironicamente “A giovarne fu soprattutto il mio pallore, al quale ormai mi ero affezionato e che da questo trattamento ne uscì rinvigorito da sfumature bianco marmo di carrara”, ecco che la risata sullo zio che pesta “qualcosa” con il ginocchio mi fa dimenticare la tristezza e il dramma del vampirello… chissà quali risate mi attendono in Abruzzo…

    1. Le risate e la malinconia sono dietro l’angolo con Vladimiro, che è alla ricerca di sè (come molti di noi) ma a differenza di tante persone incontrerà sul suo percorso una sarabanda di personaggi tragicomici e grotteschi che renderanno il viaggio più interessante e divertente.

  4. Cavolo, no!!! Mi sono infilata nell’abisso in attesa de “il prossimo episodio”. Poco male, continuerò a pensare a Vladimiro nell’attesa di leggere delle sue avventure in Abruzzo. Una delle cose che apprezzo di più è il tuo stile di scrittura, ironico senza essere scontato. Alcuni temi e passaggi inseriti nella storia appartengono anche al mio pensiero ed è bello che vengano espressi apertamente. Molte volte parlare di religione, sebbene in modo garbato, diventa tabù. D’accordissimo sull’immagine dell’olocausto celebrato nel corso della messa.

    1. Intanto grazie per aver letto tutti gli episodi in un colpo solo, mi hai reso strafelice, e mi impegno solennemente a proseguire la serie durante le vacanze di natale. Grazie anche per le attente analisi svolte finora, anche nei commenti precedenti. Sulla religione in generale e su quella cattolica in particolare, è difficile fare dell’ironia senza urtare la sensibilità di tante persone, ma ho deciso di non lasciarmi inibire e credo che, anche in futuro, utilizzeró la scrittura per riflettere su certe contraddizioni.

  5. Sempre scritto benissimo e condito con la solita (e per niente facile) ironia sarcastica. Son stata fortunata che ho potuto leggere due episodi di seguito…già so che l’attesa per il prossimo mi dissanguerà! J’adore!

    1. Ormai ho preso l’impegno di pubblicare entro questo mese, per la precisione, approfitterò delle feste natalizie per sfornare un nuovo episodio. Grazie davvero per le tue meravigliose parole, mi sono di grande stimolo. 🙂

  6. Questa serie è davvero molto bella! L’attenzione è sempre alta sugli avvenimenti che la compongo e i colpi di scena sono sarcastici e interessanti. Quando il prossimo episodio?!

    1. Lara l’hai praticamente divorata in una sera, sono davvero contento che ti abbia coinvolto, per me è importante perché è un grosso stimolo a continuare. Ogni tanto mi areno, ma a questo punto non ho più scuse: dicembre vedrà un nuovo episodio 🙂 grazie davvero per l’incoraggiamento

    2. Si si letteralmente! Se una storia mi prende non riesco a fermarmi in questo caso sono stata costretta ma sono felicissima di poter leggere un altro episodio nelle prossime settimane! Bravissimo!

  7. “Tecnicamente scappai di casa. Di fatto montai sul camper stagionato dei tre sicari – un pezzo di ferraglia mortificato da adesivi grotteschi, il più osceno dei quali ritraeva un barista nell’atto disdicevole di aggiungere acqua ad un fusto di Harp […]”
    Genio! 🙂
    Inizio a leggere e mi scappa subito il sorriso. Continuo, i significati nascosti prendono il sopravvento nella mia mente… ma li abbandono quando la sottile ironia che “concedi” con grande capacità ritorna a farmi sorridere. Creare questo tumulto di emozioni non è affatto semplice, ci vuole maestria. Questa serie è stupenda!
    Tiziano, che aspetti a pubblicare il prossimo episodio? (minaccia!) 🙂

    1. Eh amico mio, ho una specie di blocco, da quando l’ho pubblicato non ho scritto più neanche una frase e me ne dispiaccio…spero arriverà un po’ di ispirazione nei prossimi giorni e sarai uno dei primi a saperlo! 🙂

  8. Si conferma l’impressione della lettura del primo episodio: fai emergere tutte le contraddizioni della realtà che abbiamo intorno attraverso un racconto fantastico. Bello, ironico, completo.

    1. Grazie Letizia, davvero felice che ti sia piaciuto, spero di riuscire a proseguire: ho un po’ perso l’ispirazione, per ritrovarla dovrei staccare completamente la spina e isolarmi su una collina abbruzzese 🙂

    1. Quella di Vladimiro è una discesa verso gli inferi, altro che Spa (anche se all’inferno un angolo sauna o delle terme forse ci sono). Grazie, Marta cara, delle tue belle parole, sono contento che questo episodio ti sia piaciuto 🙂
      E ora andiamo a conoscere i vampiri abruzzesi.

  9. Eccomi in ritardo con la lettura del nuovo episodio ma presente come sempre nel divorare “a sangue” il tuo serial librik! Sullo stile mi sono già espressa, adoro come usi la penna, mentre seguo con gli occhi le parole, è come se vedessi la pellicola filmica scorrere proiettando le sue immagini sullo schermo, con il valore aggiunto che oltre a ciò che sta accadendo riesco a intuire gli odori (il sangue ahimè), e i sapori, ho giustappunto il sapore dolciastro della coca cola spalmato sul palato! Nonostante la, neanche troppo sottile, ironia che accompagna il racconto, non posso fare a meno, ogni volta che leggo un nuovo episodio, di sentire, ed è palpabile, il dramma del povero Vladimiro, perifrasi di un’adolescenza che cerca la via più complicata per risolvere il dilemma del quo vadis perché non so chi sono? Tiz aspetto con ansia l’approdo in Abruzzo… non mi fare venire i capelli bianchi 😉

    1. E questa è @ivana-mauro: sta via per un po’ ma quando torna si fa perdonare in meno di un secondo. Stavolta però non mi limiterò a incassare (le tue belle parole, per le quali ovviamente ti ringrazio inchinandomi fino a rimanere incriccato con la schiena) ma ad incalzare: reclamo pubblicamente un tuo nuovo racconto (se non addirittura una Serie). Sono io che aspetto con ansia una tua storia, mentre Vladimiro si reca nei pressi di Chieti. A prestissimo!

    1. Avevi forse dubbi sulla mia follia? 🙂 Il passaggio dell’eucarestia è un po’ pesante in effetti, ma i riti della nostra cultura, se ci sforzassimo di vederli con un occhio oggettivo, sono davvero da film horror

  10. Come sempre ben scritto, pieno di personaggi interessanti, sorprendenti, tratteggiato con uno humour garbato ed esilarante allo stesso tempo. Un susseguirsi di colpi di scena ritmati quel tanto che basta per creare un sorriso continuo, che sboccia a tratti in una gustosa risata. Bravissimo

    1. Grazie Isabella, sono contento di essere riuscito nell’intento di strappare qualche sorriso. Felice che ti sia piaciuto 🙂 Spero di riuscire a unire azione e humor. In questo episodio ho lavorato un po’ di più sui dialoghi e ho cercato di dare dinamismo alla storia. Per il prossimo episodio non so ancora cosa inventarmi, spero solo di non far passare troppo tempo stavolta. Grazie per avermi letto e commentato, a presto 🙂