
Zio Nosferatu
Serie: Vladimiro
- Episodio 1: Il ponte del Diavolo
- Episodio 2: Zio Nosferatu
- Episodio 3: Sanguinaccio
- Episodio 4: Hikikomori
- Episodio 5: Clinica Van Helsing
- Episodio 6: Nictalopia – Parte I
- Episodio 7: Nictalopia – Parte II
- Episodio 8: Vuoi del sangue?
STAGIONE 1
Quando avevo sei anni, Giusy mi mandò all’ospedale. Andò più o meno così: lei mi odiava a causa della mia aria da snob, io mal digerivo i suoi modi maneschi dunque mi diede uno spintone e finii a terra, su una bottiglia di vetro rotta – birra, probabilmente, ma potrei anche sbagliarmi, non distinguevo una vodka da un una sprite. Mi rialzai, senza versare una sola lacrima, ma dei fiotti di sangue zampillavano dal mio braccio fino al suo immacolatissimo vestito bianco: cose che capitano, quando viene recisa un’arteria.
“Guarda cosa stai facendo!” disse. “Sei un mostro!”
Non ricordo altro ma in ospedale riaprii gli occhi e sentii i miei genitori parlare di mio zio quale unico possibile donatore di sangue compatibile.
Mia madre aveva delle riserve. “È infetto, non può donare. Ho saputo che è diventato un mostro.”
E sulla parola mostro calò di nuovo il sipario. Di quella giornata mi resta una cicatrice sul bicipite. Mi raccontarono che Giusy, consumata dai sensi di colpa, vegliò al mio capezzale, senza mangiare e senza bere, per un giorno intero e da quel momento non mi mollò più. Picchiava come un pugile irlandese – in questo aiutata anche dalla sua mole – e non mancava di attaccare briga per prima, con una insana attitudine verso la prepotenza sui più deboli. Quando assistevo ai suoi pestaggi – guardandomi attorno, il più delle volte a mani in tasca oppure scartando un chewingum – le suggerivo, se non altro, di non lasciare segni evidenti sul viso.
Mi difese da Daniele lo svizzero quando con un coltello, davanti al Black Jolly, minacciò di tagliarmi le palle perché non lo avevo lasciato copiare; e mandò in fuga Donato, un gigante, seguace degli Slayer, che mi aveva scelto come agnello sacrificale per un rito satanico.
Ora, a distanza di anni e a ridosso di un tentativo di suicidio, avevo di nuovo bisogno di lei.
“Forse sono davvero un mostro” le dissi. “Prima di lanciarsi dal Ponte del Diavolo quella ragazza ha detto che sono un vampiro. Un vampiro, capisci? Ma mi stai ascoltando?”
Giusy terminò di leggere il pezzo di mio cugino sull’Eco del Po. “Dio mio che cane. Siamo sicuri che Michele sia iscritto all’albo?”
“Credo sia solo pubblicista, ma non vedo cosa c’entra.”
“Non sei un mostro. Chiaro? Hai soltanto dei canini molto sporgenti e non basta per essere un vampiro. Sarebbe come dire che uno con tanti peli è un licantropo. Ad ogni modo apri la bocca: misuriamoli”.
Erano due centimetri e mezzo di zanne affilate. “Ok, forse sei un vampiro.”
“Merda.”
Alle 19:30 era già buio, andai davanti al Toony per guardare un po’ di persone normali e ascoltare in cuffia The Eternal dei Joy Division, il brano che, nelle mie ultime volontà, avrebbe dovuto fare da colonna sonora al mio funerale. Non riuscivo, però, a smettere di pensare che se davvero ero un vampiro, qualcuno doveva pur avermi morso; eppure non avevo segni sul collo, sul dito, da nessuna parte. Rimaneva un’unica possibile spiegazione allora: avevo in qualche modo “ereditato” questa condizione.
Chiamai Giusy. “Hai presente mio zio, quello di Genova che ho visto pochissime volte perché si dice sia un mostro? Quello che una volta a Natale venne a trovarci e si fece accompagnare da una donna altissima con una voce da uomo che attirava l’attenzione di tutti? Quello zio che ogni tanto noleggia una Ferrari anche se non ha un soldo in banca e si fa tutte quelle foto?”
“Quello che dopo aver bevuto cinque litri di vino e aver mangiato una mela disse che la mela gli aveva fatto male?”
“Esatto. Devo parlargli, forse mi può aiutare.”
Prima, però, mi presi il disturbo di fare delle ricerche. Zio Fabio non era normale. Era uno di quei tipi calvi con il codino. Si fece una fama da avventuriero perché a vent’anni andò a vivere a San Paolo, poi a Montreal, poi a Zurigo, poi a Bucarest e infine a Rapallo, dove aprí un locale notturno: il Nosferatu. Chiuso per racket di prostitute moldave, poi riaperto, poi richiuso per droga, poi riaperto con un colpo da maestro – sembra che il prefetto avesse perso la testa per Christine, l’entraîneuse di punta del locale – il Nosferatu diventò la vita di mio zio; e mio zio smise di vivere di giorno, sviluppando un colorito cadaverico e una diabolica assuefazione alla vita notturna e alla gente della notte. Dopo un viaggio di quattro ore ero finalmente di fronte a lui con una copia de Il Fatto Quotidiano sotto braccio.
“Tu adesso sei qui ma tua madre non so come potrebbe prenderla. Ricordo che in cucina avevate il poster di Padre Pio” mi disse.
“Questione di gusti…”
“Cos’hai li?” Domandò indicando i miei canini. “Puoi toglierteli: sei in ritardo per carnevale e in anticipo per Halloween.”
“Sono venuto proprio per questi cosi. Mi sono spuntati da qualche anno.”
“Diavolo.”
“Ascolta zio…”
“Shhh!!! Non chiamarmi Zio”. Salutò il barman da lontano poi si schiarí la voce. “Qui tutti mi chiamano…Nosferatu. Ti dispiace se anche tu mi chiami…”
“Non posso più espormi al sole, ho questi canini e uno zio che si fa chiamare Nosferatu; e una ragazza, prima di suicidarsi, mi ha detto che sono un vampiro. E…”
“E…”
“E niente, comincio a credere che abbia ragione.”
Troppe sciocchezze per le orecchie appuntite di mio Zio (Nosferatu). Mi liquidó dicendo che non ero un vampiro per la più ovvia delle ragioni: i vampiri non esistono. Addusse anche la seguente, sottile argomentazione: “Lorena, quella ragazza che si sta lavorando la pertica, fa la prostituta. Ufficialmente balla e si fa offrire da bere, ma tutti qui sanno che quando vogliono, insomma, basta fare un giro fuori dal locale, in quel b&b davanti al tribunale. Lo sanno tutti, ok, pure le pietre di quel cesso di tribunale. Non esagero se dico che si porta a casa tutti i mesi seimila euro. Ma a chi credi che venga a succhiare il sangue, il fisco? A lei? No, viene da me, viene da questo vampiro al contrario che invece di bere sangue si fa aspirare dall’erario fino all’ultimo globulo rosso attraverso dei luridi F24 compilati da quella congrega di certosini pseudo burocrati di commercialisti. Esiste un unico grosso vampiro che si chiama Fisco, il resto sono solo persone con problemi odontoiatrici. E adesso apri bene la bocca, fammi vedere.”
Spalancai le fauci, non doveva essere un bello spettacolo.
“Maledizione. Ok, forse…forse…non dico che tu sia un vampiro, ma qui la faccenda è da approfondire.” Si allontanò per poi tornare con due bourbon. “Quanti anni hai?”
“Quattordici.”
“Ok. Allora questo lo bevo io.”
Nei tre giorni successivi restai da lui. In un’epoca sofisticata e idiota come la nostra, le pubbliche relazioni restano pur sempre una cosa utile – non me ne vogliano i sociopatici – e perfino un tipo solitario come me dovette prenderne atto: calorose strette di mano, pacche sulle spalle, favori, confidenze e il faticoso impegno di dover presenziare a ceromonie e presentazioni. Zio Nosferatu viveva anche di questo e grazie alla sua vastissima rete di conoscenze riuscí ad entrare in contatto con un personaggio miserabile che conosceva un tale che si vedeva con uno e cosí via, fino ad arrivare al telefono di un esperto in fatto di vampiri, un certo Barberis. Fece una lunga chiacchierata con lui, avvolto da una coltre di fumo fittissima, poi venne da me a riferire.
“Ho raccontato quello che hai a questo esperto…”
“E dunque?”
Mandó giù una sorsata di bourbon. “Pensa che ci siano delle probabilità che tu sia un vampiro.”
“Mio dio no.”
“Aspetta. Ho detto delle probabilità, non che lo sei. Chiaro? Non precipitiamo. Vuole incontrarti per fare una specie di test.”
“Un test? Che genere di test?”
“Non lo so, un test. Non me l’ha spiegato ma mi ha detto che serve una vergine disposta a darti un po’ di sangue. Ora il problema non è mezzo bicchiere di sangue, quello si trova, ma mi ha mandato letteralmente in tilt con questa storia della vergine. Io, davvero, non ho idea di dove trovarne una. Le signorine che lavorano qui non sono esattamente delle santarelline e dopo la diffida del ’97 non posso più avvicinarmi alle scuole elementari. Questa cosa non ci voleva.”
Presi il telefono e ne parlai con Giusy.
“Te lo do io un po’ di sangue” disse.
“Sei sicura di essere…insomma…mi hanno detto che deve essere di una vergine.”
Esitó. “Si. Credo di si.”
“Credi? Come sarebbe a dire credi…”
“Si, tecnicamente lo sono. Ma cosa ti hanno detto di preciso?”
Piansi a telefono, sul retro di quel locale, tra i vapori di una canna fumaria, sull’orlo di una pozzanghera, sotto lo sguardo compassionevole di una spogliarellista e avvolto dal vento gelido della notte. Come avrei potuto vivere con quel marchio addosso? Cosa ne sarebbe stato di me? Perchè ero un vampiro? Perchè proprio io? L’appuntamento con Barberis fu fissato per il giorno dopo, alle 22:30, dopo il derby della Roma.
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- Episodio 8: Vuoi del sangue?
E’ sempre un tema affascinante quello dei vampiri. Confesso che ci ho pensato anche io, ma l’ho trovata un’operazione difficile. Qui invece scorre molto, merito di una personalizzazione dettagliata. Dopo il 2000, i personaggi che più mi hanno colpito su questo versante sono quelli all’interno del racconto “I segreti dell’estate” di Bret Easton Ellis, ma anche nel film “Zora la Vapira”… figo!
Tema difficile da reinventare, quello dei vampiri, ma proprio per questo mi affascina: costringe l’autore a inventare delle variazione su tema, come accade nei pezzi blues, tutti basati sulle stesse note eppure tutti diversi (ok, ok, forse alcuni si somigliano un po’). Grazie per aver letto!
Se non l’hai già visto, ti consiglio “Vita da Vampiro – What We Do in the Shadows”, film davvero originale che ha provato a reinventare il genere vampiresco attraverso un “mockumentary” (finto documentario)
Vampiro o non vampiro, vampiro o non vampiro? Vladimiro se la sta passando piuttosto male e con uno zio “ordinario” come zio Nosferatu credo che le cose non possano che precipitare giù per un burrone.
Ciao Africa, che bello leggere un tuo commento! Zio Nosferatu non è proprio un modello di Zio, ma è quello zio svitato che tutti i nipoti dovrebbero avere. Ma tu, piuttosto, quando ci farai leggere qualcosa di nuovo? 🙂
Sono molto curiosa di proseguire nella lettura allora! 😁
Io invece ho delle novità in arrivo, corro a leggere il prossimo capitolo!
Mi piace tantissimo che nonostante la storia proceda con un ritmo veloce, nonostante “le cose succedano”, riesci a non dare punti di riferimento al lettore. Potrebbe essere davvero un vampiro, o potrebbe essere tutto un equivoco con spiegazione razionale. Per scoprirlo c’è solo una cosa da fare… ??
Si, il senso di questa serie è proprio l’incertezza, puntata dopo puntata, e sarà curioso anche per me scoprire se Vladimiro sia un vampiro oppure no perché ionstesso non l’ho ancora deciso, per ora mi limito a giocare su possibili equivoci
E ti faccio i complimenti, perché non è affatto facile tenere così bene questo equilibrio ☺️
“le orecchie appuntite”
Ah, ecco. Mancava…. ?
““Quello che dopo aver bevuto cinque litri di vino e aver mangiato una mela disse che la mela gli aveva fatto male?””
Plausibile! Metti che è allergico…. (tipo me!) ?
Condivido appieno con lo zio. Sono proprio quei gran pezzi di M… del fisco i veri succhia sangue! E il peggio è che non li vedi, ti mandano solo quelle buste che appena le hai tra le mani cominci subito a tremare. Grande Tiziano!
Purtroppo il vampirism o fiscale non si ferma neanche di giorno. Inoltre ho già provato con l’aglio ma sembra non funzionare.
Bellissimo lo stile e l’ironia, mi ricordano un po’ Stefano Benni. L’idea di un vampiro adolescente è veramente divertente e la storia coinvolgente.
Complimenti
Grazie Alessandro, sono felicissimo che la storia ti stia piacendo 🙂
Ho come l’impressione mentre leggo di Vladimiro, delle sue avventure e delle sue emozioni, che ci sia molto oltre le parole da interpretare… È una sensazione che mi piace, che m’incuriosisce. Bravo Tiziano!
Grazie Vanessa, strafelice che Vladimiro ti abbia incuriosito. In ogni storia è possibile leggere trame nascoste e talvolta la sensibilità del lettore può essere più creativa della penna dell’autore.
Ciao Tiziano, nonostante sia consapevole della venatura drammatica del protagonista, non posso fare a meno di sorridere e divertirmi… Spero che il tuo vampiro non si offenda…
Ciao Antonio! Eh no, Vladimiro non si offende: oltre a cerce di capire se è o no un vampiro, la sua missione è farti ridere.
Anche il secondo episodio è andato giù di un fiato. Questo vampiro mi piace ed è una buona alternativa al Dracula di Stoker e a quelli di Dario Pezzotti. Quelli luccicanti non li calcolo nemmeno. Davvero, la tua ironia ha riempito di positività la mia giornata. Grazie.
Ciao Nicol, sono felicissimo si sapere di aver contribuito alla tua giornata regalandoti un sorriso , è quanto di più gratificante possa esserci per me. Grazie davvero.
Un capitolo all’altezza delle aspettative, temi interessanti ma il modo di sdrammatizzare è fantastico! Bravo!
Grazie Lara, si direi che la leggerezza é al centro di questi racconti, anche se i temi trattati richiederebbero più serietà ma…non è da me! Grazie per aver letto
Figurati è stato un piacere ☺️ e poi non sempre la serietà in certi argomenti è d’obbligo anzi ?
Esprimere significati, tanti e profondi, attraverso una scrittura saggiamente ironica come questa, non è per niente facile! Ci sono così tanti passi carichi di “tutto” che mi dilungherei troppo a citarli uno per uno. Lasciami dire che ho trovato geniali i richiami sul giornalismo, sulle vergini e sul bullismo (per quanto riguarda quest’ultimo argomento, mi hai strappato un bel sorriso con la frase “Donato, un gigante, seguace degli Slayer, che mi aveva scelto come agnello sacrificale per un rito satanico.”).
Che serie! 🙂
Grazie Giuseppe, felicissimo e onorato che la serie ti stia piacendo e che ti faccia sorridere (vero scopo recondito dei miei scritti) 🙂
Bene, molto bene. Anche questo capitolo della storia non ha deluso le mie aspettative. Senza alcun dubbio leggerò il seguito. Bravo!
Grazie Giuseppe, entro fine mese dovrei pubblicare anche il quinto episodio (ambientato a Torino, culla italiana dell’esoteriemo) e forse sarà più chiaro se Vladimiro è (o non è) un vampiro.
E’ molto particolare l’accostamento fra il tono umoristico e il tema “drammatico”! Complimenti
Si, cercavo proprio di giocare sul filo di questo contrasto…
comunque il derby è di Roma, non della Roma. Lazio-Roma… eh, che peccato, ogni volta ci sta di mezzo la Roma, era così bello sto racconto! ;D!…battute a parte, del fisco hanno già detto, :D! L’attenzione non cala e si legge bene, hai un modo molto naturale di raccontare e i dialoghi si sentono che ti escono fuori spontanei, secondo me ci ridi anche tu mentre scrivi (sbaglio?) e questo è fondamentale! Bravissimo avanti così!
In effetti sui dialoghi mi trovo più a mio agio, si avvicinano al mio modo di parlare e alla mie battute demenziali, che spesso fanno ridere solo me e mi fa piacere scoprire che in un contesto di racconto riescano a strappare un sorriso anche ad altri. Sul calcio mi sento di rassicurarti: non sono romanista e non seguo il calcio, ho scelto una squadra a caso, vivendo a Roma sono stato un po’ condizionato dal contesto 🙂
Comunque nell’episodio successivo c’è un altro riferimento al derby e alla Roma non va proprio bene (spero con questo espediente di averti attirato verso il terzo episodio 😉 )
Esilarante 🙂
Grazie! 🙂
Molto divertente anche questo secondo episodio. La metafora fisco-vampiro calza a pennello. E poi l’annosa questione dell’estinsione delle vergini… davvero esilarante, ma fa anche riflettere su come si evolve la società. Insomma Tiziano, l’umiristico non è mai stato il mio genere ma quando viene reso come tu sai fare ho scoperto che lo leggo con molto piacere. Be’, ora, non mi resta che passare a Sanguinaccio… mi è già venuta fame.
Massimo mi fa davvero un immenso piacere sapere che ti piace questa serie, onestamente non so nemmeno io dove andrò a parare ma in fondo anche questo è il bello di scrivere 🙂
Ho letto i primi due capitoli di questa saga e dico che mi sta piacendo davvero tanto. Ben scritta. Scorrevole. Per nulla pesante. Tra l’altro, la sto trovando anche molto sarcastica. Sul “Fisco vampiro e sulla congrega di certosini pseudo burocrati di commercialisti” mi sono sbellicato dalle risate… Non mi resta che leggere il terzo episodio… Davvero bravo!
Grazie Fabio, sono davvero felice che il racconto ti abbia strappato una risata: era proprio quello l’intento e mi diverto a scrivere in questo modo così leggero…grazie!
Bravissimo, Tiziano ! Io nelle mie storie preferisco soffermarmi sull’oscurità dell’animo; mi piace sbirciare nell’abisso delle debolezze umane. Tu ( posso darti del tu ? ) dai maggiore risalto alla questione sociale, con risultati davvero eccellenti.
Ciao Dario, certo che possiamo darci del tu, sono contento ti sia piaciuto. Troppo generoso il tuo commento ma incasso volentieri. Grazie buona giornata
Però adesso devi continua la storia !
Nuovo episodio pubblicato! 🙂
Davvero avvincente! Il politicamente scorretto dà ganci sotto al mento del perbenismo, ammorbidito dall’ironia tragicomica. Viene voglia di continuare a sapere e, pertanto, di sollecitarti a scrivere il seguito.
Massimiliano grazie infinite! Hai ragione, devo assolutamente riprendere, spero nei prossimi giorni…grazie!
Tiziano
🙂 la parte terza please 😉
Ehm…devo ancora cominciarla ?
E no dai non tirarla per le lunghe, se continua così mi toccherà andare in ferie a Rapallo per verificare se lui è davvero un vampiro 🙂 comunque mi piace, stile, trama, tutto, funziona tutto, compreso l’effetto “cliffhanger”…. 😉
Effetto cosa??? ?Sono contento che ti piaccia! Grazie!!! ?