IL CERCHIO SI CHIUDE – Fine FORZATA di questa serie. Ma segue l’importane epilogo esegetico.

Serie: Al di là di Nwerenkwarụ


Devo assolutamente fare una bellissima prima impressione. Devo scegliere il vestito giusto che esalti il mio seno e nasconda i pelacci della mia metà destra. Devo scegliere il deodorante per neutralizzare lo schifido sudore dell’ascella destra che sicuramente l’emozione produrrà in quantità industriale.

Devo fare un sacco di cose, ma mi sento terribilmente carina e in forma, come se una magica siringa avesse iniettato un misterioso Botulino rammollendo gran parte dei miei muscoli spastici.

Forza, diamoci da fare!

Mentre Lukiana si stava vestendo per andare a conoscere la sua nuova padrona, e Serafima stava ancora dormendo, un giovane dalla pelle nera picea lucida, sembrava stesse scegliendo una rivista specifica ma con un atteggiamento di confusa indecisione, rovistando a caso sullo scaffale del lato destro della ‘Giornaleria’ di via Pelitti.

Pugo sbuffando cercava di rimettere ordine dopo il suo passaggio. Erano alcuni giorni che il ragazzo dalla pelle nera entrava, chiedeva ogni giorno un giornale diverso, dai nomi più strani, italiani e stranieri, tanto che alcuni la mamma non li conosceva neanche. Frugava fra gli scaffali dei periodici come se non avesse sentito le indicazioni di Chiarella, ed usciva a volte senza nulla.

Pugo, in realtà Pierugo, è il figlio della signorina Chiarella. E’ alto meno di un metro, ed a causa di una malattia genetica ha quasi il doppio del peso normale per un bambino di cinque anni. Fatica a camminare ciondolando lentamente per le gambe allargate dalla troppa ciccia delle cosce, e ansima se fa più di quattro scalini per volta. In quel faccione quasi perfettamente tondo ha due occhi stupendi che distribuiscono immediata e contagiosa simpatia dal suo sempre presente sorriso.

Chiarella ha sempre perfettamente saputo chi era il padre, ma ha sempre finto di confonderlo fra i partecipanti di quella sera di carnevale a casa di Briki.

Non può permettersi una baby sitter, e i genitori non la aiutano molto, per cui se lo porta al lavoro. Pugo sta benone in ‘Giornaleria’, come Chiarella ha decorato lei stessa in caratteri floreali sopra la porta di ingresso delle due stanze, che la ricca zia zitella, mossa da compassione per la nipote disgraziata, gli aveva donato. Lui gioca divertito zampettando in mezzo agli scaffali. I clienti occasionali lo trovavano piacevole, quelli abituali si intrattengono volentieri, divertiti dalla simpatia della piccola palla di lardo, e forse alcuni addirittura più attratti dalla sua particolare paffuta grassezza, ancorchè dalla sua brillante loquacità.

Pugo mi ha detto che questo ragazzo dalla pelle nera frequenta la giornaleria da un paio di settimane. “Fa chiacchierare la mamma e poi a volte se ne và senza comprare.”

In effetti è inusuale il fatto che Chiarella si lasci trascinare in chiacchiere da uno sconosciuto. Normalmente è decisamente schiva nel lanciarsi in complesse conversazioni per la sua faticosa particolare pronuncia, con molte consonanti che gli escono soffiate dal naso a causa del grosso buco nel palato a labbro leporino.

Forse per questo il sospetto di Pugo “Secondo me quel ragazzo vuole sposare la mamma”.

Il matrimonio per Pugo è un pò una fissa.

“Quando sarò grande ti sposo” mi dice sempre. “Tu sei diversa. Non sei come tutte le altre che sono tutte uguali”.

A parte il fatto che a me piacerebbe tanto essere uguale a tutte le altre, ma poi chi ha detto che sarei d’accordo io, piccola deliziosa peste.

Ho calcolato. Prima dell’appuntamento con Lukiana faccio a tempo ad andare a prendere il giornale ed a firmare un documento dal commercialista.

La giornaleria è a quattrocento metri da casa, ma mi sento in forma per questa esibizione di “corsa” atletica.

-Ciao Pugo- -Cercavo VISTO-.

Sì, lo sò, è un concentrato di sciocchi gossip, per me abituata a consultare archivi di levatura diversa, ma ogni tanto bisogna iniettare del Botulino rilassante anche nel pensiero e nello spirito.

Accidenti, mi ricordo adesso che proprio in queste settimane è stata sospesa temporaneamente la pubblicazione. Chiarella sa cosa cerco e prima che “grufoli” mi conferma dispiaciuta.

-Pugo cosa posso prendere?-, chiedo, ovviamente senza fiatare, con i miei occhi che Pugo traduce perfettamente. Mi prende la mano destra teneramente con le sue due zampotte inibendo la spasticità con il suo contatto caldo, e mi porta nello scaffale di destra.

Che strano disordine, penso!

“Pendi questo!”.”La mamma l’ha ordinato per il ragazzo nero che però non l’ha mai comprato”.

In copertina due occhi completamente bianchi accompagnati da due titoli del tipo ‘Guidare a fari spenti nella notte’ e ‘Quarantun sfumature di buio’. Mi pare sufficientemente strano da incuriosirmi. Ma aspetta …..e quale è il nome del giornale? Bo! Non lo vedo!.

Non ci voleva un lungo pezzo di marciapiede sterrato e sconnesso di lavori in corso, per arrivare dalla commercialista. E ora l’ascensore bloccato al piano del vecchio che attraverso i suoi occhi catarattici ha visto la porta chiusa quando non lo è! Ma si facesse operare! Cazzo!

Ero sì in forma quando sono uscita, ma ora la gamba destra denuncia la fatica. Urta incazzata contro ogni scalino. Devo metterci tutta la mia attenzione per non cadere. Il sudore si è scatenato impuzzandomi l’ascella e l’inguine. Devo assolutamente rifare la doccia, e di corsa. Non ho più molto tempo. Il nuovo intrigante giornale lo leggerò dopo l’incontro con Lukiana.

Ecco!

Lukiana stava percorrendo la strada dissestata per i lavori vicino allo studio del commercialista di Isabella. Il giovane dalla pelle nero picea stava attraversando la strada e guardava l’ora sul grosso orologio da polso con funzioni varie. Il raggio di sole colpisce il quadrante. Riflesso dal lucido vetro percorre i 20 metri che lo separano dagli occhi di Lukiana alla velocità della luce e li penetra a fondo. Con la stessa velocità, nel buio più totale di quell’attimo, il piede di Lukiana si affonda nella buca di terra soffice, che lo accoglie accompagnandolo in profondità. In sequenza il tronco di Lukiana si inclina verso destra ed il braccio destro si adagia con decisa violenza sul mucchio di mattonelle al lato del marciapiede piegandosi a metà ad angolo retto, come e dove non dovrebbe.

Il medico del pronto soccorso dell’ospedale Pini di Precotto, è una medichessa, la dottoressa Antonia Ascione. Sangue napoletano ma modenese di adozione, è da pochi anni primario del PS, dopo aver trascorso un periodo negli stati uniti per un dottorato.

Ha un aspetto tremendamente asciutto quasi magro, ma ossuto. Si vede in particolare dalle mani con dita lunghe e nocche pronunciate. Il viso un triangolo isoscele capovolto quasi perfetto, con il mento appuntito in cui spicca una pronunciata vezzosa fossetta. Una fronte ampliata e due occhi scuri profondi timidamente intriganti. Per niente bella ma assolutamente interessante. L’aspetto fragile nasconde una inaspettata forza fisica e spirituale, e nonostante evidenti tratti androgeni, nel rapporto con Khanysha lei è la componente passiva. Khanysha ha un fisico esattamente l’opposto, quasi la sosia della cantante-attrice Queen Latifah. Infermiera ostetrica OB/GYN, in possesso della certificazione RNC-OB con esperienza di UCC (Urgent Care Clinics), ha seguito Ninna dagli USA, ed è ancora alla ricerca di posizione professionale che non mortifichi la sua preparazione, nonostante il contatto umano dell’attuale consultorio la gratifichi comunque.

La dottoressa Ascione Antonia appena vede il cognome stampato sulla cartella della ragazza albina con il braccio rotto, viene percorsa da un intenso brivido di sorpresa mista a panico. Lo aveva letto parecchi anni prima quando la famiglia aveva ricevuto l’ultima lettera dalla sorella prima degli anni bui di un lungo silenzio. Non poteva che essere lei.

Il figlio di Ninna, nato in Italia tre anni prima e concepito in provetta appena prima di partire dagli stati uniti, ha caratteristiche albine e questo spiega una coincidenza troppo perfetta e rara, che solo il lampo riflesso dal quadrante dell’orologio del ragazzo nero ha permesso di svelare.

Cosa succederà ora è solo la normale conseguenza della fantasiosa eccletticità del destino, preordinato e necessario succedersi degli eventi, falsamente indipendente dalle finalità umane.

Due docce nel giro di poche ore non mi rovineranno la pelle? Per prevenire mi spalmo la crema corpo spray che ho ordinato in confezione da sei, con in omaggio il codice per scaricare musica.

Certo che non cominciamo bene se la ragazzina arriva così in ritardo già al primo incontro di presentazione!

E’ anche vero che se arrivava in orario io ero ancora sotto la doccia che mi attardavo masturbandomi un po’ per liberarmi dalla rabbia accumulata di prima mattina.

Ach, il campanello!

Comunque due ore di ritardo è veramente segno si scarsa serietà. Devo sistemarla subito.

Nera, alta quasi due metri per cento chili di peso. Mi sembra di conoscerla. Assomiglia a qualche attrice del cinema che non ricordo. Sfoggia uno di quei sorrisi che fa sorridere il resto del Mondo e mette in burrasca gli ormoni anche del peggior timido.

Con voce profonda, stando lontana da me, giustifica la signorina Lukiana.

“Sua zia la stà curando perché mentre veniva qui, è caduta ed ha un braccio rotto”

“Le spiegheranno meglio più tardi”.

Mi saluta gentile e se ne và, lasciando una scia di “J’Ador”, che produce l’erezione di entrambi i miei capezzoli.

Serie: Al di là di Nwerenkwarụ


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. E allora andiamo a leggere l’epilogo, che è scivolato via da questa serie per esigenze di spazio. Ho come la sensazione, però, che neanche 1000 pagine avrebbero potuto contenere la tua carica letteraria, così vivace e turgida. Mi metto alla ricerca…