
Sentimenti sospesi
Serie: Fino all'ultima paura
- Episodio 1: Il dolore di essere persone nuove
- Episodio 2: La condizione delle certezze
- Episodio 3: Il dolore di essere le stesse persone
- Episodio 4: L’amore è quello che facevo
- Episodio 5: Il dolore di essere persone diverse
- Episodio 6: L’amore è quello che farò
- Episodio 7: L’intromissione delle domande
- Episodio 8: L’amore è quello che faccio
- Episodio 9: La paura è alla luce del tramonto
- Episodio 10: Il male è alla luce del sole
- Episodio 1: L’intromissione delle risposte
- Episodio 2: Resistere per non morire
- Episodio 3: Armi invisibili
- Episodio 4: Il bene è alla luce della luna
- Episodio 5: È così che deve iniziare
- Episodio 6: Resistere per non soffrire
- Episodio 7: Armi visibili
- Episodio 8: Sentimenti negati
- Episodio 9: È così che deve finire
- Episodio 10: Sentimenti promessi
- Episodio 1: La paura del passato
- Episodio 2: Sentimenti sospesi
- Episodio 3: La paura del futuro
- Episodio 4: Operazione cena fuori al via
- Episodio 5: La paura del presente
- Episodio 6: Operazione casa nuova al via
- Episodio 7: La tormentata decisione
- Episodio 8: Operazione aperitivo fuori al via
- Episodio 9: L’unica decisione
- Episodio 10: La condizione dei ricordi
- Episodio 1: La giusta decisione
- Episodio 2: La condizione delle scelte
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Ottobre 2016
Bergamo
Beatrice sta aspettando Giacomo sotto un vecchio arco della città, lì, da quel punto esatto, qualche anno fa svoltava l’angolo per andare a scuola, passava con la borsa a tracolla e gli stivali alti sotto quel portico romantico che custodiva una piccola libreria, adesso quel negozio carino pieno di volte e libri è stato sostituto da un piccolo supermercato borghese, scritte verdi e profumo di pane commerciale in cambio delle pagine scritte da sconosciuti e piene comunque delle vite proprie.
Da altre scuole adesso bambini e ragazzini si mischiano in zaini pesanti e giacche slacciate che sanno di libertà, capelli scomposti e cellulari pronti a far vibrare le canzoni tra il pullman e il proprio arrivo a casa, le ragazze si ritoccano i gloss alla pesca e le mamme nelle zeppe alte giocano a scacchi con i sassi sconnessi della strada, qualcuno grida un ciao, altri si dicono che si stavano aspettando e tutto si fonde con l’odore dei ristoranti e dei bar, aperti sulla piazza, nella loro ora produttiva della pausa pranzo, Beatrice si chiede a quale dei tavolini che ha accanto si siederanno lei e Giacomo.
Ragazzi sui muretti, come iconici cartelloni cittadini, si passano la lingua fra un bacio e l’altro, i gloss alla pesca contro il sapore delle prime sigarette giovanili, quel sapore che Beatrice ignora e che anche lei ha ritrovato solo nei baci con Giacomo, poi un poliziotto le passa accanto, ferma un auto di pattuglia, saluta il conducente e riprende il suo tragitto, una fitta precisa allo stomaco la invade nel pensare a Fabrizio, è da mezzora che prova a chiamarlo ma senza risultato, per un commissario sarà normale non essere raggiungibile, ma quella distanza fra loro inaspettata, nata da una vicinanza ancora più sorprendente,le getta addosso il senso irrequieto di non sapere più a quale dei due uomini che sta aspettando, appartenere.
Giacomo le viene incontro piano, come una rallentatore speciale a lei riservato in cui poter guardare ogni dettaglio dell’uomo che aveva amato, ha la sigaretta accesa e la fede ancora al dito, lei si guarda la mano sinistra, l’anello di fidanzamento l’aveva tolto nella notte appena passata con Fabrizio, toccarlo con quell’anello le era stato impossibile e adesso sull’anulare resta sole un giro sottile di argento e il segno chiaro dell’abbronzatura mancante.
La sigaretta nella mani di lui è come una piccola luce di Natale, quella che accendi nel segno della speranza, quella che nel suo lampeggiare ti trasmette un segno forte di calore, come a sapere che sei a casa.
Si erano sempre baciati, ad ogni addio, erano ritornati li stessi di prima, nel bene e nel male, e adesso Beatrice aspetta quella sua mossa, le labbra certe di chi sa come trovare le tue, come le chiavi che entrano automatiche nella toppa, non c’è incertezza, non c’è agitazione, è l’apertura del cuore come ingresso all’anima, ma ora è diverso, il cuore di Beatrice è uno spazio recondito, smarrito, in cui sa benissimo che non può più vedere Giacomo come suo marito.
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Le sto andando incontro piano e non perché non abbia voglia di abbracciarla, ma per la paura di toccarla e avere la certezza che possa essere diversa, che possa essere perfino già di qualcun’altro.
Da quanto tempo ormai ho sentito il suo distacco, il suo vuoto in mezzo a noi, io che forse l’ho delusa più di tutti e che l’ho amata come nessuna prima, sì sono solo frasi fatte, ma un uomo con quelle frasi preconfezionate ci costruisce intere certezze, perché nulla nella mia vita è stato più certo di Beatrice, eppure non mi è bastato per fermare la sua lontananza, per farle capire abbastanza che quello che ci eravamo promessi fosse ancora possibile.
Adesso che la rivedrò vorrei subito averla accanto, abbracciarla e imprimere le sue labbra non solo nella mia memoria ma di nuovo nel mio presente.
Quanto è bella ora che la rivedo, bella perché mia, i suoi tratti uniti a tutti quei pezzi di episodi passati insieme e le sue mani eleganti come lunghe file di destino a cui io, testardamente, ho chiesto asilo.
Ha raccolto i capelli, sono rare le volte che l’ho vista con lo chignon, lo fa quando vuole farsi bella, come ad una festa oppure invece quando ha fretta, vorrei poter dire che l’ha fatto per il primo motivo e per esserlo ai miei occhi, ma le ciocche scomposte contro le spalline del vestito, sembrano indicare il poco tempo di assemblaggio fra una forcina e l’altra.
“Giacomo.”
“Ciao amore.”
Non ho mai smesso di chiamarla così, nemmeno da arrabbiati, nemmeno ora da separati.
Allora prova a baciarla, senza pensarci, il gesto diretto di chi ha condiviso la vita fuori e dentro il letto.
Lei mi sfugge più e più volte, è una lotta tenue di labbra che non vogliono arrendersi e nemmeno aprirsi a due lingue che non sanno ancora cosa dirsi, la sento diversa, il suo profumo è mischiato a quello di qualcuno che io non conosco ma che sento esserle rimasto addosso, c’è bruciore di gelosia e bruciore di legno e incenso che mi si ficca nella narici, più sotto, il cuore del suo profumo alla vaniglia aggiusta tutto e la spingo avanti, sotto il portico, contro il muro, con foga, come quando a vent’anni l’ho conosciuta e ho promesso di non lasciarla mai più.
Finalmente è bacio, del tipo che non conosce fiato, le casca la borsa e si arrende,mi morde le labbra e mi assapora, si appende al mio collo, mi sfiora la guancia, con quella mossa morbida di dita che solo lei sa cucirmi addosso con tanta perfezione.
“Mi sei mancata.”
“Vieni, beviamo un caffè.”
“Sto in hotel, sali da me.”
Adesso sembriamo due amati che rubano il tempo nella vita dell’altro pur di vedersi, due vagabondi senza casa che si rifugiano nei letti candidi degli alberghi per sentirsi meno colpevoli e più liberi di essere clandestini.
“Non è una buona idea.”
“Perché no?”
“Sai come finirebbe.”
“Nel letto. E non è bello?”
“Ciò che non finisce sono i problemi. Sono stanca, Giacomo.”
“È un addio?”
“Sì.”
“C’è un altro, vero?”
“No.”
“Hai passato la notte con qualcuno, lo sento.”
“Non è vero.”
“Allora vieni con me, non conosco addio migliore di questo.”
Le mie mani salgono sulla gonna del suo vestito, quella gambe che ho toccato ogni giorno sembrano essere sempre infinite, le cerco le mutande, le afferro un lembo di pizzo, forse di un completo che le ho regalato io, lei si abbassa, come per coprirsi dalla gente, cerca qualcosa nella borsa, accende la luce nel telefono, forse in ceca di un nome, quel nome che io non voglio sapere e poi si porta la borsa alla spalla, come scocciata.
La sua mano sinistra sfiora il collo della mia camicia e slaccia un paio di bottoni, mi guarda negli occhi, e quelle sfere simili a cioccolati fondenti mi lasciano nel mezzo dei nostri sentimenti sospesi, noi che adesso siamo piccoli frammenti di addio e passione.
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De Biase mi è accanto, la pistola ben ferma nella mano e allineata al mento, siamo una decina attorno al vecchio garage, facciamo passi lenti e circoscritti, abbiamo isolata la zona e un’ambulanza è pronta a intervenire, anche se speriamo non ce ne sia bisogno.
Con gli auricolari ci dividiamo le posizioni, tra un minuto entreremo.
Abbiamo tutti il fiato sospeso e compresso per il terrore di quello che troveremo dentro.
“Commissario, entriamo?”
Il cenno della mia testa non lascia dubbi, De Biase fa scattare il lucchetto dalla maniglia, nelle tronchesi la grossa catena sembra tagliarsi come burro, la saracinesca si apre cigolante, esattamente come nel peggior film che si rispetti.
Il buio diventa il protagonista aspettato mentre il fascio di polvere si solleva nell’aria come fosse un bagliore di stelle opaco e impercettibile, puntiamo dritti la pistola nel vuoto e sotto teniamo la torcia, il buio si illumina del nostro gesto artificiale, pochi attimi di smarrimento per poi tornare a vedere.
Nei nostri occhi le immagini scorrono raccapriccianti, il vomito che parte dallo stomaco è qualcosa che ci hanno insegnato a bloccare all’istante, anche quando quel sapore acido si mischia insieme a quello di rabbia ferrosa come sangue.
Le foto appese ai muri umidi mostrano muffa appiccicata a corpi di bambini nudi e spauriti, maschi e femmine incollati come un collage di terrore.
De Biase mi guarda incerto, di Ylenia nessuna traccia.
“Perlustrate ogni centimetro, dobbiamo capire se Ylenia è stata qui, quanto al nostro amico, sono tante le cose di cui dovrà rendere conto.”
“Credi che siano tutte sue vittime?”
“Anche se non lo sono state tutte, ha fatto in modo che lo fossero.”
De Biase raggruppa gli agenti e fa telefonate con voce alta, chiunque ci sia dall’altra parte, dovrà sorbirsi quella rabbia inspiegata che solo noi che siamo lì sappiamo essere fondata.
Recupero anche il mio di cellulare, lo riaccendo e i messaggi delle chiamate di Beatrice lampeggiano nitidi sui miei occhi, la richiamo veloce, ma il suo cellulare suona a vuoto, adesso tutto rimane in sospeso; i nostri sentimenti, la vita di Ylenia e il perché io, fra tanti, abbia scelto proprio questo lavoro.
Serie: Fino all'ultima paura
- Episodio 1: La giusta decisione
- Episodio 2: La condizione delle scelte
Primo episodio descrittivo come la migliore pellicola e coinvolgente come le migliori pagine. Cinema e letteratura si fondono nella tua penna che non sbaglia un colpo e crea un impianto narrativo perfetto. Complimenti!
@fabyfabiana anche a te, scusa il ritardo. Wow, riuscire ad essere anche cinematografica nella narrazione, è davvero un bel colpo, grazie per avermi letta così!
ciao Marta , quanta passione scivola dalla tua penna . C’è un sogno da vivere, tu ci entri dentro e gli dai un contorno magico. quante emozioni percorrono le nostre menti , quante emozioni vive ci rendono così uguali e distanti
@sally88 mi scuso per il ritardo, ma davvero grazie grazie grazie mille, riuscire a dare emozioni è per me meraviglioso 😀
Episodio di apertura molto azzeccato. Bello l’utilizzo del narratore omodiegetico polifocalizzato, utilizzo per altro reso bene, senza confondere il lettore. Il gancio sul finale è un invito a proseguire che accolgo molto volentieri 🙂
@massimotivoli grazie per avermi raggiunto all’inizio della seconda stagione, tutto iprende da dove è stato lasciato, e sono contenta di averti preso dnetro dall’inizio alla fine 😀
“Le sto andando incontro piano e non perché non abbia voglia di abbracciarla, ma per la paura di toccarla e avere la certezza che possa essere diversa, che possa essere perfino già di qualcun’altro.”
Una frase solo all’apparenza semplice… e invece dentro c’è un universo di emozioni, di sensazioni nascoste, di vissuti, di esperienze, di umanità. L’impianto narrativo di questo episodio funziona, convince e coinvolge!
Che abilità la tua, Marta. Complimenti! 🙂
@giuseppegallato chiedo venia, avevo smarrito la visualizzazione del tuo commento, tra l’altro così bello… ti ringrazio per ogni singola parola, per me è proprio essenziale descrivere tutta questa umanità sentimentale!
Eccomi, con imperdinabile ritardo, ma sono qua e ho gustato fino in fondo questa ripartenza vulcanica di stagione, questo magma di occasioni, di punti (o di sentimenti, appunto) in sospeso, di prospettive che ormai destreggi come una giocoliera. Quello che mi piace maggiormente di questo episodio sono i tempi e le atmosfere cinematografiche. Sembra davvero di seguire una serie. Bravissima.
@tiziano_pitisci tranquillo, sui cartelloni dei ritardi facciamo a gara per essere pari 😉
Mi piace l’idea della giocoliera, perchè effettivamente ho lanciato in aria le vite di tutti loro senza essere nemmeno troppo esperta, con la paura di farle cadere troppo in fretta a terra e invece una volta in aria ho provato il gusto dell’ebrezza, volare verso qualcosa di insolito come tempi di scrittura cercando davvero di renderla una serie adatta a questo format… contentissima quindi di esserci riuscita 😀
Hai saputo entrare nel punto di vista di tutti e tre, colorando i pensieri di ognuno di intense emozioni. Trovo i tuoi racconti sempre molto ricchi sia fuori (descrizioni, circostanze, fatti e avvenimenti) sia dentro (emozioni, ricordi, sensazioni fortissime) e questo mantiene il lettore incollato alle tue parole, avido di sapere come proseguirà la narrazione. Complimenti! Bravissima! 🙂
@isabella il punto di vista dei personaggi è un piacere di dinamica, ma anche, lo ammetto, un esercizio in cui cerco di spingermi per cercare di delineare personaggi diversi che devono rientrare nella storia e quindi essere affini, non è facile, ma questo è il bello 😀
Sono davvero contento che ti arrivi questo perchè credo che l’esterno moduli un pò il nostro dentro, anche quando non coincidono e stridono tra loro.
Grazie, come sempre, per leggermi!
@franksato commenti come il tuo sono quelli che mi scuotano di emozione immensa e bellissima, sono io che devo ringraziarti per avermi letta, prima di tutto, e aver voluto spendere queste parole per me!
Sapere poi di aver fatto sussultare e aver regalato battiti, è per me una gioia grandissima, grazie davvero, felice di poterti essere arrivata così tanto!
Sarei un bugiardo a dirti di non aver rievocato in mr i bellissimi tempi di quando una parola o una semplice frase detta da una persona ti faceva volare i battiti e lo stomaco sussultava
Il pollice è scivolato e non dono riuscito a farti i complimenti che meriti veramente tanto.
Brava ,brava e ancora brava sei riuscita a donarmi veramente tanto.