NONNA GEMMA

Serie: Al di là di Nwerenkwarụ


Il resto della mia famiglia è nonna Gemma.

Nonna Gemma, che di secondo nome fa Amaranta, è un donnone toscano, con un carattere cocciuto determinato e insieme fantasioso estroverso.

Ha ignorato per tantissimo tempo, o forse da sempre per sempre, comunque sistematicamente volutamente le mie piccole grandi differenze dal mondo vivente più comunemente diffuso. Se ne è sempre altamente fregata del fatto che a volte avrei anche potuto gradire un piccolo aiuto nelle mie faccende quotidiane, per la maggior parte della gente di semplice e comune esecuzione, ma magari non per me.

Che stronza diresti tu. E’ stata fantastica dico io!

I suoi occhi erano costantemente su di me ed ero circondata da una invisibile ma allo stesso tempo potentissima cupola che impediva qualsiasi aggressione fisica ma specialmente morale che potesse dirigersi verso quello scricciolino che ero io, per la verità fisicamente gonfiata non poco dal cortisone fino alla pubertà.

Improvvisamente nonna un giorno di due anni fa, non rispondeva ai contatti di mamma che la chiamava ogni mattina quasi alla stessa ora.

Ora è immobile su una sedia a rotelle e per solidarietà nei miei confronti, anche lei non muove la sua parte destra del corpo e non parla. Muove gli occhi in espressioni sempre imploranti e spesso quando mi vede o mi sente, piange.

Mamma da quasi due anni si è trasferita in toscana. “Non vogliamo che nonna cambi ambiente”. Non si muove e non parla, ma i teneri grandi occhi dicono che la mente è caparbiamente attiva. “Bisognava creare una atmosfera ovattata attorno a lei”. Dal giorno successivo all’ictus mamma si è inchiodata direi “francobollata” a nonna. Non era semplice per mamma. Ok, aveva approfittato del così detto “progetto donna” e quindi serenamente in pensione, ma aveva i suoi interessi a Milano, e poi le sue amiche. Aveva Daga, che nonostante i suoi anche grossi problemi di salute è ancora desolatamente lavoratrice e quindi non può seguirla in toscana. E poi da ragazza le sue libertà mamma se le era prese, e quasi sempre le sue libertà avevano prodotto delle conflittualità a volte anche aspre e violente con nonna, al punto che ancora giovanissima aveva fatto una squallida e spoglia valigia e se ne era andata a vivere da sola, senza farsi sentire per più di sei mesi. Sei lunghissimi mesi per nonna che aveva stretto non solo i denti, fingendo di ignorare il fatto, ma sussultando dentro di se ad ogni piccolo motivo apparente che potesse significare il ritorno di mamma.

L’amore materialmente palpabile fra mamma e nonna ha una intensità tale che non puoi non essere contagiato stando loro vicina. E’ fatto in gran parte da sguardi e di silenzi, ma che contengono mille parole, mille abbracci e mille baci. Non ci sono momenti in cui l’una non sia in commistione quasi fisica corpo e anima con l’altra. La poesia non si dissolve neanche quando lo sforzo fisico di mamma arricchisce di gesti scoordinati e caotici il trasferimento del non leggero e flaccidamente informe corpo di nonna dalla carrozzina alla poltrona, né quando in mezzo ad inevitabili olezzi vari

mamma si cimenta nel cambio di pannolone e nella igiene intima di nonna, spargendo a causa della sua innata scoordinazione, materiali organici un po’ ovunque, con disappunto di nonna Gemma così meticolosa e precisa nelle sue cose, ma ora così teneramente riconoscente. E nel modo che le riesce ora tremendamente morbosamente affettuosa. A vederle in alcuni momenti sembrano due teneri amanti.

Ti sto osservando da molti minuti nonna. I tuoi capelli non del tutto grigi curati nonostante il tempo che trascorri con la testa raccolta dai cuscini per non che ti cada. Gli occhiali scelti accuratamente ancora da te che ora ti servono poco visto che l’ictus ha portato via anche un po’ della tua vista. La tua bocca asimmetrica e cadente da un lato, con quella goccia di liquido che si accumula nell’angolo e ogni tanto diventa più copiosa formando un sottile rigolo filante verso il colletto della camicia appena stirata, accompagnato da quella tua espressione che ormai ho imparato a conoscere, quasi di ira per la impossibilità di controllare quella ignobile sortita che macchia di umido la candida stoffa. Il tuo sguardo di lato che sembra perso nel vuoto e invece più che mai presente sta percorrendo anni e anni di intensa a volte eroicamente ordinaria vita.

Continuo ad osservarti da molti minuti. Socchiudo leggermente gli occhi e ti vedo come sei e ti vedo come eri. Ti vedo e basta perché per me sarai soltanto e sempre nonna Gemma. Forse più tardi mi infilerò sotto le lenzuola del lettone in una calda sera d’estate toscano. Tu per un po’ farai finta di non sentirmi, io ripeterò alcune volte il mio “gghaa gghaa”. Tu fingerai di svegliarti all’improvviso, prenderai tra le tue mani la mia mano destra spastica fredda e umidiccia e dopo averci giocherellato per un pò la stringerai fra i tuoi caldi seni. Mentre la mano si riscalda e si addolcisce rammollendo in una forma quasi normale, una sconosciuta sensualità percorrerà con eccitata innocenza tutto il mio corpo a contatto con il tuo e mi addormenterò con il sorriso sereno delle adolescenti avvolte di amore.

Serie: Al di là di Nwerenkwarụ


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Discussioni

    1. ho fatto la correzione che suggerivi
      grazie mille.
      Sì. Amo nonna quasi fisicamente.
      Al punto, assurdo forse, che l’inevitabile per altri sgradevole odore del vecchio immobilizzato, mi eccita come il profumo di marca dell’adolescente.
      Forse non sono del tutto normale!!!

  1. Amaranta, che nome speciale, l’ho sempre trovato bellissimo. Io da Toscana ritrovo in pieno la descrizione di nonna Gemma in quelle donne autentiche di questa ragione, imperative e senza peli sulla lingua… e anche molto simpatiche. Il rapporto tra mamma e nonna è di una dolcezza struggente, avrei voluto evidenziare un sacco di frasi che mi sono piaciute ma non ci riesco dal tablet😅
    Complimenti per questo scorcio di realismo nostrano, continua così

  2. Ciao Così, in questa serie (oramai penso a questi racconti in questo modo) ha molto di vissuto. Mi sono riconosciuta nella cura alla nonna inferma, per vicina esperienza, e nell’amore che lega queste due donne. E mi sono riconosciuta nella protagonista perché so cosa significa fare di necessità virtù. Ho un’altra grande curiosità. Le immagini del racconto sembrano delle foto stropicciate e se non ho visto male la donna ritratta è la stessa

  3. “L’amore materialmente palpabile fra mamma e nonna ha una intensità tale che non puoi non essere contagiato stando loro vicina. E’ fatto in gran parte da sguardi e di silenzi, ma che contengono mille parole, mille abbracci e mille baci.”
    ❤️

  4. “Che stronza diresti tu. E’ stata fantastica dico io!”
    Capisco perfettamente. Bisogna lasciare che chi amiamo impari a volare come può, anche se con un’ala rotta troverà il suo modo